Dopo “Incontri ravvicinati del terzo tipo”, “E. T.” e “La guerra dei mondi”, Steven Spielberg torna ad occuparsi di extraterrestri. E lo fa, per la seconda volta nella sua carriera, producendo una serie tv “Falling Skies” che ha debuttato qualche settimana fa sul canale satellitare Fox a distanza di nove anni dal successo di “Taken”.
Ambientato a Boston, sei mesi dopo l’invasione della Terra da parte di un esercito alieno che ha neutralizzato le apparecchiature elettroniche e ha sterminato il 90% della popolazione, la serie narra l’eroica resistenza di un gruppo di sopravvissuti organizzati militarmente. Gli alieni schiavizzano i bambini umani grazie ad un congegno impiantato nelle loro colonne vertebrali. Tra i prigionieri c’è anche Ben, il cui padre, l’ex professore universitario Tom Mason (Noah Wyle), capeggia un gruppo di resistenza chiamato “Second Massachussets” con i figli Hal e Matt. La moglie di Tom è morta nel primo attacco degli extraterrestri, mentre uno dei tre figli della coppia è tenuto in schiavitù dagli aggressori. Tom conosce bene l’arte della guerra, approfondita in anni di studio e di insegnamento, ma non può sconfiggere gli alieni da solo.
Ma perché l’ennesima serie aliena? Se ne avvertiva la necessità? Non ci troviamo di fronte ad una proliferazione di serie escatologiche e postapocalittiche? Del resto, l’argomento di per sé ha sempre esercitato un forte fascino e la domanda “siamo soli nell’universo?” resta una delle più banali, antiche e inevitabili poste dall’uomo. Chi non ha mai visto alieni tecnologicamente avanzati che vengono combattuti da una resistenza umana scarsamente armata?
E, al primo impatto, sarebbe troppo facile dire che non si riscontrano particolari elementi di originalità nel tema trattato; emerge una forte sensazione di deja-vù e la serie non sembra avere quel potenziale che prometteva e, di fronte a straordinari effetti speciali, quella che ci si siamo ritrovati a vedere è una storia di sopravvivenza “ordinaria”, senza nulla di particolarmente nuovo rispetto ad altre serie sci-fi passate.
Dagli umani lobotomizzati dagli invasori e schiavizzati ai cruenti scontri corpo a corpo con enormi mostri a sei zampe – in un dramma colmo di dilemmi morali. Ci sono i militari che vorrebbero sbarazzarsi dei civili per combattere meglio, c’è chi tiene in vita i valori della vecchia America e chi invece diventa un feroce sciacallo; c’è il rimpianto per la vita comoda di un tempo e la voglia di vendetta.
La stessa critica americana ha evidenziato questa sensazione di “già visto” che si percepisce nella serie. Per “Variety” a provocare il fallimento sono soprattutto gli elementi da soap opera” tanto da definire lo show “terribilmente superato”, mentre per il “The New York Times” le scene di azione sono “buone, ma le idee un po’ confuse, il tono placido e leggermente monotono, come se stessimo guardando la famiglia Walton (protagonista di “Una famiglia americana”, ndr) alla fine del mondo”. Al contrario l’ “Hollywood Reporter” sostiene che “l’intrattenimento e la suspence hanno il giusto peso. È come se avremo le risposte prima o poi, e si vuole vedere subito cosa accadrà”; secondo il “Chicago Sun-Times” è “un family drama ma con gli alieni, ben fatto” mentre per l’ “Entertainment Weekly” “è lo spettacolo degli umani contro gli alieni che ti trascina”.
Se la narrazione è a frustrazione zero, in realtà sono i personaggi quelli che appaiono fortemente caratterizzati: pochi, veloci tratti necessari ad inquadrarli in rapidi secondi. Il vero cuore della storylines diventa allora l’essere umano. Si fa di tutto per mantenere la propria umanità. Più che la sopravvivenza degli esseri umani, Falling Skies mette in gioco la sopravvivenza della nostra umanità di fronte all’orrore di un’invasione cieca e spietata.
Consapevole di non poter replicare Lost, la serie ne sfrutta uno dei maggiori punti di forza: ossia inserire un gruppo di personaggi complessi e ben strutturati che provano a tener vivo un progetto di convivenza possibili in una situazione straordinaria in cui il mondo, le regole e l’ordine naturale vengono sovvertiti.
Eppure tutto il resto è deludente. Stesso soggetto, identica sceneggiatura. Più in generale, la serie sembra usare il pretesto dell’invasione aliena per raccontare le grandi e piccole difficoltà dei rapporti interpersonali.
Un prodotto che poteva riservare grandi sorprese nel quale, al contrario, l’unica resistenza da tirar fuori non è quella agli alieni ma quella alla noia.
