The Disaster Artist di James Franco

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“The Disaster Artist” è un film sull’amore, sul senso dei sentimenti, sulla ricerca del nostro posto nel mondo, sulla percezione che gli altri hanno di noi e su quanti sforzi facciamo per essere amati e capiti. La vita non è speculare e non ci rimanda quasi mai l’immagine che scegliamo di mostrare.

Ad uno sguardo disattento il film di James FrancoThe Disaster Artist” sembrerebbe solo una commedia leggera, dedicata al mondo del cinema, deliziosa e intelligente come non se ne vedevano dai tempi dell’irresistibile “Si gira a Manhattan” (1995) di Tom DiCillo o del sofisticato “Ed Wood” (1994). Eppure, a ben guardare, il lavoro di Franco potrebbe competere, e forse superare, qualunque film dedicato all’amore e alle sue tragiche declinazioni, del 2017. Nonostante la totale assenza di romanticismo e di un unico accenno ad una relazione di coppia (peraltro fallimentare), “The Disaster Artist” è un film sull’amore, sul senso dei sentimenti, sulla ricerca del nostro posto nel mondo, sulla percezione che gli altri hanno di noi e su quanti sforzi facciamo per essere amati e capiti. Tratto dall’omonimo romanzo di Greg Sestero e Tom Bissell, racconta le disavventure di due improbabili amici uniti dalla passione per il cinema, che decidono di realizzare un film, “The Room”, passato alla storia come uno dei peggiori mai realizzati. Tom, giovanissimo e timido aspirante attore, rimane affascinato da un suo collega ad un corso di recitazione, Greg Sestero (interpretato da un irriconoscibile Franco): eccentrico, misterioso e con un non identificabile accento straniero, Greg ama il cinema, pur non conoscendone quasi nulla, ed è fermamente convinto che con spirito di sacrificio e buona volontà si possa ottenere il successo. Eppure i suoi rocamboleschi tentativi di essere preso seriamente a Los Angeles, sembrano dimostrare il contrario: “non basta volere qualcosa per ottenerlo” lo ammonisce un saggio produttore infastidito dallo stesso Greg durante una cena. L’amore non è quasi mai corrisposto: non basta dimostrarlo o provarlo. La vita non è speculare e non ci rimanda quasi mai l’immagine che scegliamo di mostrare. Così Greg, incompreso e ferito decide di girare da solo il suo film, autobiografico nonchè storia archetipica di rifiuto e fallimento. A differenza di quanto sostenuto da Woody Allen, attraverso il monologo finale di Ginny Rannel, protagonista de “La ruota delle meraviglie”, Greg Sestero ci dimostra che l’amore è soprattutto gratitudine, è lealtà, è saper aspettare senza ricevere in cambio nulla. È sacrificio, dolore e ostinazione. E ciò che alla fine otteniamo, non corrisponde quasi mai a ciò che meritiamo.

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