Autore

Marcello Aleandri

ha scritto

Navi e tulipani

La prima volta che vidi i campi dei tulipani rimasi così, occhi sgranati e bocca aperta.
Papà mi aveva detto: «Vieni con me».

La statuina del santo

Sull’isola c’era una specie di confraternita religiosa, come un’accolita o una pia unione.
Avevano in custodia la statuina del Santo protettore del paese, e ognuno di loro, una volta sola nella vita, poteva mettersi in una lista e avere l’onore di ospitarla e venerarla in casa per un anno intero.

Campo di cocomeri

Un campo di cocomeri, il sole di agosto, io e Pieretto.
Che poi, di lui, non è che mi fidassi tanto. Quando gli veniva un’idea, che fosse pescare certi cefali grassi che nuotavano intorpiditi nelle acque zozze, mezze dolci e mezze salate alla foce del Tevere,

Carnevalone

Alla fine della lezione, non so più perché, venne fuori questa storia.
Che c’era una vecchia usanza del paese, e che sarebbe stato bello costruire un pupazzo di cartapesta per festeggiare la fine imminente del Carnevale, bruciandolo poi su una catasta di legno, come si faceva ai tempi andati.

Le dieci e venticinque

Quanti anni, quanto tempo è passato…
Pensavo che non avrei avuto più voglia di tornare qui, mescolarmi ancora alla gente, vedere di nuovo girare le cifre bianche sullo sfondo nero dei tabelloni lassù in alto ad annunciare ritardi, confermare puntualità, cambiare destinazioni, arrivare e partire.

Ultimo giorno da bambino

Zio Vittorio aveva una bottega da barbiere, incastrata tra la Prenestina e i palazzi del Pigneto. In alto vedevo sfrecciare le macchine sulla sopraelevata a buttare i gas di scarico direttamente nelle finestre della gente e in basso sferragliavano i treni diretti a Tiburtina o Termini, lenti e svogliati come tartarughe di metallo.

Nano e Capoccione

L’inverno e un pezzo di primavera erano passati così, senza vedere una goccia d’acqua e questa cosa a Marcolino proprio non andava giù. Trovava sempre una maniera per tirarla fuori in mezzo a qualche discussione tra di noi, quando alla fine del lavoro ce ne andavamo in giro per la borgata.

Serenella

Serenella era fatta così, se qualcosa la incuriosiva doveva levarsi la voglia. Perciò quella domenica me la trovai di fianco sulla spiaggia del campeggio, tutti e due a guardare mio padre ammollo poco più in là che dragava la sabbia tirando una specie di rastrello.

Giulia dorme ancora

La vecchia del piano di sotto, una strega, mi aveva avvertito: «Se ti azzardi un’altra volta a scrollare la tovaglia dalla finestra, io ti maledico!». Poi la sera mandavano in onda Montalbano, e io e Anna ci siamo rilassati sul divano mangiando noccioline mentre Giulietta se ne stava in camera sua a giocare con il camper di Barbie.

Tutti tranne te

Come faccio sempre in questi casi, mi guardo intorno. C’è la solita folla, qualche idiota si fa il selfie con lo sfondo del palazzo, le macchine rallentano, creano l’ingorgo, i vigili si innervosiscono.

Gli Autori di MagO'

I corsi di Omero

I libri di Omero