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Michaela Diotallevi

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A testa in giù

Non ho dei bei capelli come mia sorella, questo me lo ha detto sempre anche la mamma. Non ho le fattezze per abitare questo mondo, questo me lo ha detto anche la mamma. O sono stata io? Michaela Diotallevi sale e scende tra finzione e realtà.

Angela

Tutti la chiamavano “la matta”. Perché giocava con le nuvole. Perché andava per la sua strada. Perché non si è mai lasciata piegare. Michaela Diotallevi cammina insieme ad Angela per i vicoli del suo paese.

Una giornata di sole

La marmitta, noi che sfrecciamo sul lungo mare. Hai visto che sole cocente oggi, eh? Perché arricci il naso in quel modo strano? Michaela Diotallevi salta in sella a una giornata nuova.

I veji

Non sapevo come dirlo. Non esistevano le parole giuste. Poi sono cadute così, una dietro l’altra. Michaela Diotallevi verseggia in grammelot le profonde emozioni di un vecchio.

Il botto

Odio questa vita. Odio chi mi ha messa in questa situazione. Odio il tragitto per raggiungerlo. Odio, odio, odio e, forse, anche amo. Michaela Diotallevi si lascia andare a un flusso di coscienza tra carcere e libertà.

Il giudice Lombardi

Il giudice Lombardi era seduto comodamente dietro la sua scrivania, intento a terminare un’ultima e-mail. Le dita si muovevano veloci sulla tastiera, davano corpo ai suoi pensieri che scorrevano fluidi, seguendo la logica del codice civile.

Odore di albicocche

Era piegata su sé stessa, le braccia tenevano strette le ginocchia al petto, la testa poggiata su di esse. Alzò il viso e una goccia di sangue cadde sul pavimento bianco; una goccia solida, di un rosso intenso.

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