La natura si trasforma giorno dopo giorno e anche la manutenzione del giardino ne coglie i mutamenti. Sandro Russo aggiorna e coltiva un articolo del 22 giugno 2007.
If the doors of perception were cleansed, everything would appear to man as it is: infinite
William Blake, in: ‘The Marriage of Heaven and Hell’ (1790)
“Zoofarmacognosia” è una parola inusuale che definisce un campo di conoscenze anch’esse particolari. Studia, attraverso i comportamenti degli animali che per istinto si curano attraverso l’ingestione di alcune piante, le implicazioni che ne possono derivare per l’uomo.
In passato e nelle civiltà contadine in genere, gli uomini erano grandi osservatori della natura e dei comportamenti degli animali con cui spartivano l’ambiente e la vita. Si racconta che in questo modo – osservando l’inusuale stato di eccitazione delle pecore che si abbeveravano ad un particolare stagno in cui cadevano e maceravano bacche di piante presenti sulle sue sponde – siano state scoperte le proprietà della pianta del caffè.
Analogamente, osservando i comportamenti delle renne della tundra siberiana e della Mongolia, gli abitatori di quelle terre devono aver sospettato qualcosa sulle proprietà inebrianti dell’Amanita muscaria.
Pare che gli animali vadano letteralmente a caccia di questo fungo e poco dopo averlo mangiato, corrono di qua e di là senza un apparente scopo, fanno rumore, contorcono la testa e si isolano dal branco; mostrano insomma i sintomi di uno stato di ebbrezza. Non solo; le renne “vanno matte” anche per l’urina di altre renne o degli uomini che si sono cibati del fungo. Anche alcuni scoiattoli delle tundre, come il tamia siberiano sono noti ricercare e inebriarsi con questo fungo, e comportamenti simili sono stati descritti anche per i caribù del Canada.
Nella yurta ristagna un’aria densa, impregnata di fumo di legna e dell’odore del latte di pecora che sobbolle sul corpo laterale di una grande stufa di terracotta. Una lampada a olio spande una luce fioca, che tremola insieme ai fruscii del vento. Fa freddo, di fuori, e la terra è gelata.
La donna, con il capo coperto da più giri di una sciarpa di lana che le lascia scoperti solo parte del volto, dagli occhi alla bocca, rimesta nel paiolo più grande, e con gesti misurati versa dall’alto, con un bricco, il latte bollente nella grande teiera di metallo a becco.
Dall’altra parte della grande capanna, separata dalla cucina da una cortina di pelli di cammello conciate, viene il vocio degli uomini, scoppi di risa, ogni tanto delle urla.
La donna riconosce la voce del suo uomo, tra le altre; lui la tratta con rudezza, in presenza di estranei, ma non è cattivo con lei.
Lavora duramente, come tutti del resto, in quella terra inospitale e sono così rari i momenti di pausa.
Questa sera è il loro turno di ospiti, e tocca a lei fornire il materiale per la cerimonia culminante della serata.
Gli uomini sono dal pomeriggio a fumare, a bere e a discutere; ha già portato loro più volte il thè al latte dolcissimo, ma ora stanno diventando impazienti. A lei tocca fare la sua parte, in quelle occasioni…
Ora il peggio è passato. Ha già masticato e rimasticato i funghi secchi, amarissimi, che le hanno contratto lo stomaco e provocato conati di vomito; ma ha imparato a dominarli. Come le altre volte il suo volto è diventato pallido e si è coperta di sudore freddo. Poi la divinità si è manifestata dentro di lei; ha cominciato a vedere le cose sdoppiarsi, cambiare forma e colori. Ha girato in tondo e gridato per un tempo che non saprebbe dire. All’improvviso si è bloccata, come paralizzata da un indescrivibile stupore…
Tra un po’ riprenderà coscienza di sé, senza ricordare nulla di quanto le è accaduto.
Si guarda in giro stupita; adesso le toccherà rimettere tutto a posto. Sente ancora le voci alterate degli uomini venire di là della tenda.
Avverte di essere entrata in un mondo non suo: ne serba l’impressione, ma non il ricordo. Sente un peso nel basso ventre; tra un po’ la divinità che l’ha posseduta vorrà uscire.
Ora è il momento.
La donna di accovaccia su un recipiente di metallo e l’urina, a lungo trattenuta, esce da lei come una liberazione. Gli uomini di là stanno aspettando…
L’Amanita muscaria, a parte l’aspetto attraente, è un fungo controverso. Da alcuni è ritenuto senz’altro tossico, responsabile di sintomi simili a quelli indotti dalle solanacee come Atropa belladonna, Datura stramonium e Hyosciamus niger (Sindrome Anticolinergica).
Le prime manifestazioni dell’avvelenamento comprendono vertigini, difficoltà nel mantenere l’equilibrio e coordinare i movimenti, e sonnolenza. Inoltre secchezza delle mucose, battito accelerato, arrossamento del volto e pupille dilatate. Segue una fase di eccitamento; in questa fase si manifestano anche le allucinazioni. Le fasi di eccitazione e di sonnolenza possono alternarsi più volte.
Presso altre culture, specie nell’estremo nord-est dell’Europa e in Mongolia l’Amanita muscaria è ritenuto invece edibile, dopo trattamenti di vario tipo. Consumato fresco o dopo essiccamento è considerato un fungo ‘magico’ e utilizzato per le sue proprietà stupefacenti e divinatorie. Il fungo contiene in effetti diversi principi attivi, alcuni responsabili dei sintomi neurovegetativi, altri come l’acido ibotenico e il muscimolo, degli effetti allucinogeni. Quest’ultima sostanza, in particolare, viene eliminata con le urine, che conservano gli effetti allucinogeni del fungo attenuando gli effetti tossici; questa caratteristica si perfeziona con ripetuti passaggi urinari (in pratica ciò si ottiene ri-bevendo l’urina).
Secondo le testimonianze di antropologi del secolo scorso il ruolo di purificare nel proprio corpo il principio attico veniva svolto dalle donne.
LSD. Tra le sostanze allucinogene derivate dalle piante bisogna includere a rigore anche la più famosa: il mitico LSD (dietilamide dell’acido lisergico), una delle sostanze allucinogene più potenti che si conoscano.
Le sue proprietà furono scoperte accidentalmente da Albert Hofmann, un chimico dei laboratori Sandoz, che dal 1938 andava conducendo esperimenti su un fungo parassita dei cereali di cui aveva isolato uno dei principi attivi, l’acido lisergico.
All’ingestione di cereali contaminati dal fungo erano state attribuite in passato le epidemie di ergotismo (da ergot: il nome popolare del fungo parassita), che si manifestavano con vari sintomi: gangrena agli arti, crampi e convulsioni e anche con visioni e alterazioni della coscienza, alle quali nel Medioevo venivano date spiegazioni soprannaturali.
Secondo una ipotesi formulata alla luce delle conoscenze successive, anche la follia e lo stato visionario delle donne sottoposte ai processi per stregoneria dei secoli bui potevano essere ricondotte ad una patologia tossica di questo tipo, in un’epoca in cui l’alimentazione prevalente era a base di cereali.
Comunque Hofmann per molto tempo non capì l’importanza della sua scoperta e le possibili applicazioni, fino alla fatidica data del 16 aprile del ’43. Quel giorno egli ingerì casualmente pochi microgrammi della sostanza rimasti sulle sue dita, dopo di che venne colto da allucinazioni della durata di qualche ora, costituite da un flusso continuo di vivide visioni, immagini distorte, giochi caleidoscopici di colori.
Quando la sostanza, in un primo momento secretata dalla CIA per eventuali impieghi bellici, fu liberalizzata – quindi più o meno alla fine della II guerra mondiale – il suo uso cominciò a diffondersi; prima nei circoli intellettuali, poi a tutto il mondo giovanile, per la risonanza mediatica di entusiasti come Timothy Leary e Richard Alpert, psicologi e professori ad Harward che – una volta licenziati come ‘cattivi maestri’ – divennero attivisti e guru del movimento ‘hippie’.
Comincia così la stagione irrepetibile dell’LSD: la droga perfetta per il movimento, che si andava affermando negli Stati Uniti e si allargò con diffusione esplosiva a tutto il mondo occidentale.
Da un punto di vista più strettamente tossicologico, caratteristica comune a tutte le sostanze allucinogene è quella di determinare effetti diversi da persona a persona, dal momento che esse agiscono sugli strati profondi della coscienza e sul vissuto emotivo (conscio e/o inconscio) del soggetto.
Ne consegue che l’esperienza può essere estremamente piacevole oppure dolorosa o terrificante. Ben erano consapevoli di questo aspetto i primi viaggiatori dell’inconscio – poi detti ‘psiconauti’ – degli anni ’60, che avevano imparato a loro spese il vantaggio che almeno uno del gruppo si mantenesse sobrio, a fare da assistente o nurse a tutti gli altri, persi nei loro sogni (o incubi); per impedire che si mettessero in situazioni di pericolo ma anche per intercettare – dalle espressioni del volto o dalle cose che dicevano – se l’amico stesse facendo un nice trip o un bad trip. In quest’ultimo caso intervenivano con la boccetta di un sedativo, che interrompeva il cattivo viaggio e lo convertiva in un sonno ristoratore.
Con l’LSD siamo alle radici del movimento, ai Beatles con la loro Lucy in the Sky with Diamonds, e ai Doors – di Jim Morrison (‘King Lizard’, una delle icone del pop, morto a 27 anni) – che presero il nome proprio dal verso di William Blake riportato in epigrafe (…the doors of perception).
Siamo contigui alla stagione dei grandi concerti rock, da Woodstock all’isola di Wight; molto vicini infine alla storia che noi stessi abbiamo vissuto e ai nostri ricordi in diretta…
[Piante tossiche, medicamentose, allucinogene (4) – Continua]
