Omero Editore

I racconti di Omero

Finché Ebay non ci separi

«Ora basta. Non credi che sia troppo? Persino in bagno! Non capisco perché debba stare sempre con te. Mi porti dappertutto. Non è possibile. Forse stai un po’ esagerando.»

Psichedelica

Le sei di mattina. L’alba di un nuovo anno, da un paese della Sabina. Ero salito sul campanile dall’esterno, arrampicandomi di pietra in pietra, e ho fatto suonare la campana con le mani. Come per segnare la fine di qualcosa e l’inizio di qualcos’altro.

Cappuccino freddo

Spingo con il palmo della mano la porta unta del mio bar abituale. Non l’ho mai visto e non ho idea di come sia dentro, ma le briciole di croissant, i residui di vernice sulla porta a vetri, il pavimento appiccicoso e le schegge di legno dai tavoli mi suggeriscono che non sia un posto molto curato.

Un giorno felice

Una ragazza da sola a DUMBO, Brooklyn, New York, aveva deciso che almeno un giorno, uno soltanto, avrebbe dovuto essere un giorno felice.

Esibizione

Ormai l’aula era gremita di gente e tutti stavano per prendere posto: i partecipanti più illustri, nei loro abiti eleganti e ben stirati, si sedevano nelle prime file assegnategli, ognuno in corrispondenza del proprio nome e cognome che, senza alcun pregio artistico, erano stati banalmente stampati a caratteri cubitali su un foglio di carta bianco.

Aquaman nel deserto

Tutto è nato quando zio Faruk ha portato noi bambini a vedere il film con gli eroi americani. Usciti dalla sala, dopo due ore di film e pop-corn, mio cugino Salim gonfiandosi il petto aveva detto: «Io voglio essere Superman!». Suo fratello Rami voleva esser Hulk e insieme mi avevano guardato e mi avevano chiesto: «E tu?».

Odore di albicocche

Era piegata su sé stessa, le braccia tenevano strette le ginocchia al petto, la testa poggiata su di esse. Alzò il viso e una goccia di sangue cadde sul pavimento bianco; una goccia solida, di un rosso intenso.

Lockdown

Ti vedo dal petto in su. Sei davanti a me. In piedi. E mi guardi. Hai le palpebre tese – una vibra, a tratti. Provi a fermarla con le dita che sono rosse e screpolate. Indossi una maglietta stropicciata. Hai uno zaino in spalla.
«Vuoi uscire?» ti chiedo.
«Puoi uscire» mi rispondo.

La formichina

Michele sta pensando che in questo momento gli piacerebbe moltissimo dare una schicchera alla formichina che sta sul suo davanzale. Una schicchera piccola. Giusto una spintarella verso il vuoto. Certo, se gli desse una schicchera un po’ più forte le potrebbe spezzare una zampina.

Impronte di fango

Scommetto che la goccia ha il colore della luna. Molte notti resto ad ascoltare il suo cammino. Non posso dire di sentirmi del tutto sereno quando la sento salire, eppure ogni suo guizzo mi rincuora perché la sento ancora viva. È il silenzio che mi spaventa e mi rende immobile.

Bianca

Bianca non è mai stata fortunata. Bella sì, con gli occhi grandi, il naso dritto e sottile e la bocca a cuore. Un’attrice del cinema. Ma sfortunata un bel po’. Intanto è figlia della donna che tutti chiamavano la matta, perché nessuno la nominava mai davvero e anche la famiglia si era dimenticata il nome.

Almeno stasera


Il catering ha portato una miriade di pietanze e io muoio di fame.
«Lasciate pure tutto lì, sul tavolo di legno in cucina.» Quello dove io e i miei mangiavamo insieme tutte le sere, dove papà mi costringeva a mangiare il radicchio amaro e io volevo solo vomitare.

Una goccia d’acqua

Io, nel silenzio della notte, resto in ascolto: so che quella goccia d’acqua è qui per me. Tic, tic: quel suono, sai, non è una cosa che mi ha portato pace o tranquillità. Lo sento solo io. E quando cominci a sentire un rumore o una voce solo tu, cominci a dubitare dei tuoi sensi, di te stesso.

Gin freddo


Ho ventun anni. Sono alto, muscoloso e ho i capelli biondi. È estate. Mi imbarco su una nave da crociera. Con i soldi di mio padre.

Una ventiquattrore

Sistemò accuratamente la sua ventiquattrore nella cappelliera sopra il sedile; la dispose per verticale in modo che non occupasse troppo spazio e che fosse ben distante dagli altri bagagli.

Fissare il sole

In piena estate a Parigi, alle volte, puoi essere così fortunato da svegliarti e vedere il sole spuntare fuori dalle nuvole chiare. E quando si ha quella fortuna, la luce si riflette sui palazzi bianchi e fa luccicare le ringhiere di ferro battuto, come gioielli al collo delle signore dell’età del jazz.

Wonder Woman

Cara Wonder Woman,  ti scrivo perché ho bisogno di te: tra lavoro, bambini, marito e pulizie non so più a chi dare i resti. Mio marito Paolo in casa non sa fare niente, mi devo occupare di tutto io

Piume

Lo vide arrivare, fiero e ondeggiante, fra le mani del nonno. Era sicuro e solenne quanto quelle mani grandi e rugose. Sapeva bene che cosa doveva fare, glielo avevano spiegato passo passo tante volte

Dannata Camel Blue

Ora basta. Gliela avevo giurata. Era giunto il momento di riprendermi tutto. Quella rapina legalizzata era durata fin troppo. Un meccanismo subdolo, studiato nei minimi dettagli.

Un pennarello quasi scarico

Da quando è mancato mio padre, il Natale non è stato più lo stesso: specialmente per mia madre che ormai da dodici anni passa l’intera settimana finale dell’anno sul divano a casa di mia zia cercando di rendersi utile come può.

Monologo di un amore cieco

Amami, ama mi, ma mi. Hai presente quando si rimane fermi su una parola e la ripetete ostinatamente al punto tale che diventa come una cantilena senza né capo, né coda?

Il regalo

Il regalo, cazzo! No, l’ho lasciato a Ostia. Non ce la posso fare. Devo tornare indietro. Che faccio, vado al compleanno senza il regalo? Penseranno che è una scusa da scroccona.

Storia di un naso

Dopo ben ventidue anni di onorato servizio, oggi è ufficialmente il giorno dell’addio. Ventidue anni di amorevoli respiri e raffreddori. Magari non sono stato il miglior naso del mondo, lo ammetto, però ho fatto quel che potevo.

Anna sta bene


Anna entra in bagno per la prima volta in braccio a papà. Anna entra in bagno e con lei il profumo che contraddistingue tutti i bambini nei primi mesi di vita.

Pelle di fico

In paese ero considerato un mostro, un’aberrazione. Gli occhi delle persone sono sempre stati molto loquaci. Mi nascondevo nell’ombra che i platani del giardino proiettavano dentro alla casa

Gli Autori di MagO'

I corsi di Omero

I libri di Omero