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Tea Ranno

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Horcynus Orca: Marosa

“Io ricamavo pesci e ogni pesce che ricamavo, giuravo di non mangiarlo più in vita mia. E allora, feci un patto con Dio, e il patto era che sinché c’erano pesci in mare e io ne avevo sempre di nuovi da ricamare,

Horcynus Orca: le fere, la deissa

In Horcynus Orca, romanzo di Stefano D’Arrigo, il rischio è quello di perdersi, come ci si perde in un quartiere forestiero composto di stradine e vicoli, viuzze che s’incuneano dentro ronchi per sbucare in piccoli slarghi che scoscendono e

Salvo Montalbano: “Il mio vuole essere un teatro di prosa”

Dal personaggio allo scrittore al personaggio… ai personaggi

Luminosi e intriganti occhi azzurri, alto, asciutto, bei capelli, bel sorriso, una “erre” appena arrotondata, gran fascino, estrema disponibilità all’ascolto, capacità di rimanere a lungo in silenzio e poi con intelligenza replicare, o concordare, o colludere con l’interlocutore.

Il corpo delle donne

C’è un fiore che fiorisce solo dall’una alle due del pomeriggio, una patata che germoglia in un luogo oscuro, una ragazza che – quand’era ancora nel corpo di sua madre – ha visto quel corpo lacerarsi e sanguinare,

La Pavona

Un ospedale, un medico annoiato, il caldo; alcune “donnacole” – i cui vestiti avvampano nella calura – si reggono in precario equilibrio sui tacchi. Fanno da contrappunto a lei: alta, bella, dritta come una spada di luce.

La fiera dei sogni

“Lei è un giornalista?”.
L’uomo risponde di sì, ma subito sembra pentirsene perché il signore che gli ha fatto la domanda (cinquantenne, giacca e cravatta, loden verde) ha già tirato fuori dalla tasca un piccolo libro e ha cominciato a decantarne i pregi,

“Sedia sediola, Gelmini va alla scuola…”

Fanno un bellissimo effetto i palloncini colorati contro il cielo scuro che incombe e minaccia pioggia; fucsia, celeste, rosso, verde, giallo, arancio: un’allegria festosa che aggiunge colore a quello già squillante delle bandiere

La volpe e la bambina

Ci sono lentezze e lentezze: quelle artefatte, costruite dall’uomo per raggiungere un risultato preciso, e quelle che invece obbediscono a una scansione del tempo “naturale”, con le stagioni che s’avvicendano e nessun orologio che misura i minuti necessari affinché un fiore appassisca,

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