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Valentina Rosati

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Storia di un notturno nostalgico

La pesante porta metallica del locale si confondeva nel buio della strada. Era una sera d’inverno. Il vento tirava via foglie, cartacce, resti di una giornata ordinaria. Doveva far freddo. Lui non poteva saperlo. Non sentiva più alcuna parte del corpo.

Vorrei essere una mosca

L’estate romana sembrava non dover finire mai. In un piccolo appartamento del Quartiere Africano il giovane Aurelio guardava il cielo blu, limpido e immobile, aprirsi un varco tra le inferriate della finestra a piano terra.

Ti scriverò domani

Ho sempre pensato che ci sarebbe stato tempo. Mentre marciavo su sentieri di una terra straniera mi dicevo che, giunto a destinazione, avrei preso carta e penna e ti avrei scritto.

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