Co’Sang

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ne vedo solo facce stanche mentre gli occhi piangono lacrime e sangue storie pesanti e del nero più oscuro danno spunto al disappunto e POESIA CRUDA
ne vedo solo facce stanche
mentre gli occhi piangono lacrime e sangue
storie pesanti e del nero più oscuro
danno spunto al disappunto e POESIA CRUDA
carte stampate fanno grigi i colori che ammiri
il rosso in faccia di chi coltiva e si da da fare
sempre più raro
chi ascolta a chi ha guardato il mare da dietro al ferro
sa che il mondo è sporco
tenta il lamento e chi non lo sente cade
andando avanti a stimoli fotto io chi fotte i simili
etere ed effimero per il minimo, credimi
pistole e problemi sfondano il cervello

I Co’Sang sono Antonio e Luca (‘Nto e O’Luché), gruppo-rivelazione dell’hip hop italiano, nati in un quartiere periferico di Napoli, vicino Secondigliano. Il loro primo album è Chi more pe’ mme, accolto positivamente da critica e pubblico, nonostante la difficoltà del dialetto nei testi. Il loro tour è partito da qualche mese, noi li abbiamo seguiti in una tappa, gli abbiamo parlato e abbiamo ascoltato le loro canzoni. Sentire la loro musica significa necessariamente affacciarsi su una realtà dove con il sangue si vive e versando il sangue si muore, sulla realtà di una provincia che ha il più alto tasso di morte giovanile per motivi violenti d’Europa.

Nome
O’Luché:
Luca
‘Nto: Antonio

Età
O’Luché:
24
‘Nto: 26

Da dove vieni?
O’Luché:
Napoli, Marianella
‘Nto: Secondigliano, Marianella

Cosa ti piace del tuo quartiere?
O’Luché:
Poco, però mi ispira come posto. La periferia di Napoli mi ispira a scrivere pezzi.
‘Nto: L’aria

Cosa non ti piace?
O’Luché:
L’arretratezza della gente
‘Nto: Il malessere

Quali possibilità offre questo posto?
O’Luché:
I soliti lavoretti, ma non è che uno nasce a Marianella e deve morire a Marianella
‘Nto: Nella strada parecchie

Come hai conosciuto l’altro?
O’Luché:
Abitavamo di fronte
‘Nto: Ci conosciamo da sempre

Da quanto tempo fai musica?
O’Luché:
Da una decina di anni
‘Nto: Da dieci anni

Come hai iniziato a fare musica?
O’Luché:
Ascoltavo musica che mi piaceva e volevo rifarla a modo mio
‘Nto: Per caso

Se non avessi fatto musica cosa avresti fatto?
O’Luché:
Non lo so, il poliziotto. Scherzo, avrei fatto qualche altra cosa. Io faccio tremila cose, non faccio solamente rap, se non avessi fatto musica mi sarei interessato sicuramente all’abbigliamento, è un settore che mi piace molto
‘Nto: Il pompiere. Sono alternative che parecchi ragazzi scelgono, c’è un grande reclutamento ed hai una paga assicurata.

Qual è il tuo ruolo nel gruppo?
O’Luché:
Mi occupo della maggior parte delle basi, poi ognuno scrive i suoi testi
‘Nto: Scrivo i testi. Io e Luca siamo diversi, ma complementari

Perché Co’Sang?
O’Luché:
Non mi ricordo com’è nato, però comunque è azzeccato perché può voler dire passione, amicizia sanguigna, può significare varie cose che sono vicine al nostro stile
‘Nto: Si vive con il sangue

Poesia cruda è il termine con cui è definibile la tua musica?
O’Luché:
Volendo si. Il rap è poesia.
‘Nto: È il nostro concetto, la nostra etichetta. Cruda perché è una poesia urbana, delle nostre zone. Poesia per riportare il rap ad una dignità, oggi il rap è la diretta continuazione della poesia.

Cosa pensi dell’attuale scena hip hop italiana?
O’Luché:
Prima era molto peggio, ora si sta sviluppando. Spero comunque che i ragazzi di 15/16 anni approfondiscano un pò di più e che si crei una passione che duri nel tempo. La scena italiana musicalmente è professionale, però a volte mancano i contenuti. Il problema è soprattutto che sono poche le persone che hanno le proprie preferenze musicali, i propri gusti, la massa ascolta quello che c’è in radio
‘Nto: È una cagata. In Italia è il discorso in generale della musica che è inferiore agli altri paesi, perché anche chi ha la responsabilità dei gruppi non fa le scelte giuste, le fa sempre secondo un canonico ragionamento, quello per cui comunque alla fine bisogna fare i soldi. Noi abbiamo fatto featuring con parecchie persone, se non ci piacevano non lo facevamo. Ci sono dei ragazzi che fanno le cose seriamente, ma non sono messi in condizione di farlo, anche perché non c’è questo gran numero di gente che compra l’hip hop, perché è una cosa di nicchia. Già l’ascoltatore di musica non c’è in Italia, perciò poi le etichette non possono nemmeno osare

Oltre l’hip hop che musica ascolti?
O’Luché:
Soprattutto la black music
‘Nto: Nella scena italiana ci sono alcune cose nuove che mi piacciono, ad esempio Mario Venuti e Vinicio Capossela

Secondo te, chi ascolta la tua musica?
O’Luché:
Un po’ tutti i tipi di persone, dai ragazzi di strada ai “bravi ragazzi”, a persone comunque adulte che cercano una musica ricercata, testi complessi, comunicativi, un po’ tutti, non è che si chiude alla scena hip hop, anzi la maggior parte sono ragazzi che di hip hop non sanno niente, ma che poi si ritrovano nella nostra musica
‘Nto: Anche ragazzi più grandi, che sono venuti ai concerti e dicevano di ascoltare gli Almamegretta o i 99 Posse, anche persone sulla cinquantina che si sono incuriosite attraverso i media

Cosa vorresti gli arrivasse attraverso la tua musica?
O’Luché: 
È bello sapere che una persona che non vive quello che viviamo noi, possa immergersi in alcune situazioni. È come se tu leggessi un libro, non ti sei mai trovato in quelle situazioni, però ti affascinano e cerchi di capirle. La stessa cosa può essere la nostra musica per una persona completamente diversa da noi. È una dimostrazione di qualcosa, è un modo di aprirsi ad un’altra realtà
‘Nto: Il motivo per cui abbiamo fatto l’album è anche quello che vorrei che arrivasse, il livello di tensione in cui viviamo. È quello che volevo comunicare.

Quanto sono necessari i termini forti per descrivere questa realtà?
O’Luché:
Per me non sono forti, sono io stesso che parlo e non sono nemmeno usati come sfogo. Se tu hai studiato medicina, fai il medico, se io ho fatto un certo tipo di vita parlo così, è una diretta conseguenza
‘Nto: Parolacce non ne diciamo, i termini forti, un’immagine forte sono reali, noi apparteniamo ad una realtà che ci dà tutti messaggi forti, vuoi o non vuoi

Di chi sono le colpe di questa realtà?
O’Luché:
Uno punta il dito e dice quelli sono i cattivi, ma magari io faccio parte di uno di loro. È come se ti dicessi di chi è la colpa in Africa, di tutto il mondo. A Napoli la colpa è di tutti
‘Nto: Oggi sono usciti libri che denunciano alla luce del sole delle cose e comunque non è successo niente, non è che è cambiato qualcosa, è inutile chiedere di chi è la colpa. Noi facciamo un’altra cosa sul territorio, coinvolgiamo persone nei video e gli diamo un onorario

Cos’è che ti fa rabbia?
O’Luché:
Mi fa rabbia il fatto che personalmente in questa nazione mi sento frenato, quindi cerco di evadere
‘Nto: Già in strada, al di là dei problemi di fondo che ci sono, c’è uno stress che si sente in ogni cosa, nel traffico, nelle persone e che non ho capito se va avanti perché in fondo ci piace

Quali sono i prossimi progetti?
O’Luché:
Stiamo lavorando ad un altro disco. Ho una mia etichetta indipendente e sto lavorando anche con un mio amico di Parigi per produrre un disco insieme
‘Nto: Tra un po’ uscirà il nostro nuovo disco

Ma sei sempre arrabbiato?
O’Luché:
Perché? No, assolutamente no
‘Nto: Ma quando mai

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