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Stai lontana dal mio Castello

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La spiaggia era deserta, semi deserta anzi perché in fondo, vicino agli scogli, c’erano  due ombrelloni: uno giallo come il nostro e l’altro a righe colorate come quello del sig. Giuseppe che invece era a destra dove riuscivo a contarne: uno due tre quattro. Quattro si, ma il quarto era  molto lontano.

La spiaggia era deserta, semi deserta anzi perché in fondo, vicino agli scogli, c’erano  due ombrelloni: uno giallo come il nostro e l’altro a righe colorate come quello del sig. Giuseppe che invece era a destra dove riuscivo a contarne: uno due tre quattro. Quattro si, ma il quarto era  molto lontano.
Mi convinsi che quello era proprio il luogo adatto per iniziare il mio castello di sabbia.
Mi avviai con palette, secchiello e anche qualche formina.
“dove vai Riccardo?” la voce della mamma mi inseguì  come il suo sguardo: sempre vigile.
“a fare un castello di sabbia” risposi.
“si ma non ti allontanare. Devo sempre…”
“vedermi!” conclusi “ si lo so mamma!”
“bravo” ribatté lei rituffandosi nella sua lettura. La mamma non ama molto il sole e trascorre tanto tempo sotto l’ombrellone.
“come farà a stare li sotto poi…tutto quel tempo” pensai
Raggiunsi un punto della spiaggia preciso: non troppo giù perché la sabbia sarebbe troppo bagnata ma nemmeno troppo su  perché sarebbe invece  troppo asciutta.
Mi accovacciai e iniziai a scavare.
In lontananza sentivo le grida delle mie sorelle che giocavano  in acqua e la risata del mio papà che che le stava inseguendo facendo finta di essere uno squalo. Guardai il sole e per un attimo fui tentato di unirmi a loro ma poi ripensai al mio meraviglioso castello di sabbia.
Avevo studiato e pensato a lungo tutti i particolari.
“farò un castello bellissimo. Il più bello di tutti!”
La sabbia si spostava facilmente e si modellava con grande soddisfazione. Raccolsi il secchiello e andai in riva al mare a prendere un po’ di acqua. Raccolsi anche una bellissima conchiglia.
“stara benissimo sulla cima di una delle torri” pensai.
Guarda ancora una volta verso Martina e Sara, le mie sorelle, che giocavano.
Mi accovacciai nuovamente accanto al mio castello.  Ero riuscito a modellare la struttura centrale: un grande quadrato che avevo compattato molto anche con la paletta e che poi avevo scalfito leggermente agli angoli e sulla cima con il rastrello. Mi accinsi a disegnare delle finestre: alcune più piccole altre più lunghe e strette. Alla base, invece scavai, con delicatezza, una specie di grosso portone poi mi  allontanai  leggermente per ammirare il mio capolavoro.
“bellissimo” mi dissi e ritornai sulla riva per raccogliere ancora un secchiello di acqua.
“Riccardo vieniii!” gridò Martina
“dopo” risposi ritornando su.
Iniziai a scavare di nuovo per costruire la prima delle due torri che avevo intenzione di innalzare. Una a destra e una a sinistra. Non so quanto tempo impiegai ma iniziava ad essere  caldo davvero.
“forse potrei fare un bagnetto” mi dissi e corsi  a tuffarmi. Dalla spiaggia studiai ancora  la mia struttura.
Anche la torre era venuta perfetta, esattamente come l’avevo immaginata. Gongolante  raccolsi  ancora un poco d’acqua e ritornai su.
“posso aiutarti?” la voce alle mie spalle mi colse di sorpresa . Mi voltai e mi trovai davanti la bambina  dell’ombrellone più vicino al nostro.
“no. Sei piccola” risposi secco
“ma sono brava”
“ti ho detto di no. Vattene.” Ripresi il mio lavoro, sicuro che se ne sarebbe andata. All’improvviso vidi che aveva preso il mio secchiello e che stava andando verso il mare.
“che cosa fai!” gridai esasperato.
Per tutta risposta lei riempi il secchiello e tornò verso di me, dondolando il secchiello e facendo rovesciare buona parte dell’acqua e  quello che fece poi non me lo sarei mai immaginato nemmeno nei miei peggiori incubi.  ….rovescio’ l’acqua rimasta  sulla mia magnifica torre!
Dopo un attimo di stupore gridai  e con forza la spinsi via. La bambina cadde all’indietro e immediatamente iniziò a piangere disperata.
“sei una stupida” le urlai guardando avvilito la mia opera d’arte distrutta.
“sei una stupida e una cretina”
All’improvviso dalla riva, come materializzato dall’acqua,  vidi arrivare un signore grosso e sovrappeso che si accovacciò vicino alla bimba.
“cosa c’è tesoro?” le chiese
“Mi ha spinto. mi ha spinto e  mi ha fatto cadere..” piagnucolò lei.
“ma… ma…!”  fu tutto ciò che riuscii a balbettare io invece.
“ma insomma bambino, non vedi che è piccola. Perché mai l’hai spinta?”
“ma  io… ma…!”
“E cattivo papà. E cattivo!” disse lei
“sei cattivo davvero sai!”
“Riccardo” la voce di mia mamma mi scosse. “ che cosa sta succedendo qui?”
“non saprei ma suo figlio ha spinto la mia bambina che si è fatta male”
“ti sei fatta male piccola?” chiese la mia mamma alla perfida bambina.
“si.  qui papi guarda mi fa male qui” piagnucolò indicando un punto indefinito dietro al sedere.
“mi scusi….” Sentii la mamma dire rivolta verso il signore alto con quell’orribile costume marrone.
“ma… mamma… ma io!”
“niente ma Riccardo” gridò mia mamma severa” mille volte ti ho già detto che i bambini più piccoli devi trattarli bene. Quante volte te l’ho già detto? Con le tue sorelle lo fai sempre..”
“non ho fatto nulla mamma” riuscii finalmente a dire.
“Riccardo….” Il tono della voce di mia mamma non mi piaceva affatto.
“Riccardo” ripeté ”questa volta ti meriti un castigo. E non dire che non ti avevo avvisato” e dicendo ciò mi prese il polso e iniziò a trascinarmi verso l’ombrellone.
“ma no …mamma no. Non ho fatto niente. Io…lei…mi ha rotto la torre….no mamma!”
“adesso starai qui, sotto l’ombrellone, finché non avrò deciso diversamente” ribadì la mamma trascinandomi letteralmente. Io  guardavo inerme i segni che le mie ginocchia lasciavano sulla sabbia mentre lei mi tirava portandomi  sempre più lontano dal mio meraviglioso castello …
“no maamma….non ho fatto niente..mamma”
“stai qui e non muoverti finché non lo dico io”
Seduto sotto l’ombrellone, contemplavo il castello attraverso le lacrime mentre con la paletta, che mi era rimasta in mano, affondavo coltellate nella sabbia. Con fendenti sempre più insistenti.
“stupida bambina” pensavo “ e la mamma è cattiva… cattiva. Io non ho fatto nulla.”
Non so quanto rimasi lì a martoriare la sabbia ma quando rialzai la testa  vidi  mamma che parlava con il sig. Giuseppe sul bagnasciuga mentre mio padre ascoltava dall’acqua. Ogni tanto mi guardavano.
Iniziai a rovistare  nella borsetta di mia madre in cerca di qualcosa da rompere. Per vendicarmi!
C’era la crema del sole e l’acqua e un’altra crema e il burro di cacao e lo stick di ammoniaca e gli occhiali da vista di mia sorella Sara..….
All’inizio pensai di rompere proprio quelli ma poi un’altra idea mi comincio a ronzare in mente.
Gli occhiali da vista….
L’idea  mi arrivò come una rivelazione!
Li presi  e, dopo essermi assicurato di non essere visto, mi voltai leggermente di spalle.
L’ombrellone della bambina cretina  e del suo papà orribile era leggermente più indietro rispetto al nostro. Mi spostai un pochino fino a raccogliere la luce del sole sulla superfice delle lenti. Sapevo come dovevo fare perché nel giardino di casa mi ero già esercitato in passato con la lente d’ingrandimento del mio piccolo chimico ed ero riuscito a bruciacchiare interi ciuffi di erba.
Guardai ancora  sotto l’ombrellone  e con soddisfazione notai il giornale rosa appoggiato sulla stuoia.
Sapevo che ci voleva tempo e mano ferma…ma il tempo non mi mancava e nemmeno la mano ferma!
Iniziai a riflettere la luce direttamente su un punto preciso della superfice del giornale. Non sapevo che ora fosse ma il sole era ancora alto nel cielo e faceva caldissimo su quella spiaggia. Il raggio di sole catturato dalle spessa lente degli occhiali rifletteva  sul giornale come un raggio laser. Ogni tanto mi voltavo con indifferenza ma gli adulti avevano perso interesse in me e, seduti  sul bagnasciuga, guardavano l’orizzonte…o chissà che altro.
Il raggio batteva e batteva  e batteva…ci volle abbastanza tempo ma all’improvviso vidi un filo di fumo che saliva sempre più consistente. Ormai  ero super euforico e sentivo la rabbia per il torto subito che si proiettava dal raggio di sole  su quel giornale.
La mia intenzione era quella di bucare il giornale. Un buco grandissimo e nero perciò quello che successe poi colse di sorpresa anche me.
Non lo avevo preventivato no…
Il giornale prese fuoco.
Ma non fu tutto li.
La stuoia prese fuoco.
In un attimo le fiamme divamparono sotto l’ombrellone della bambina cretina e del suo orribile papà.
Rimasi  per non so quanto tempo paralizzato, come incantato dallo spettacolo, poi il panico si impossessò di me.
“mammaaa” gridai “Mammaaaa il fuoco”.
Con gli occhiali di Sara ancora in mano cominciai ad agitarmi e urlare finche finalmente gli altri si accorsero di ciò che stava accadendo. Io agitavo le braccia saltellando qui e lì sulla sabbia calda, sventolando  senza volere gli occhiali…
Il panico misto allo stupore era dipinto sui visi di tutti che, increduli , guardavano le fiamme che avevano  avvolto la stuoia che fumava emanando uno stranissimo odore.
Improvvisamente mi resi conto di ciò che avevo fatto e mi resi anche conto che avevo ancora gli occhiali in mano.
Il corpo del reato.
Terrorizzato li lasciai cadere sulla borsa come se scottassero.
Qualcuno, credo mio papa, rovesciò un secchiello di acqua  sul fuoco e poi un altro e un altro ancora.
Le fiamme si spensero presto fortunatamente.
Io, dopo l’eccitamento iniziale, mi rimisi seduto tranquillamente sull’asciugamano dove la mamma mi aveva detto di stare, osservando gli adulti traditori che cercavano di capire cosa potesse  essere successo, cosa avesse innescato  il fuoco. Si guardavano intorno, scrutavano fra gli alberi, esploravano l’orizzonte per vedere se fosse stato il riflesso di qualche barca…
Li osservavo cercando di trattenere il sorriso di immensa soddisfazione che sentivo dentro. Non era quello che avevo progettato ma ciò era accaduto aveva notevolmente superato le mie aspettative.
La mia soddisfazione era grandissima.
Ad un certo punto mi accorsi che la mamma mi osservava.
Pietrificai.
Ancora di più quando la vidi avvicinarsi a me ed accovacciarsi
“tutto bene Riccardo?” mi chiese
“si” risposi
“meno male che ti sei accorto del fuoco altrimenti chissà cos’altro avrebbe bruciato!” aggiunse accarezzandomi il viso.
La guardai con i miei grandi, innocenti  occhi verdi.

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