(ha collaborato Valeria De Stefano)
Federico Fiumani è uno dei padri del nuovo rock italiano. Da trentanni si agita sui palchi di tutta italia, pochi giorni fa (il 19 Agosto) ha suonato all’interno del Colosimi Rock Festival. Una bella manifestazione che ha visto sul palco i Diaframma di Federico in una formazione che conta oltre a lui anche Riccardo “Foggy” Biliotti al basso, Edoardo Daidone alla chitarra elettrica e Lorenzo Moretto (ex DeGlaen) alla batteria. Dopo il concerto Federico si è gentilmente fermato a chiacchierare, ed in breve l’intervista si è tramutata in un’appassionata analisi sulla sua carriera e sullo stato di salute del rock.
Un nuovo libro, mi avevi detto l’ultima volta che ci siamo visti, che Dov’eri tu nel ’77 sarebbe stato un exploit isolato…
Ridendo) Dovevo essere molto ubriaco quella sera, o forse ero annoiato dai problemi tecnici che avevano inficiato il concerto. Ma ti assicuro che il nuovo libro, Brindando con i demoni, che poi è la mia autobiografia, è fortemente voluto.
Fai un disco all’anno (delle volte due) e raramente hai delle cadute di stile, perché Donne mie è uscito a nome Federico Fiumani e non Diaframma?
In quel periodo (metà 2006) non ero affatto contento di come andavano le cose all’interno dei Diaframma, soprattutto c’erano problemi con il batterista. Donne mie è figlio di un momento maggiormente riflessivo, ma come ho trovato un nuovo batterista mi sono rimesso a scrivere per i Diaframma. Donne mie resterà un momento atipico della mia discografia, direi che è un disco cantautorale.
Nel tuo primo libro parli dei dischi new wave che hai amato di più e sul sito dei Diaframma è possibile scaricare un disco, con le tue prime incisioni, dove coverizzi i Television e gli Stranglers. Quali sono quindi i cinque dischi (stranieri ed Italiani) del periodo new wave che ami di più e ritieni fondamentali?
Allora, per quanto riguarda l’italia al primo posto metto i CCCP–Fedeli alla linea-, con il loro primo album Affinità… Divergenze, al secondo i Litfiba con Desaparecido, al terzo i Gaznevada con Sick Soundtracks, al quarto i Blue Agent di Pale T.V. ed al quinto l’omonimo dei Confusional Quartet. Fra gli stranieri invece è veramente difficile (ride), ne ho amati tantissimi e molti li continuo ad amare, comunque, la primo posto ci sono i Television di Marquee Moon, al secondo gli Psychedelic Furs con Mirror moves, al terzo i Joydivision con Unknown Pleasures, al quarto i Wire con 154 ed al quinto i Public Image Ltd. di Metal Box. Ma è una classifica in continuo movimento.
Tu ti sei tenuto fuori dalla classifica dei dischi Italiani. Noi Siberia lo avremmo inserito al primo posto…
Non sta bene mettersi da soli nelle classifiche. È un po’ come farsi il necrologio in anticipo.
Ritornando al libro, perché hai scelto un’autobiografia, la sentivi talmente necessaria? E perché hai scelto ancora una volta la Coniglio Editore per la pubblicazione e la distribuzione?
Dopo quasi trentanni di carriera ti guardi indietro, ed io, se conoscete bene le mie canzoni, penso e parlo spesso del passato, anche perché gli anni fra la fine dei settanta e tutti gli ottanta li ho vissuto proprio tutti di un fiato e sentivo il bisogno di raccontarli. Ci sono un sacco di giornalisti che scrivono libri sulla New Wave italiana, sarà interessante vedere come ne parla un cantante. Per quanto riguarda la Coniglio editore, che dirti, con loro ho pubblicato il libro precedente e mi hanno offerto la massima libertà in fase di scrittura. Poi pubblicano Richard Hell (Punk rocker americano ex bassista dei Television ed in seguito nei Voidoids) che per me è un mito (sorride).
Frequenti i palchi più scalcinati d’Italia , non ci hai mai nemmeno pensato a mollare, ma c’è stato un momento, invece, in cui hai pensato che la musica poteva renderti ricco?
Ma io sono già ricco! (ed a questo punto si tocca il giubbottino sdrucito che indossa, come a dire “guarda come sono elegante”) Se venticinque anni fa mi avessero detto che a quarantasette anni sarei stato ancora qui a fare questo mestiere ne sarei stato felicissimo. Non ho mai abbandonato un palco, nonostante fossero fatiscenti, ed ho suonato delle volte davanti a gente che non aveva nessun interesse verso quello che stavo facendo. Stasera il microfono mandava delle scariche elettriche tremende, ma vedevo che i ragazzi sotto il palco conoscevano le canzoni. Non avrebbe avuto senso andarsene. Questo è un atteggiamento che non mi appartiene. Visti i tanti che eravamo nella Firenze degli anni ottanta (ma anche in tutta Italia) a suonare, mi sembra già un miracolo essere un sopravvissuto. In un certo senso sono un privilegiato che fa per vivere quello che più gli piace. Delle volte penso di guadagnare troppo (risate).
Perché questa sera non hai suonato i pezzi del nuovo disco? È un album molto vario e vale la pena farlo sentire dal vivo.
Delle sere ti accorgi che il pubblico è sotto il palco per sentire delle determinate canzoni. Ce ne sono alcune che non posso esimermi dal proporre e ce ne sono altre che quel momento rende prescindibili. Detto ciò sono comunque molto soddisfatto di Camminando sul lato selvaggio, così come lo ero del precedente (Volume Tredici). Infatti per Il sogno degli anni settanta abbiamo girato anche un video.
Che progetti hai per l’immediato futuro?
Innanzi tutto suonare il più possibile dal vivo, poi approntare un best atipico dei Diaframma, dove nuovi artisti dell’underground italiano interpretano i miei pezzi con la loro sensibilità. È una cosa che hanno già fatto gli Argine con Marisa Allasio e Cristina Donà con Labbra Blu. Questo disco sarà composto però anche da artisti molto bravi ma piuttosto sconosciuti, come Dente, Catarro e Le luci della centrale elettrica. Il periodo dei pezzi contenuti nel best va dal 1990 al 2002.
e adesso se volete conoscere meglio Federico Fiumani e i diaframma, seguite questo link: myspace.com\federicofiumani
