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Il padre di tutti i festival

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Risalendo il Rodano, Avignone ti appare e ti si presenta con il suo simbolo più forte e potente: il Palazzo dei Papi, la corte papale che per più di 70 anni...

Risalendo il Rodano, Avignone ti appare e ti si presenta con il suo simbolo più forte e potente: il Palazzo dei Papi, la corte papale che per più di 70 anni nel 1300 è stata la capitale del cattolicesimo. Avignone non ha l’aria di una “Roma del sud del Francia”, non ha nulla di sacrale, ma solo di medievale. È arroccata sulla sponda sinistra del fiume e chiusa dalle mura in un grumo di vene e arterie caotiche e affastellate, costruzioni basse e la corte papale immensa, bianca, centrale. Qui, proprio nel Trecento, ha vissuto un grande connazionale dimenticato, padre dell’Europa Umanistica, immenso poeta dal carattere antipatico: Petrarca. Il Palazzo dà l’idea del potere e della ricchezza passati, mentre col tempo la città ha assunto l’aria un po’ snob e elitaria di una sonnolenta cittadina della Provenza dove la vita scorre lenta e si va a letto presto la sera. La vita a Avignone è sempre la stessa, monotona e senza sorprese, fatta di vecchi che comprano il pane la mattina e ti ripetono al massimo ripetitivi bonjour e bonnuit. Sempre la stessa, tranne che ventuno giorni all’anno, tre settimane scoppiettanti, uniche in Europa, in cui la città palpita e vive, sogna a occhi aperti e quindi non dorme mai: il Festival di Teatro. La Francia, si sa, è la patria dei festival che vengono copiati dappertutto con scarsi risultati, la culla della cultura democratica come spettacolo. Il segreto è che lo slogan della rivoluzione francese si adatta perfettamente a qualsiasi iniziativa, manifestazione o festa tanto che sembra scritto da qualche pubblicitario: libertà-uguaglianza-fratellanza. Il Festival di Teatro d’Avignone risale addirittura al 1947 per intuizione di Jean Vilar: “Porquè non fare uno spettacolo nell’atrio del Palazzo, dove un tempo i fedeli si riunivano per ascoltare l’omelia del papa?”. Fu subito un successo con grande sorpresa di tutti. Ora ci sembra normale utilizzare i luoghi belli e storici, i siti archeologici come quinte di concerti o spettacoli, ma allora sembrava impossibile. All’epoca, in Italia, i teatri romani servivano al limite per viverci dentro, impensabile metterci in scena una commedia. Col tempo il Festival di Teatro d’Avignone è diventato una delle manifestazioni più importanti della Francia e d’Europa, allargandosi nella città e nella regione. Nel 1960 si è aggiunta la sezione alternativa “off” con spettacoli minori di piccola produzione e dagli anni ’70 la città si è popolata, in quel periodo, di migliaia di artisti di strada, saltimbanchi, suonatori e circensi. Le facciate degli edifici medievali vengono ricoperti dai cartelli degli spettacoli che si fanno una concorrenza spietata. L’attacchinaggio con la colla è vietato, quindi si sono ingegnati con le cordicelle, i nastri, lo spago da attaccare ai lampioni o alle inferriate: il risultato è una rete di cartelloni, manifesti, volantini perlopiù legati l’uno all’altro. Il programma del festival è amplissimo e va dal teatro classico a quello shakespeariano, da quello sperimentale d’avanguardia a quello dei burattini e delle marionette. Insomma ce n’é per tutti i palati e le tasche, infatti i biglietti variano dai 2 ai 25 euro. Avignone è anche un esempio di autonomia: tutta la risonanza mediatica e gestita dal festival stesso con interviste, foto e cartelle stampa. Per tutte le altre informazioni va assolutamente visitato il sito: http://www.festival-avignon.com.

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