Gli acquedotti di Sant’Antonio

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Qualche giorno fa stavo navigando su internet quando mi raggiunge, attraverso skype (un programma per chattare e per telefonare in rete), questo messaggio...

Qualche giorno fa stavo navigando su internet quando mi raggiunge, attraverso skype (un programma per chattare e per telefonare in rete), questo messaggio: “Ciao sono Luca e cerco persone in gamba a cui interessa un’entrata supplementare. Un’ulteriore entrata per pagarsi il mutuo, per far fronte alle spese universitarie, per pagarsi la rata della macchina e così via. Un’attività sicura, legale, SERIA e completamente autogestita; anche tramite pc. Il tempo da investirci è a discrezione dell’interessato è soprattutto priva di qualsiasi obbligo e impegno. RICONTATTATEMI SOLO ED ESCLUSIVAMENTE SE INTERESSATI A PRENDERE INFORMAZIONI senza impegno… Grazie… e scusa il disturbo”. Come avatar, solitamente l’immagine o la foto che indica la persona, Luca ha una bussola stilizzata con al centro un planisfero. Mi mostro interessato e Luca mi invita a una presentazione, senza spiegarmi nulla, con queste parole: “…mi fa piacere che vuoi approfondire… ma per chat è impossibile da spiegare perchè c’è un piano marketing da vedere e se decidi di iniziare una strategia che tu è solo tu puoi scegliere io vengo a Roma a presentare il piano venerdì 18 maggio alle ore 21:20 all’hotel Petra via Sante Vandi uscita 20 G.R.A zona Romanina… tranquillo non sarai solo… tanta gente viene a prendere informazioni anche solo per curiosità perché non c’è né obbligo né impegno di niente sei solo a valutare se può fare al caso tuo oppure no”. Il mistero si infittisce quando Luca mi invia due file audio. Il primo si intitola “La parabola degli acquedotti” e è una registrazione di una lettura fatta a un convegno pubblico, da un certo Massimo Bini, tratta dall’omonimo libro di un certo Burke Hedges che scopro essere autore di numerosi manuali venduti per più di tre milioni di copie in tutto il mondo (1). Questa parabola racconta di due amici impegnati nel lavoro del trasporto d’acqua a un villaggio. Mentre trasportano i secchi, uno dei due progetta e costruisce un acquedotto e diventa ricco. Quella che sembra una parabola della liberazione dalle fatiche del lavoro, è invece un’apologia dello sfruttamento perché il tizio che ha costruito l’acquedotto specula sulla sua costruzione (facendo pagare le bollette agli abitanti del villaggio) e impietosito dalla disoccupazione dell’altro gli suggerisce di costruire anche lui un acquedotto, passandogli le informazioni per farlo e attaccandolo al suo. La registrazione finisce con una musichetta e una voce che ti invita a contattare la persona che ti ha fatto sentire il disco. Il secondo file audio è sempre una registrazione, questa volta di un certo Lorenzo Pellegrini, che esorta il pubblico a unirsi all’impresa senza lasciarsi scappare alcun particolare su questa. Pellegrini parla delle sue incertezze e dubbi iniziali e del suo successo attuale. Dice che non ha lasciato il lavoro che aveva prima e che lui decide autonomamente quale obbiettivi porsi ogni anno. Con uno scroscio di applausi finisce il secondo file audio, ma questa volta sulla solita musichetta la voce informa che la registrazione non è riconducibile alla Amway. Decido di fare un po’ di ricerca e scopro che Network TwentyOne (2) è una rete internazionale che educa e allena “i proprietari di business indipendenti” (in inglese gli IBO) che lavorano per Quixtar e Amway. La rete venne fondata nel 1989 da un membro della Amway chiamato Jim Dornan, autore di manuali intitolati The Power of Partnership e Becoming A Person Of Influence, e ora è diffusa in 36 paesi in tutto il mondo (3). Nonostante il Network 21 oltre a far macinare soldi, faccia pure molta beneficenza e promuova molte opere filantropiche (una caratteristica comune a tutte le imprese di successo americane, come la sfortuna iniziale dei suoi fondatori che hanno un figlio nato con la spina bifida), è anche al centro di molte controversie. Innanzi tutto il Network 21 è nominato nel rapporto (4) del 1997 del professor G. Robert Blakely (professore di legge dell’Università di Notre Dame nell’Indiana, nonchè un esperto di organizzazioni criminali e una autorità sull’omicidio Kennedy (5) come associato alla Amway, una impresa paragonabile da Blakely, insieme alla Proctor & Gamble’s, a una organizzazione criminale in pieno stile. Ma anche prima il Network 21 è nominato con la Amway in una interrogazione parlamentare del Parlamento del Nuovo Galles in Australia datato primo marzo 1994 (6), in cui il Ministro degli affari dei consumatori risponde che non ci sono sufficienti motivazioni per indagare sull’operato di queste imprese. Decido allora di fare un po’ di ricerche sulla Amway e scopro che il nome dell’azienda è contratto e vuol dire American Way. La Amway (7) è una compagnia internazionale di marketing multi-livello fondata nel 1959 da Jay Van Andel e Rich DeVos che ha fatturato nel 2005 ben 6,3 miliardi di dollari e che ora opera negli Usa e in Canada col nome Quixtar (8). Vende di tutto, ma con alcune compagnie ha l’esclusiva come la Nutrilite (produttore di vitamine e integratori che ha tra i suoi sponsor i due uomini più veloci al mondo: Asafa Powell e Liu Xiang), la Espring (depuratori d’acqua) e la Artistry (cosmetici). Anch’essa è al centro di controversie e soprattutto di grame legali, evasioni di tasse e corruzioni (9), ma è anche stata scagionata nel 1979 dalla commissione di commercio federale americana (la F.T.C.) dal sospetto di costituire un sistema piramidale illegale (10). Ma allora che vuol dire marketing multi-livello? C’entra qualcosa con il marketing piramidali e le “catene di Sant’Antonio”? Il marketing multi-livello è un’evoluzione del marketing piramidale che è un sistema non sostenibile che si basa sul reclutamento di sotto-venditori la cui la cui attività porta introiti ai superiori. Tutte queste informazioni le ho prese da una pagina di Wikipedia che spiega bene il sistema, la sua struttura, i pro e i contro (11). Quello che si capisce, da parte di un profano come me, è che il multi-livello ha sfruttato l’evoluzione di un sistema capitalistico sempre più globale e la possibilità di creare un vertice in qualsiasi punto della struttura. Chi aderisce al network può, in teoria, crearsi una piramide di altri venditori e guadagnare più di uno che è sopra di lui. Anche se il sistema è legale e aggira la nostra legislatura (si legga la legge n. 173 del 17 agosto 2005 (12)) sono tante le domande, così mi decido a andare all’Hotel Petra della Romanina, venerdì sera.
Questi tipo di incontri sono promozionali e si accede solo per invito. Il mio ospite è Luca, di Prato. Anche gli altri partecipanti del network sono toscani. Ora che ci penso anche le voci dei due uomini di successo dei file audio erano toscane. Pare che il “sistema” abbia avuto notevole successo in quella regione. Nella sala, troppo grande per l’incontro, ci sono almeno 5 persone del Network 21 e loro ospiti. A tenere la presentazione non è Luca, che si siede accanto a me protettivo, ma un certo Leonardo che dice di essere al livello “smeraldo”. Quarant’anni, assicuratore, capelli neri ingelatinati, faccia scavata da rughe che si tirano ai sorrisi berlusconiani e una cicatrice in fronte, Leonardo è il classico promoter rampante in completo scuro e cravatta corta blu. Viene presentato da un altro che dice “buonasera” e applaude da solo come se fossimo a una convention con tremila delegati. Leonardo parla mezz’ora intercalando battute e un “vi torna?” costante. Ci spiega il sistema disegnando schemi con un pennarello e girando i grandi fogli su un treppiede. Dice che l’attività è senza rischio, senza investimenti e non bisogna lasciare il proprio lavoro. Che lui, come noi, era scettico tredici anni prima, ma ora guadagna settemila novecento euro al mese. Enfatizza la misera condizione dei dipendenti (condizione che chiama da primo e secondo quadrante) che paragona con quella degli investitori come Benetton o Tronchetti (terzo e quarto quadrante): lavori quando vuoi, realizzi i tuoi sogni, hai più tempo libero, decidi da solo, fai più viaggi, un sacco di meeting e anche un po’ di beneficenza (“perché non siamo solo materialisti”). C’è poco da capire qui si parla di soldi e di aumento di introiti per pagarsi il mutuo, la macchina e tutto il resto. La genialità di questo sistema, genialità che Leonardo sottolinea, è che si entra nel network come consumatori. In pratica facendo la spesa dalla Amway si guadagnano dei “punti valori” che aumentano molto se vendi a terzi. Ma la cosa principale, su cui si basano i principali introiti, è la creazione di “squadre” sotto di sé (il sistema ne prevede un massimo di 21 come dice anche il nome dell’organizzazione) sul quale “volume” di punti valore il vertice, il capo della squadra, prende una percentuale. Quando una squadra raggiunge il 21%, che equivale a 10.000 punti valore, il vertice prende il 4% di bonus. Insomma un sistema che si basa sulla produttività collettiva, ma che lascia autonomia al singolo e che quindi necessita molti incontri motivazionali e corsi di formazione a pagamento. Non è vero che non c’è bisogno di nessun investimento iniziale, tanto che il sistema prevede già un lavoro stipendiato e lo stesso Leonardo non si è licenziato dal suo lavoro di assicuratore: la sola iscrizione costa 47 euro e il rinnovo mensile 20. In più è caldamente consigliato l’acquisto dei cd-rom e dei manuali. Il sistema, anche se legale, rivela i suoi aspetti più inquietanti soprattutto nella sua autorigenerazione, necessaria perché il sistema non si chiuda in sé stesso. Cioè quello di creare ricchezza dal nulla, o meglio dalla ricchezza stessa. Quindi per farlo andare avanti bisogna fare proseliti in continuazione e trovare quelle persone (circa il 40% di quelle che entrano come mi dice Luca) che riescono a ingranare e a non fallire. La leva su cui agisce è quella della perenne insoddisfazione dei lavoratori costretti a salari immutabili negli anni e a livelli di consumo sempre maggiori. Alla fine i toni della presentazione degenerano: Leonardo, prima di concludere, incrocia tutti gli sguardi, il mio, quello di una creatrice di bomboniere stressata, quello di un pelato molto scettico davanti a me, quello dei suoi suddetti che sperano un giorno di superarlo (di arrivare a livello “diamante” con sei squadre sotto) e dice: “quale sono i vostri sogni? Accettate la sfida o vi cacate sotto?”.
Quali sono i nostri sogni? I sogni di un mondo che sta inevitabilmente degenerando, decadendo, sparendo. Il nostro è un mondo non sostenibile, destinato a esaurire le sue risorse. I sogni di cui parlano questi speculatori, che in loro, hanno un forte senso di rivalsa sociale e economica, sono polvere pensando agli sviluppi della povertà nel mondo e non ci saranno i miliardi americani (che lì chiamano bilioni) a salvarci le chiappe e a farci da paracadute. Le motivazioni che mi hanno mostrato a entrare in un gruppo piramidale multi-livello, coincidono con le preoccupazioni di tutti nei confronti di un futuro precario e senza garanzie con mutui delle banche da 100 anni. Ma la risposta è sbagliata perché è una risposta spietata, consumatrice, speculatrice, parassitaria e complice che ha per proposizione le disparità sociali e la povertà. Questo è il paradosso dell’occidente che si ingozza di sali minerali non-necessari per il proprio organismo della Nutrilite, quando la maggior parte della popolazione mondiale sopraviverebbe un giorno in più con una bustina di sale; un occidente che filtra l’acqua già potabile quando nella maggior parte dei centri abitati della terra non ci sono acquedotti o sono inquinati; un occidente dove ormai l’unico valore a cui aggrapparsi sono i soldi e le ricchezze, l’accumulo, il successo.
Ma la cosa principale che fa acqua nel sistema degli “acquedotti di Sant’Antonio” è l’ipotesi di un consumo totale e sempre in crescita, un consumo che crea altro consumo e addirittura profitto, ma un giornò l’acqua finirà e i tubi resteranno vuoti.

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