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Buche. Nemiche di strada, non compagne, come a volte ci si potrebbe equivocare data l’esclusività ed il privilegio dei pezzetti d’asfalto che ne sono esenti.

Buche.
Nemiche di strada, non compagne, come a volte ci si potrebbe equivocare data l’esclusività ed il privilegio dei pezzetti d’asfalto che ne sono esenti.
Buche “assassine” per i viaggiatori del mondo, per ogni ammortizzatore che soffoca nel molleggiamento troppo sollecito, per le camere d’aria e per i poveri gommisti oberati di lavoro, per le nostre povere tasche che si svuotano a suon di euro per ogni suon di cambio di copertoni, per tutti quei CD che saltano nell’autoradio, che si rigano, si graffiano e lasciano i romantici delusi per non aver potuto cogliere quel momento dell’amato brano; vero morbo per le cervicali, per i pancioni in dolce attesa, per le vertebre schiacciate, per le scoliosi.
Maledette, bestemmiate, imprecate.
Tappate ma non guarite.
A prendersi cura di questo “cratere sociale”, oltre alle uniche e rare camionette dei soccorsi stradali (giungono tronfie sempre dopo la tragedia scampata stratificando asfalto su asfalto che prima o poi cederà nuovamente formando crepe più profonde), da un paio d’anni a questa parte si è affacciata sulla scena “BUKE ’N’ BIKE – occhio alla buca”, associazione presieduta da Massimo Mancini (premiata nel 2006 dalla provincia di Parma-Bardi Web Awards e sostenuta dalla Regione Lazio), che combatte per il “diritto alla civiltà”, cercando senza troppe pretese di meritarsi l’attenzione degli enti e delle amministrazioni locali, il sostegno e l’approvazione degli utenti, la divulgazione da parte dei giornali per arrivare al nucleo del problema.
L’associazione nasce inizialmente sotto lo stimolo di un’onda emotiva a tutela dei motociclisti, che senza dubbio sono coloro che rischiano, a causa di questo esteso problema, il proprio fisico, a dispetto di tutte le categorie rimanenti che sono esposte a danni minori.
Il presidente cerca di servirsi della sua “secondaria” professione di fotografo e delle sue abilità informatiche per abbinare parole a reportage, che in questi casi sono documenti necessari e preziosi, e per fare del web uno strumento di protesta sana e attiva contro le pecche e le carenze della democrazia, contro il disimpegno e la non curanza oramai diffusi.
Non si tratta di un “pronto buca”, di un numero verde da chiamare e da appuntare sull’agenda ai fini di un mero e pronto risarcimento; non si tratta di garanzie esagerate, assolute, incrollabili.
Si tratta di un circolo di persone attente, propositive, attive, aperte alla possibilità di dire, di fare, di“esserci”; di un portale de tenere “sott’occhio” giornalmente, ricco di segnalazioni, sondaggi, interviste, reportage fotografici e video utili per farsi sentire e per conoscere la realtà dell’attuale situazione.
Talvolta non è necessario “irrompere” sulla scena prepotentemente per poi essere sfumati in modo altrettanto rapido, nemmeno mostrare immagini cruente per impressionare e per garantire che la”buca” (in questo caso) è un pericolo; questo è il clima che aleggia qui, moderazione e perseveranza: perché se la ricetta per un benessere duraturo è prevenire e non curare, nel caso in cui però, i danni siano già più che estesi, la formula è guarire, non tappare, e per fare questo, c’è bisogno di attenzione, testardaggine e perizia.

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