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La Star

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Il gusto amaro della metanfetamina nella bocca non sembra neanche infastidirlo preso com’è dal ritmo furibondo degli Hair metal Death che rimbombano nelle pompose cuffie placcate d’oro esibite disinvoltamente sulla sua testa, chiaramente di marca come tutto ciò che lo riguarda,

Il gusto amaro della metanfetamina nella bocca non sembra neanche infastidirlo preso com’è dal ritmo furibondo degli Hair metal Death che rimbombano nelle pompose cuffie placcate d’oro esibite disinvoltamente sulla sua testa, chiaramente di marca come tutto ciò che lo riguarda, dalla camicia traslucida stile impero appallottolata a terra accanto alle scarpe di pelle nera martellata con testa di crotalo annessa che sostengono la paletta della sua prima chitarra, una fender stratocaster in legno di acero regalatagli a vent’anni da Molly, la sua ragazza dai capelli d’oro con cui pensava sinceramente di farcela, dal grosso anello con rubino infilato nell’indice della mano sinistra all’enorme quantità di oggetti e accessori disposti per ordine cromatico nelle quattordici stanze della casa da cui arriva il suono poderoso della toccata e fuga in re minore di J. S. Bach sparata in filodiffusione a tutto volume in ogni angolo del giardino alla francese che rivelano complessivamente il suo gusto maniacale per il genere gotico-barocco ma lui è una star, una stella del palcoscenico e ogni stravaganza gli è concessa, cosa di cui è pienamente consapevole e spesso se ne approfitta specialmente con le donne a cui chiede puntualmente la bocca o il culo proprio come con la brunetta portoricana dalle enormi tette tatuate inginocchiata davanti lui e occupatissima a fargli un pompino mentre la star, immobile sulla poltrona di velluto rosso damascato, i pantaloni abbassati alle caviglie, il torso nudo, glabro e abbronzato su cui svetta un enorme dragone tatuato nei toni del rosso e i lunghi capelli corvini raccolti in una sontuosa coda di cavallo soppesa con lo sguardo il sacchetto di pasticche candide come la neve che il suo pusher di fiducia ha lasciato in bellavista sul tavolo proprio accanto al suo smartphone in titanio e pietre preziose che vibra in continuazione per i messaggi in entrata e pensa per quanto tempo ancora la gente continuerà a disturbarlo con richieste del cazzo e lui è veramente stufo di essere infastidito da chicchessia, specialmente da quelle merdine ricche come lui e forse pure di più che incontra continuamente alle manifestazioni di gala, ai grand prix e ai festival internazionali di ogni tipo che gli chiedono cose, quasi sempre stronzate, dal biglietto per il concerto in area vip alle mutande autografate, dalla ciocca dei capelli all’ospitata gratuita per la festa dei dodici anni di qualche insulsa ragazzina obesa e per questo lui non riesce mai a stare in pace come vorrebbe e deve pure fare buon viso a cattivo gioco e tirare avanti così tra una sniffata e l’altra perché altrimenti non riuscirebbe a fare quello che fa e a essere una star, perché essere una star non è facile, è un duro lavoro e lui sa che questa verità non può condividerla con nessuno perché nessuno gli crederebbe e così tiene sempre per sé la stanchezza della sala prova tutti i giorni e i controlli periodici alle corde vocali che il medico glielo dice sempre che se continua così finirà con un cancro alla gola o un infarto o un ictus che tanto è lo stesso e poi c’è anche quel residuato bellico in mezzo alle gambe che non tira più da tempo anche perché a 57 anni le energie non sono più quelle di prima ma è soprattutto la paura del palco a non poter condividere perchè quella, lui, ce l’ha ancora adesso e quando decine di migliaia di persone lo acclamano lui è lì, dietro le quinte, che se la fa sotto ma poi in fondo lo sa che è anche bello, è meglio di un orgasmo e alla fine si lascia andare e la musica gli entra dentro e la sua voce non gli appartiene più, arriva da un posto che non sapeva esistesse dentro di lui, un posto in cui è ancora felice e va tutto bene e no che queste cose non può certo raccontarle, neanche alla mignotta che ancora armeggia con vigore lì sotto che tanto il cazzo non si alza, sicuramente anche per colpa della droga, tanta, troppa roba ma anche questo gli va bene perché sa di dover dare al pubblico quello che lui vuole e una star deve necessariamente essere trasgressiva per risultare credibile e questo lo ha imparato a sue spese già da quando si tagliò le vene tanti anni prima e i giornalisti lo schiaffarono in prima pagina per giorni e tutti dissero che era nata una star ma invece a lui era morto il fido Doggy e quel cane era l’ultimo legame con suo padre ma a nessuno fregava niente perché lui doveva solo fare la star e dare agli altri dei sogni e farli credere possibili e questo gli riusciva veramente bene e a un certo punto ci aveva creduto anche lui finché gli hanno detto che Molly era morta e lui non era riuscito a salvarla perché si era sempre rifiutato di vederla come una fottuta tossica e così si è buttato ancora di più nelle droghe, per lei e per il personaggio che era ormai diventato e adesso ha un sussulto e pensa seriamente di dire alla portoricana di farla finita che tanto è inutile ma invece prende una manciata di pillole bianche dal sacchetto del pusher e le butta giù con un grosso bicchiere pieno fino all’orlo di whiskey che sorseggia lentamente e poi è solo musica e cielo.

Un cielo così bello e intenso lo ricordava solo da bambino quando lui era ancora Nick e non esistevano le droghe, i fan, i flash, le donne, l’alcol e la pressione del mondo. A quei tempi aspettava con gioia il giorno dopo il temporale quando finalmente poteva tornare a correre sui campi e buttarsi sull’erba che sapeva di fresco e di buono. In quei momenti stava con il naso all’insù a guardare lo sconfinato mare azzurro solcato da enormi chiazze di schiuma bianca e pannosa in cui si divertiva a cercare draghi trasformarsi in cavalieri al primo soffio di vento. Intorno a lui solo gli infiniti suoni del creato da cui si lasciava cullare come trasportato da una sublime melodia. E l’armonia della natura era con lui esattamente come per un brevissimo istante ora.

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