La chitarra invisibile

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Illustrazione di Agrin Amedì
Ero appoggiato sullo stipite della porta, con la mia vestaglia di raso rossa e nera, il mio pigiama di lino e le pantofole che mi aveva regalato mia moglie. Quelle con l’imbottitura pelosa. In una mano il mio tè verde e nell’altra il giornale.

Ero appoggiato sullo stipite della porta, con la mia vestaglia di raso rossa e nera, il mio pigiama di lino e le pantofole che mi aveva regalato mia moglie. Quelle con l’imbottitura pelosa. In una mano il mio tè verde e nell’altra il giornale.

Ero lì, appoggiato, a fissare gli scatoloni di roba da buttare ammassati vicino alla porta ai quali avrei dovuto pensare io in giornata. Il momento del trasloco era infatti arrivato. Con due figli e un terzo in arrivo, oramai qui non potevamo più stare.

Decisi di volergli dare un’occhiata, giusto per capire a cosa stessi rinunciando, visto che, naturalmente, cosa si doveva buttare e cosa tenere, non l’avevo deciso io.

Aprii il primo scatolone, con non poca difficoltà: «ma quanto diavolo di scotch ci aveva messo mia moglie?!». Dopo un paio di pigiama vecchi e consunti trovai una maglietta nera che doveva essere mia. La aprii e la riconobbi subito. Era la mia vecchia maglietta dei Nirvana, quella con il loro smile “sballato” sopra.

La tenevo bella aperta davanti a me, osservandola per bene, quando sentii una voce:

«Ti manco eh…»

Mi guardai intorno. Non c’era nessuno. Solo silenzio e ogni tanto qualche rumore di clacson.

«Ma sei scemo? Sono io, guarda davanti a te.»

Mi girai verso la maglietta, effettivamente la lingua dello smile si muoveva.

«Ma tu parli…» dissi io.

«Eh si. Era tanto che non ci vedevamo eh»

«Eh abbastanza direi, mi ero quasi scordato di averti. E sicuramente non pensavo di parlarti.»

«Male. Molto male. Quindi non ti sono mancata?»

«Ma no… un po’ si, ma sai com’è, più che altro mi sono mancati i bei tempi. Quanto sarà, 20 anni ormai?»

«Eh già. I bei tempi, ma nessun problema, ora sono qui e possiamo rimediare subito»

«Come rimediare?»

«Eh, rimediare! che ore sono?»

«Le 8.30»

«Bene. Siamo ancora in tempo, andiamo a fare after, come ai vecchi tempi, quando andavamo avanti anche per 24 ore»

«Come after?»

«Ma si dai, ti vesti al volo, ti levi questo schifoso pigiama di dosso, questa orrenda vestaglietta alla Hugh Efner dei poveri, ti metti un jeans, le converse e andiamo. Dai finisci il tuo caffé»

«Ma no, no. Ma come faccio, ho un sacco di cose da fare oggi… Devo buttare questa roba, poi portare mia moglie all’Ikea per scegliere la cameretta. E poi, questo non è neanche caffè, è tè. Sai il caffè non fa bene e poi…»

«Ma chi se ne frega di tua moglie, dell’Ikea, del tuo tè da rammollito. Non ti ricordi che ci dicevamo: mai legarsi a nulla, vivere come se dovessimo morire domani e tutto il resto?»

«Eh lo so, ma che posso farti, non posso mica lasciare così mia moglie, poi chi la sente…»

«Adesso anche succube di tua moglie, sempre così con le donne tu… come si chiamava quella che rompeva sempre le palle? Quella a cui io non piacevo?»

«Marta e beh… come dire… è mia moglie…»

«Non ho parole, non ho veramente parole. Io lo sapevo che la dovevi lasciar perdere quella… ma d’altronde tu non ci hai mai capito niente con le donne»

«Veramente io pensavo che non sarebbe importato… Non sei contenta? Ti sei sacrificata per una buona causa»

«Eh la buona causa doveva essere una cosa di una notte, di una volta, senza senso, non da metterci su famiglia e fare figli e abbandonarmi…»

«Eh ma poi mi sono innamorato…»

«Innamorato!? Dio mio perché non sono rimasto nella scatola, almeno sarei finita dentro un cassonetto e poi chissà, su uno zingaro o sicuramente qualcuno che la vita se la gode più di te»

«Dai non fare così… Sei un pezzo importante della mia vita… ti ricorderò per sempre, ma sai, le cose cambiano.»

«Bene. Ora ho la certezza che sono rimasta chiusa dentro un armadio per 20 anni per poi scoprire che sei diventato un vecchio scemo. Mah… Comunque, almeno le canne te le fai ancora? Ce l’hai un po’ d’erba?»

«Sì, le canne… l’erba… Saranno 20 anni che non mi faccio una canna… ho smesso pure di fumare»

«Vabbè io ci ho provato… ma allora dillo no? Dillo che sei morto e non te ne sei accorto… io non so più che fare, che dire, che inventare. Sei finito»

«Non dire così»

«Eh si che lo dico, guarda chi sei, sei un vecchio che non si riesce più a godere nulla»

«Questo non è vero. Qualcosa ancora la possiamo fare…»

«Cosa, dai, dimmi, sfogliamo insieme il catalogo dell’Ikea? Oppure guardiamo che padella ci possiamo comprare con i bollini del supermercato? Dai sono tutta orecchie!»

«Aspetta, aspetta…»

Mi tolsi la vestaglia e il sopra del pigiama e mi infilai a forza la maglietta dei Nirvana. Mi andava un po’ corta, e di certo lei non si faceva problemi a farmelo notare.

«Dai ma che fai, ma poi guarda che pancia, dio mio rimettimi in quello scatolone, preferisco morire»

«Aspetta ti ho detto…»

Presi il CD lo inserii nello stereo.

«Ecco, adesso che mi tocca sentire? Chopin? Beethoven?» disse lei.

«Sta a vedere…» Risposi.

Le sorrisi dall’alto in basso.

La traccia numero 1 partì. La chitarra cominciò a suonare.

«Ah, allora questo sei riuscito a salvarlo eh… Ma non pensare di potermi comprare con così poco…»

Salii in piedi sul divano per tutto il tempo della canzone a saltare e fingere di suonare la chitarra. Il ritornello lo sapevo bene e lo urlavo a squarciagola. Ma non ero da solo, anche lei cantava, e forte, insieme a me.

Finita la canzone, lei mi fa:

«Dai, devo ammettere che non sei del tutto andato»

«Hai visto eh!? Anche tu niente male» risposi cercando di riprendere fiato. «Altro giro?»

«Rock’n’roll!» rispose lei.

Cantammo e suonammo tutto il cd rock che ero riuscito a salvare dalla pulizia di mia moglie, finché stanco morto e sudato, tolsi la maglietta. La riguardai, ma lei non diceva più nulla ora.

La avvicinai alla faccia, la annusai, ammetto di averle dato anche un bacio. Quindi la ripiegai con cura e la riposi in cima nello scatolone. Richiusi per bene, usando più scotch di quanto ne avesse usato mia moglie per richiuderlo la prima volta. Fu questo l’ultimo saluto alla mia maglietta dei Nirvana.

Ad oggi di tempo ne è passato, da quando l’ho vista l’ultima volta. Di certo, però, il ricordo non è sbiadito. Mi capita, a volte, stando solo in casa di inserire il solito cd nello stereo e, proprio come quella mattina, salgo sul divano e canto, suonando la mia chitarra invisibile.

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