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Gino Falorni

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Sempre tre

Appena saprò parlare sarà la prima cosa che dirò a papà, pensò la piccolissima Martina, seduta nel suo lettino, mentre guardava e ascoltava la madre che, in piedi sulla soglia della stanza, scambiava al cellulare frasi d’amore con il suo amante.

Nuovo trittico

Che noia ammazzare sempre il caffè, pensò l’amaro, appena ingerito dal signore in quel ristorante.

Vado al sesto piano dallo scrittore o al secondo dal cantautore?

I soliti tre pensieri cattivi

Quando vedo certa gente entrare qui dentro mi viene sempre voglia di smettere di sventolare, pensò la bandiera italiana attaccata sopra la porta d’ingresso del Parlamento.  

Altri tre

Questa volta niente pensieri di oggetti, animali e cose simili. Questa volta, tre pensieri umani.

Ancora altri tre pensieracci.

Un giorno si pentirà di avermi chiuso dentro questo cassetto, pensò il sogno di quel ragazzo.

Oh come vorrei ogni tanto fotografare qualcosa di diverso, un panorama,

altri tre piccoli, cattivi pensieri

Cosa darei per sciacquarmi la bocca con un buon collutorio, pensò  la Bocca della Verità.

Com’è bello far la morte da Trieste in giù,

tre piccoli, cattivi pensieri

Solo gli esseri umani sono capaci di tanta crudeltà, pensò il pesciolino rosso nella vaschetta, appena poggiata dal padrone di casa, tra tante finestre a disposizione, proprio sul davanzale dell’unica che affacciava sul mare.

Attrazione fatale

E dopo buoni dieci minuti di accattivanti, reciproci sguardi, fu la donna a decidersi di avvicinarsi all’uomo, seduto dall’altra parte del bancone del bar.
– Te lo dico diretto. Mi fai proprio tanto sangue – esordì lei.

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