È dura e aggressiva, ladra e bugiarda, adultera e farmacodipendente come il dottor House: ma è anche generosa e comprensiva, indulgente e appassionata, competente e coraggiosa. È una donna, fuma tra un corridoio e l’altro, butta i rifiuti organici nel cestino dell’ufficio, senza dimenticare una certa «leggerezza» nelle abitudini sessuali, con adulterio conclamato e ripetuto. Si chiama “Nurse Jackie” ed è la nuova serie televisiva prodotta da Showtime e creata da Liz Brixius, Evan Dunsky e Linda Wallem che ha debuttato su SkyUno (canale 109). I suoi modi rudi, il cocktail di Adderall e Vicodin che usa per sopportare lavoro e famiglia, la accomunano a Dr. House. Entrambi fanno della scorrettezza la loro arma vincente. Ma l’infermiera non gradirebbe questo paragone, dato che il suo sdegnoso giudizio sui colleghi è “I dottori fanno la diagnosi, ma sono le infermiere che curano i pazienti”. A differenza di House, Jackie è in prima linea nel pronto soccorso e combatte per ottanta ore consecutive con i piccoli drammi umani e con la meschinità di pazienti e parenti mostrando maggiore umanità e meno cinismo. A interpretare questa donna completamente fuori dagli schemi, che non esita a fare sesso col farmacista per qualche ricetta sotto banco, fortemente vendicativa, cinica e anche un po’ scostante è Edie Falco, già nota per il ruolo di Carmela, l’opportunista moglie del boss ne “I Soprano”, oltre che per “Pallottole su Broadway” e “30 Rocks”. La serie è tutta giocata sui chiaroscuri; come ha dichiarato la protagonista: «Poche cose nella vita sono o tutte nere o tutte bianche, e il conflitto di Jackie riguarda i problemi quotidiani della gente comune, il mondo reale. Un cosa del tutto nuova per me che venivo dall’interpretazione di una donna (Carmela Soprano) tutta esteriorità, gioielli sfarzosi, capelli cotonati e unghie finte».
Una serie che mentre ha trovato il favore di critica e pubblico ha ottenuto pesanti proteste da parte della Nysna (Associazione Infermiere dello Stato di New York) secondo cui le sue azioni violano il codice etico: “La protagonista di Nurse Jackie non potrebbe neanche fare l’infermiera, avendo violato praticamente tutte le regole del codice etico, per questo sarebbe il caso che ci fosse un avviso per i telespettatori che dica che le cose, nel mondo reale, vanno in modo diverso”. Per la stampa, invece, l’Hollywood Reporter sottolinea “la fantastica creazione di Jackie Peyton, con lo show ed il personaggio che sono meritevoli, anche in dosi multiple”; “intelligente, brillante, acuminata e sentimentale: la miglior serie dell’anno di un canale via cavo”, dice il New York magazine, mentre il “The Examiner” evidenzia come la protagonista “sebbene non sia una santa, tra l’assuefazione da droghe e il suo tradire il marito con il farmacista, almeno ci prova e tiene ai pazienti”.
In questo nuovo mondo, vera e propria giungla nella quale o sei uno squalo o ti mangiano, si muovono diversi personaggi assurdi e nel contempo reali come la dottoressa O’Hara (interpretata da Eve Best), la pantera della corsia che ha fatto della bella vita una filosofia, tra tacchi alti portati anche in corsia e vestiti sempre alla moda; l’apprendista infermiera Zoey (Merritt Wever), tanto ingenua quanto generosa; il Dr. Cooper (Peter Facinelli), chirurgo in carriera la cui calma apparente nasconde un animo ansioso; Eddie (Paul Schulze), il farmacista, responsabile del magazzino medicine, con cui la protagonista ha una relazione e non si nega veloci rapporti in cambio di qualche pillola in più; l’infermiere gay e musulmano «Mo-Mo» (Haaz Sleiman).
Una serie tv medica che sconfina e tocca le corde narrative della dark comedy, ben recitata, ben diretta, abbastanza compressa in uno schema che si muove tra momenti felici e spensierati e situazioni drammatiche e odiose. Gli occhi dell’infermiera fanno emergere, oltre alle storie narrate in una coralità incessante, un sistema sanitario imperfetto, a volte superficiale, in cui un semplice gesto può cambiare una situazione. In bene o in male.
L’ospedale, l’All Saints Hospital di New York City, fotografato e raccontato rappresenta un luogo disperato in cui l’ironia è utilizzata per rendere le situazioni ancora più reali. Il medical drama si fonde con la sit-com: si pensi alla sintesi narrativa affascinante che arriva dal formato da mezz’ora perfetto per questo programma, incentrato sulla narrazione dei personaggi concentrata come in un “espresso”.
«Se si possiede la capacità di fare del bene si possiede anche la capacità di fare del male». Questa rappresenta il fil rouge che muove l’intera serie che, nel contempo, fotografa e narrativizza i concetti di coscienza e di peccato, di santità e di possibile e reale pentimento, delineando un personaggio che è anche, nella sua non esigua meschinità, una persona, un essere umano.
Ben consapevoli, oramai, che compito della fiction non è di fare il verso alla realtà né di registrare la vita come un documentario; in queste serie non si parla delle infermiere ma di una infermiera, non di sonde mediche ma di sonde esistenziali ed emozionali.

