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Osvaldo, la chiesa di Santa Passera e… una mia grande soddisfazione

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Sto rilassato sul letto della mia camera, ad ascoltare un po’ di radio, quando di colpo Osvaldo apre la porta ed irrompe dentro.

Sto rilassato sul letto della mia camera, ad ascoltare un po’ di radio, quando di colpo Osvaldo apre la porta ed irrompe dentro.

– Se ti dico via della Magliana che ti viene in mente? – mi chiede a bruciapelo.

– Ma che te sei ammattito! – esclamo.

– Dai dimmi! – incalza lui.

– Ma che ne so! La banda, romanzo criminale… il libro, il film, la serie…

– Lo sapevo! Ma possibile che quando si dice via della Magliana a tutti viene in mente la solita roba? Possibile? Possibile che tutti ignorino la chiesa di Santa Passera?

– Chiesa di Santa?

– Passera! Un’antichissima chiesetta che si trova nel vicolo omonimo, che è appunto una traversa di via della Magliana, risalente al V secolo e costruita secondo tradizione nel punto dove furono collocate le spoglie di due santi alessandrini di nome Ciro e Giovanni…

Mentre Osvaldo procede col suo solito, appassionato, sempre non richiesto sproloquio culturale, chiudo gli occhi e torno a concentrarmi sulla radio.

– …il nome Passera, santa mai esisitita nella storia, è legato a vari ipotesi, la più accredita è quella che afferma che il nome deriverebbe dalla storpiatura popolare del nome originale della chiesa, che è Abbaciro e che significa Padre Ciro, in nomi come Appaciro, Appacero, Pacero, Pacera e così via fino ad arrivare appunto a Passera. E poi pensa è stata ristrutturata nel XIV secolo…ehy ma mi ascolti?

– Sì sì come no!

– …nella parte più profonda della chiesa c’è un ambiente che si presume sia un’antica tomba romana, e sulle pareti della chiesa ci sono tutti affreschi databili al medioevo…

Osvaldo ormai è un fiume in piena.

– … e su una delle porte c’è una scritta che dice: Corpora Sancti Cyri renitent hic atque Joannis/ Quae quondam Romae dedit Alexandria Magna. Che significa: Qui risplendono i santi corpi di Ciro e Giovanni che un giorno la grande Alessandria dette a Roma.

In quel momento, finalmente, si zittisce e mi guarda.

– Allora sei contento? – mi fa.

– Di che! – gli faccio io.

– Che da oggi se ti chiederanno qualcosa su via della Magliana, oltre che la banda e i vari film e libri in suo onore potrai dare sfoggio anche della conoscenza di questa bella e importante chiesa.

– Ma certo – gli rispondo guardandolo con un’espressione di fintissima gratitudine.

– Vabbè, ora torno da tua sorella. Tra un po’ dobbiamo uscire. E dammi retta: basta co’ ‘sta banda della Magliana! Basta!

 

Osvaldo sta per congedarsi, quando dalla radio iniziano ad uscire le note di Total Eclipse of the Heart di Bonnie Tyler. Si ferma sulla soglia.

– Che capolavoro – sussurra.

L’assist che mi offre è troppo invitante per non coglierlo.

– Lo sai dove l’ho sentita ultimamente? – gli dico.

– Dove.

– All’interno della scena di una serie televisiva, faceva da sottofondo.

– Davvero? E come si chiama questa serie?

Lascio prima tendere le labbra in un sorrisetto maligno, poi sparo:

– Romanzo Criminale, e la meravigliosa scena in questione è quella di Bufalo che ruba dalla camera mortuaria la bara del Libanese. La…conosci?

– No – mi risponde secco.

Le parole che uso sono su per giù le stesse che lui poco prima ha usato con me.

– Bè, allora devi essere contento, perché da oggi se qualcuno ti parlerà della serie di Romanzo Criminale tu potrai dare sfoggio della conoscenza di questa bellissima scena.

I lineamenti del mio amichetto per un attimo si irrigidiscono. E’giusto un attimo, ma per me motivo di grande soddisfazione.

– Sei il solito idiota – mi risponde sbattendo la porta, proprio mentre il sorrisetto maligno sulla mia faccia sta mutando in una grassa risata.

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