Portinaia 1.0

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Quando qualche settimana fa chissà quale particolare, quale labile situazione, qualcosa che ancora mi sfugge ha risvegliato in me il ricordo e l’interesse per lei...

Quando qualche settimana fa chissà quale particolare, quale labile situazione, qualcosa che ancora mi sfugge ha risvegliato in me il ricordo e l’interesse per lei, cercare Z. su Facebook mi era sembrata la cosa più intelligente da fare. La nostra storia è finita da un bel po’, di colpo ma senza sorprese, e da quel momento Z. non l’ho più vista o sentita, neanche per caso, né ho mai pensato a lei più di tanto. Eppure gli anni passati con Z. sono stati i più felici della mia vita. Eppure solo ora mi è venuta voglia di risentirla.

Ma su Facebook Z. non c’è. Non c’è col suo nome e con la sua faccia, non c’è nelle liste dei suoi amici, dei suoi parenti, della sua scuola o della sua università, non è nascosta dietro un nomignolo o a un manga, a un Simpson, a un cane a un gatto o all’ingrandimento di un occhio o di una mano. Semplicemente non c’è. Come non c’è su Netlog, non c’è su Friendster, non c’è su Orkut, nessuno la segue su Twitter e lei neanche sembra cantare uno nota su Myspace, che pure è brava come una professionista.

Allora ho cominciato a dragare Google. Non che io voglia importunarla o provarci in qualche modo, credo, vorrei solo sapere cosa fa ora, cosa pensa, di cosa si interessa e magari chiederglielo di persona. Su Google si parla molto di Z., della sua carriera folgorante nella vecchia azienda, dei successi nella nuova, dei premi di canto sempre più importanti e sempre meno amatoriali. In un certo modo avevo fatto centro, ma non ero soddisfatto. Di lei come persona non ho trovato niente che mi andasse bene, niente che mi dicesse come Z. vive e come passa le sue giornate. E non ho trovato neanche un indirizzo e-mail, che era quello che veramente cercavo. Perché ho provato anche a mettermi in contatto con lei con le e-mail. Fortunatamente Z. ha un nome un po’ particolare e non ho corso il rischio di fare figuracce: ho provato nome.cognome e cognonome.nome, col trattino basso, tutto attaccato o con l’iniziale del nome, @gmail, @hotmail, @yahoo, punto it, punto com e chi più ne ha più ne metta. Tutte puntualmente tornate indietro, tutte.

E visto che di Z. non c’era traccia neanche su Skype, a quel punto ho dovuto tentare delle soluzioni estreme. Prima ho chiamato il suo vecchio numero di cellulare, ma un rimbalzo di linea e una segreteria sintetica in inglese mi hanno fatto desistere da qualunque altra iniziativa, poi ho chiamato la sede della sua nuova azienda, “la dottoressa Z. Z. non lavora più qui” mi ha risposto una gentile quanto decisa signorina, senza neanche darmi il tempo di rispondere mi scusi ma su Google ancora non c’è scritto. Alla fine ho chiamato il telefono di casa. Segreteria anche qui, ma con la sua voce, appena un po’ più velata, forse solo più impostata, di quanto me la ricordassi. “Non sono in casa”, dice, che quindi può significare: a) che quel numero corrisponde al luogo dove Z. abita, b) che almeno teoricamente non c’è nessun “coinquilino”, altrimenti penso avrebbe detto “siamo”, ma questo, diciamo, è un dettaglio abbastanza trascurabile.

 

Ho provato una decina di volte, senza lasciare mai messaggi, mi sembrava troppo impersonale, in fin dei conti, e quando mi riascolto da qualche segreteria telefonica la mia voce è sempre troppo chioccia. A quel punto ho pensato che fosse meglio stampare una delle e-mail che le avevo scritto e inviargliela per posta. Su paginebianche.it ho verificato che il telefono corrispondesse al vecchio indirizzo, ma mentre lo scrivevo sulla busta ho avuto paura che la mia lettera si perdesse nei meandri di qualche ufficio postale e mi è venuto in mente un dettaglio importantissimo che avevo trascurato fino a questo momento. Che dovrei fare quasi più strada per imbucarla e lasciarla in balìa delle Poste che per portarla io personalmente. Sì, perché da casa mia a casa di Z. saranno massimo trecento metri, e è strano, pensandoci, che in questi ultimi cinque anni non ci siamo mai incontrati. E poi c’è un’efficiente portinaia cui posso consegnare personalmente la lettera, con la sicurezza che sarà certamente recapitata nelle mani di Z., se Z. come credo e spero abita ancora là. Mi fido della portinaia, perché sa benissimo chi sono io, o meglio chi ero, lei lavora lì da sempre e quando passo davanti casa di Z., raramente, è ovvio, ma ci passo, ancora ci salutiamo, e un paio di volte che ci siamo incontrati in giro per il quartiere le ho offerto il caffè, a lei e al marito. È una brava persona, la portinaia, lavoratrice, con una grande memoria, anche su chi si comporta bene, come me, e con un grande senso degli affari, e so per certo che le sono sempre stato simpatico. Certo, ha sempre avuto un sistema di gestione e tutela della privacy dei condomini per così dire particolare, tutto suo, anche se nel solco del luogo comune della sua professione, e questo potrebbe volgere a mio vantaggio, anche se non credo che il suo sistema sia un sistema peggiore di quello di Facebook, di Google o degli altri.

Ora vado, anche perché mi è venuta una grande idea. Straccio la busta con la e-mail e prendo un biglietto da 50 €. Chissà quanti dati personali di Z. vale. A quest’ora la portinaia lavora sicuro e tra cinque minuti sono là. Alla fine vediamo se i vecchi sistemi e le vecchie reti sociali prevalgono sui nuovi. E per risentire Z. ci sarà tempo.

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