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La fiction: Scandali, bugie e videotape: “The Good Wife”

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Per la prima volta la critica, gli addetti ai lavori e il pubblico si sono ritrovati d’accordo: l’attrice televisiva dell’anno è Julianna Margulies

Per la prima volta la critica, gli addetti ai lavori e il pubblico si sono ritrovati d’accordo: l’attrice televisiva dell’anno è Julianna Margulies, ex protagonista di “E.R.” nel ruolo dell’infermiera Carol Hathaway e oggi star della nuovissima serie drammatica “The Goof Wife”, la più vista tra le novità lanciate nella scorsa stagione. Considerate che al suo debutto ha raccolto quasi 14 milioni di spettatori.

La Margulies interpreta Alicia Florrick, una donna che viene a conoscenza degli scandali sessuali del marito, il procuratore Peter Florrick. Durante una conferenza stampa, lui ammette di aver avuto rapporti con delle prostitute (e sarebbe stato inutile negarlo, visto che i video sono su YouTube) e lei, che da brava moglie aveva mollato la sua carriera legale per stargli accanto, continua a starsene buona e ad appoggiarlo agli occhi dell’opinione pubblica. Ma Alicia non è una donna debole, quindi decide di lasciarsi alle spalle questo matrimonio fallimentare e di riprendere l’avvocatura.

 

La serie si sofferma proprio sulla forza ed il coraggio di questa donna che decide di andare avanti con decisione e fermezza. Le difficoltà non sono poche, ma Alicia le affronta con dedizione ed umiltà, rimettendosi in gioco, pronta a subire l’umiliazione delle prime goffe esperienze in un’aula di tribunale, l’imbarazzo dovuto alla propria immagine pubblica compromessa, l’evidente odio che tutti sembrano provare per il marito, ma anche decisa ad attaccarsi alle prime soddisfazioni per andare avanti. Come ha affermato l’attrice, vincitrice di un Golden Globe, «spesso le persone mi fermano per strada per suggerirmi con chi stare nella serie. Ci sono due squadre che patteggiano per due candidati ideali: quella degli uomini che tifa per Peter Florrick e quella delle donne che in assoluto è contraria alla prima e tifa per Will Gardner. A quanto pare la gente è davvero coinvolta nella serie». E poi ancora: «amo interpretare questo personaggio, ha così tante sfaccettature che mi da molte soddisfazioni. In ogni cosa in cui una donna può essere coinvolta lei rientra. È incredibile».

Oltre all’aspetto personale e privatistico, la serie è fondamentalmente un legal drama di ottimo livello che non rinuncia a soffermarsi su aspetti puramente procedurali ed a mostrare momenti di autentica azione da aula di tribunale o situazioni più puramente investigative. Che sia la donna accusata dell’omicidio del marito oggetto di un’assistenza volontaria, o la escort che si dichiara vittima di violenza da parte di un uomo ricco e potente, è il caso che di volta in volta Alicia dovrà seguire a fungere da fil rouge per la puntata. La sua vita privata, i suoi dubbi, la sua sofferenza ruotano intorno alle fasi della diatriba legale senza prendere il sopravvento né esserne schiacciate.

 

Molto interessanti sono anche le caratterizzazioni dei personaggi di contorno come Cary (Matt Czuchr), neo-laureato di Harvard che sembra affabile ma che è disposto ad ogni cosa per assicurarsi l’unico posto libero da associato e Kalinda (Archie Panjabi), investigatrice che lavora per lo studio, e giorno dopo giorno acquisirà sicurezza e cercherà di fornire una casa stabile ai figli Zach (Graham Phillips) e Grace (Makenzie Vega).

Personaggi che non hanno ragione o torto in senso assoluto. Questo fa si che tutta la narrativa dell’immaginario si giochi sempre su un perenne e costante conflitto che da vitalità alla serie.

Il suo merito migliore è proprio quello di offrire una trattazione ampia e variegata di tutte le tematiche senza dover per forza trovare la soluzione facile. Si riesce a cogliere, poi, lo stile cinematografico della serie, con dolly e piani sequenza; inoltre, la fotografia è ricercata e ogni inquadratura è migliore della precedente. Del resto, accanto ai creatori Michelle e Robert King, a produrre la serie sono Tony e Ridley Scott.

In generale, il telefilm presenta un ottima costruzione drammaturgica che mette assieme in modo attento e competente storie orizzontali (i casi di puntata) e le linee narrative verticali. Così come i dialoghi appaiono brillanti, solidi, mai banali,  a volte eccezionali e altre divertenti.

Una serie, che malgrado i richiami alla realtà più scandalosa ed emergente, trova la propria capacità seduttiva in quel mix interessante tra legal drama e soap opera, con un pizzico di cinema, che sempre più spesso viene utilizzato nella serialità americana.

Una serie che potremmo definire già un classico, come quei libri di cui non puoi fare a meno e che ti accompagnano tutta la vita. Perché “The Good Wife” non è solo la storia di una donna ferita; non è solo l’insieme di casi che si affrontano nelle puntate. Ma “The Good Wife” è quel particolare che non avevi notato alla prima visione, ma che già alla prima visione aveva contribuito alla perfezione del tutto. E questo è stato possibile perché gli sceneggiatori avevano un piano, un’idea. In poche parole, una storia.

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