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Pina Porchi

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Via Bruno

Un cartello a caratteri molto grandi, ristampato più volte e posto in prossimità della scuola dice: VIETATO SOSTARE SU VIA BRUNO ALL’INGRESSO E ALL’USCITA DALLE LEZIONI. Staccato, strappato, ristampato, sempre più grande, ogni volta si riempie di cuoricini, cazzi con gli occhiali da sole, iniziali intrecciate, bestemmie creative…. Pina Porchi va alla ricerca dell’origine di una via che partendo da una scuola porta a nuove consapevolezze.

Il confine

Un’esplosione. Il corpo colpito. Il mio corpo lacerato. Mio fratello. Mio padre. Madrid. E tutta questa polvere. Pina Porchi dipinge un paesaggio rarefatto dal dolore e dalla sua sopportazione.

Iside

Aveva iniziato a sentirlo nel giorno del suo compleanno.
Quella mattina, i capelli crespi le erano stati pettinati, divisi in migliaia di ciocche sottilissime, trattati con oli che avevano un sentore di latte e di erba bagnata, infine intrecciati fin sotto alla nuca, aderenti alla pelle.

Il dubbio

La goccia d’acqua sale i gradini della scala. Il liquido si deforma, si inarca e poi si rompe in quattro, sei, otto punte traslucide. Fattasi ragno, la goccia si arrampica, si nutre della polvere che la intralcia, si ingrossa della sporcizia del giorno passato senza cambiare colore.

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