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Ricordati di me

Mamma è in cima a un palazzo e si sporge vertiginosamente in avanti, con la voglia di lanciarsi nel vuoto e la paura di riuscirci davvero. Io mi trovo a galleggiare nel suo enorme pancione scosso dai bruschi movimenti e stordito dalla paura di finire schiantato al suolo insieme a lei. Inizio a scalciare forte,

Here’s to you Ennio

Morricone alla notte degli Oscar è stato come un frammento del grande cinema italiano di una volta dentro quel baraccone cafone capace di entusiasmarsi per il giochino da social sull’oscar sì o no a Di Caprio.

Arriva alle dieci di sera

Arriva alle dieci di sera. È dal messaggio di questa mattina che mi sto preparando: – Vorrei ricordarti che oggi è martedì. Come se potessi dimenticare il primo appuntamento, ma faccio finta di niente: – Ah, già. Allora alle dieci da me.

Zucchero filato

E te pareva che nun trovavo ‘o stronzo?

“Daje Tappo, che è ’n lavoretto facile facile”, m’ha detto er Principe. E io, scemo, che j’ho dato pure retta…

S o l i t u d i n e

Sono un tipo fondamentalmente calmo. Riesco ad agitarmi solo nel momento in cui sto per inserire la chiave nella serratura della mia nuova BMW e vedo quei graffi profondi nella vernice nera dello sportello.

Marta

Tornavo qui ogni giorno, senza che mancasse mai la voglia di farlo. Era la prima cosa a cui pensavo appena sveglio. Tutti i vestiti che indossavo erano scelti per arrivare qui, tutte le volte che infilavo le scarpe era per camminare fino a qui.

Er forbicetta

So’ de Prima Valle, ho 17 anni e me chiamo Mario, che magari è un nome der cazzo ma tanto pure si me chiamavo tipo Mirko o Jonathan era uguale tanto er nome mio nun se lo ricorda mai nisuno. Pure quanno annavo a scola che ero pischello, er nome mio nun soo ricordava manco la maestra, dopo sett’anni ancora me chiamava “coso”.

Ma come ti sveglio io, Giova’?

Quando entra al bar suscita più ripugnanza che paura. Non lo teme nessuno, né le bariste, né il cassiere, né tantomeno i clienti. Non i clienti abituali, almeno, non quelli del quartiere. Perché, certo, le ragazze giovani soprattutto, se non l’hanno mai visto prima, lo allontanano. O lo ignorano. O lo evitano.

Insalata e brodi

Ecco. Lo senti il calore? È familiare. Siamo tutti in fila. Possibile mai? – mi dico. Quello coi baffi mi guarda con aria sghemba. Che vorrà mai, dico io? Allarga il sorriso in una smorfia scomposta

Dormo e sogno

Quando è nata mia cugina Marina, io ero stata appena concepita, lei fuori e io là, dentro la pancia di mia madre, un granello che forse si interrogava sull’opportunità di iniziare questo viaggio.

Il matrimonio

Avrò avuto sette o otto anni. Mi ricordo che con mio padre ero andato a un matrimonio a Vairano Patenora. Si sposava la figlia di una cugina di mia madre.
Era inverno, una giornata fredda, cielo terso, come spesso capita a gennaio.

Giulia, Brunori e gli spaghetti di Feynman

Lasciava sempre appassire i fiori nei vasi.
Quando gliene regalavano un mazzo li infilava in un vaso e li lasciava lì, senz’acqua. Diceva che preferiva vederli morire velocemente, invece di prolungarne l’agonia con quel sorso d’acqua che non li avrebbe comunque mantenuti in vita.

G

G parla solo quando deve far valere le sue necessità e ogni volta riesce a ottenere quello che vuole. Sono un debole con lui, non riesco a dirgli mai di no.
Se non deve ottenere qualche cosa, resta sempre muto.

Elettroshock

Era maggio e stava iniziando la mia prima estate romana. Mi ero iscritta alla facoltà di Lettere e Filosofia, ma senza dare un esame. Prima ancora ero scappata dai banchi dei test d’ingresso a Psicologia per un attacco di panico che poi ho capito

Mare mosso

A malapena ricordo di essermi buttata su un divano, un divano di pelle marrone che stava sotto una finestra.
Ma questo dove mi sono appena svegliata è un letto, non un divano, e io indosso una Tshirt gialla che, come il divano, il letto e tutto ciò che mi circonda non mi appartiene.

Atterraggi

Sono seduta sul bordo di una grotta. Dietro di me, buio scuro e umidità. Le pareti cristallizzate e appuntite del soffitto riverberano ametista e la mia schiena nuda. Anche tutto il resto del mio corpo è nudo.

Senza menta non c’è gusto

Incredibile. Non l’avrei mai immaginato. Certo, in Australia o in America sarebbe normale ma qui, francamente mi sembra troppo. Non trovi? Tu cosa ne pensi? È lei ne sono certo ormai.

La solitudine di Gatsby & Stoner

Dal punto di vista della solitudine esistenziale Stefano Acquario paragona due grandi classici: “Stoner” di Williams e “Il grande Gatsby” di Fitzgerald.

Una paura del diavolo

Suona il campanello, troppo lontano dalla mia poltrona.
“Pina vai tu?”
“Sono a stendere i panni, vacci tu!”
È il postino.
“L’Oscuro Signore?”
“Sì sono io, dica.”

Il giorno che ho conosciuto mio padre

– Vedi i quadri? Li ha dipinti un cieco – disse come a volersi togliere da un imbarazzo. – Ma dai, assurdo – risposi io pensando che era una balla. Ci sedemmo al tavolo e lui fece notare a un cameriere l’assenza del posacenere.

Rosso fuoco

Greta a volte viene ad aiutarmi a portare lo zaino quando arrivo a scuola. Greta viene a portarmi lo zaino più spesso di tutti anche se la professoressa dice che tutti devono essere gentili ma Greta è la più gentile e quando mi porta lo zaino io la sento

Contare fino a dieci

Uno, due e tre. Contare fino a dieci e poi pensare ad altro.
Quattro, cinque e sei. Contare fino a dieci e poi parlare d’altro.
Sette, otto e nove. Contare fino a dieci e raccontare d’altro.
Dieci.

La telefonata notturna

“Miao” ha detto il gatto.
“Dimmi”, gli ha risposto Luca, stravolto sul divano dopo sette ore consecutive di Better Call Saul e ricerche su Google sul Portogallo.
“Credo che dovremmo parlare della tua situazione”, sentenziò Micky, un siamese nero di quattro anni, con un vibrante movimento di baffi.
“In che senso?”.

Togliere l’aria

Non hai mai capito la poesia, perché non senti dal cuore ma poco più in là, nei polmoni: il dolore e la paura e la gioia non toccano il ritmo del tamburo sotto le costole ma accartocciano i bronchi, paralizzano il diaframma, bruciano tutto l’ossigeno.

Il gesto

“E quando entra in classe, professore, come se la immagina?”
“Ti è così difficile chiamarmi per nome, Cesare? Mi accompagni tutti i giorni, da quasi due mesi, non siamo più due estranei!

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