Selvaggia Quattrini: “In Di mamma ce n’è due sole, lavorerò con mia madre dopo ben dieci anni”

di

Data

Dolce, sorridente e un po’ timida ma con una grande vitalità che trasmette immediatamente la sua personalità frizzante e solare; è questa la prima impressione che mi fa Selvaggia Quattrini, giovane figlia di un’attrice di grande talento come Paola Quattrini,

Dolce, sorridente e un po’ timida ma con una grande vitalità che trasmette immediatamente la sua personalità frizzante e solare; è questa la prima impressione che mi fa Selvaggia Quattrini, giovane figlia di un’attrice di grande talento come Paola Quattrini, quando mi apre la porta del suo ultramoderno appartamento sulla via Cassia. Mi accoglie in abbigliamento casual e senza trucco, e così sono ancora più evidenti i suoi lineamenti delicati e freschi. Selvaggia ha solo trentaquattro anni, ed è anche già mamma di una graziosa creatura di cinque ma ha fatto parecchia strada nel mondo dello spettacolo.

Hai debuttato nel 1983 in teatro e nel 1997 hai ottenuto i primi ruoli cinematografici e televisivi come il film: “Marianna Ucria”per la regia di Roberto Faenza e la serie tv Incantesimo per la regia di Alessandro Cane e Tommaso Shermann; ma ancora più intensa risulta la tua attività di doppiatrice. Quale di queste discipline pensi che ti calzi meglio, ma soprattutto quale ti diverte di più?
Amo il mio lavoro per cui posso dire che mi piace tutto ciò che ho fatto e che continuo a fare. Il teatro pero è indubbiamente l’arte a cui sono più legata per il semplice fatto che sono cresciuta in quegli ambienti.
Anche da piccola, infatti, lo vivevo come un gioco e mi sento davvero a mio agio quando sono sul palco scenico perchè sento di poter avere un contatto davvero diretto con il pubblico. Mi piace tanto anche il cinema, soprattutto quello italiano nonostante ultimamente abbia perso parecchio prestigio ma l’attività che mi impegna maggiormente è quella del doppiaggio, a cui mi sono
completamente dedicata negli ultimi anni anche per ragioni famigliari. Infatti, mi permette di essere più presente nella vita di mia figlia; purtroppo molto spesso è il lavoro a scegliere per noi e possiamo farci ben poco, specialmente in un lavoro come questo dove non c’è mai una stabilità vera e propria. Il lavoro va
e viene ed è normale che spesso si tende a concentrarsi nel settore che in quel momento fornisce maggiori sicurezze. Tuttavia, il teatro rimane senza dubbio il mio grande amore.

 

Sei “figlia d’arte”: tua madre, Paola Quattrini, è stata e continua ad essere un’attrice di grandissimo talento che ha avuto la fortuna di lavorare con registi di fama mondiale. Hai mai risentito di tutta questa popolarità e cosa hai imparato dalla sua esperienza? Ti è stata d’aiuto o ti ha ostacolata?
L’esperienza di mia madre è stata fondamentale; grazie a lei ho potuto cogliere e distinguere fin da piccola gli elementi positivi e negativi di questo mestiere ed è stato più semplice impararlo e perfezionarlo facendo tesoro dei suoi consigli. Lei con me è assolutamente spietata! Non mi risparmia nulla e mi dice sempre quello che pensa. Dall’altra parte però ho sempre avuto qualche difficoltà a lavorare con lei, tant’è vero che abbiamo fatto davvero poco insieme. Mi spaventava un po’, ad essere sincera, il confronto con lei e con la sua prestigiosa carriera.

Il doppiaggio, proprio per questo, è stata un esperienza che ho sentito più mia; qualcosa di più personale,
dove non sentivo il peso di nessun giudizio. Lei non avrebbe voluto che diventassi attrice, ma quando mi ha lasciato provare e ha scoperto il mio talento non mi ha mai messo i bastoni tra le ruote.

Riesci a conciliare la tua vita privata con quella professionale?
Bè devo ammettere che è molto faticoso, in effetti sono separata già da alcuni anni; del resto fare la mamma, lavorare ed essere anche “donna” allo stesso tempo non è proprio una passeggiata. Devi avere la fortuna di affiancarti ad un uomo intelligente che comprenda i tuoi ritmi lavorativi, le tue assenza, le tue partenze improvvise ecc. Non tutti riescono a interpretare con la giusta razionalità un bacio cinematografico, per esempio, dietro al quale non c’è altro che la finzione del momento. Inoltre,sono una persona
piena di interessi che chiaramente non è facile soddisfare sempre come vorrei… anche se devo dire che ho imparato ormai ad organizzarmi meglio che posso per non far mancare nulla né a me né a mia figlia, anche se spesso penso che le giornate dovrebbero durare più di 24 ore per permetterci di fare davvero tutto ciò che abbiamo da fare. Pratico molto sport perchè mi aiuta a liberarmi delle preoccupazioni e dello stress quotidiani. Ho fatto pugilato per tantissimi anni, infatti.

Se non fossi riuscita ad intraprendere la carriera artistica, quale altra professione ti sarebbe piaciuto fare?
Francamente non saprei! Amo talmente tanto il mio lavoro che non ho mai pensato a fare altro. Diciamo che se proprio dovessi cambiarlo, mi piacerebbe aprire una libreria perché amo moltissimo leggere e non è detto
che un giorno non lo farò. Uno di quei posti dove si può unire un momento culturale ad uno di svago, tipo bere un drink o ascoltare della musica.

C’è un ruolo in particolare che ti ha lasciato un bel ricordo, o magari al contrario un ricordo spiacevole?
Il più bel ricordo che ho me lo ha lasciato il ruolo che ho interpretato nelle “Notti bianche”, di Dostoevskij per la regia di Lorenzo Salveti. È stato il ruolo con cui ho debuttato e interpretarlo era da sempre il mio sogno
quindi riuscirci è stata un’esperienza davvero incredibile, mi ha lasciato dentro un segno indelebile. Di negativo nel vero senso della parola, non ricordo nulla per fortuna; anche se mi è capitato spesso di lavorare con persone con le quali non andavo d’accordo né caratterialmente né a livello professionale, ma è un lavoro dove bisogna prendere le cose come vengono senza fare troppi complimenti e imparare a stare in ballo
anche quando le circostanze sono un pò “scomode”. Fare l’attore è un mestiere complicato, molti si svegliano una mattina e pensano di essere attori ma non comprendono l’essenza di questo lavoro. Credono che sia
un gioco ma recitare significa sì divertirsi, facendolo però con serietà e accettare di fare molti sacrifici e molte rinunce.

 

A cosa stai lavorando in questo periodo?
Sto preparando una commedia brillante che si chiama “Di mamma ce n’è due sole”. Si tratta di uno spettacolo di origine francese ma tradotto in italiano e rivisitato dalla grande Iaia Fiastri. In “Di mamma ce n’è due sole”, lavorerò con mia madre dopo ben dieci anni. Tornare a lavorare con lei per me sarà molto impegnativo perché, come ho già detto, pretende sempre più del massimo da me, ma ormai penso di essere cresciuta abbastanza per potermi di nuovo confrontare con lei.

Altri racconti
in archivio

Sfoglia
MagO'