Il cinema racconta le guerre. Oggi che il nostro Vietnam è la crisi economica, il cinema racconta la guerra della finanza contro i poveri cristi. Almeno quattro film usciti in questi ultimi mesi hanno praticamente lo stesso tema.
In Blue Jasmine di Woody Allen, la lotta è tra due sorelle, una povera crista e una che ha sposato un uomo della grande finanza. In American Hustle di David O. Russell, si combatte tra l’Fbi e due truffatori che fanno i soldi promettendo grandi guadagni ai poveri cristi. Nel Capitale umano di Paolo Virzì, un povero cristo si illude di fare i soldi con i soldi. E in The wolf of Wall Street di Martin Scorsese, si vede da vicino un condottiero dell’esercito che combatte contro i poveri cristi.
Sono quattro bei film che hanno quattro belle sceneggiature, perché per raccontare la realtà del nostro tempo ci vuole capacità di scrittura. E la scrittura svela a poco a poco le sue verità, lasciandoci alla fine il senso di una specie di scoperta risaputa, quasi che si trattasse sempre di un’inchiesta, di un giallo scritto su noi stessi. Con la strana sensazione di arrivare alla fine per scoprire quello che già sapevamo fin dall’inizio. L’assassino lo abbiamo capito subito chi era e abbiamo capito molto presto anche che noi, immersi nella sala buia del nostro cinema, facevamo parte della schiera dei poveri cristi che del delitto sono le vittime.
E ci sono grandi attori e grandi attrici, che vinceranno grandi premi, perché quando si combatte una guerra è giusto che vengano assegnate delle medaglie al valore. Da non perdere Cate Blanchett nel film di Allen, e Christian Bale con Jennifer Lawrence in American Hustle, bravi Fabrizio Bentivoglio e Valeria Bruni Tedeschi nel film di Virzì, oltre a Di Caprio che da tempo è a proprio agio in ruoli da truffatore come nel film di Scorsese.
In queste storie ci sono donne che vivono come gran signore fingendo di non accorgersi di niente e che in genere fanno casini quando vengono tradite. Ci sono invece donne che capiscono il gioco e l’accettano. Ci sono uomini che costruiscono buchi e altri uomini che ci finiscono dentro. Ci sono case di lusso che a vederle ti chiedi se davvero ci sia gente che le abita. Ci sono gli eccessi e le rovine che solo i soldi possono creare. Ci sono degli idioti che credono di diventare ricchi e ricchi veri che lo sono da sempre e fanno di tutto per restare indenni dalle catastrofi che hanno creato. Ci sono anche gli esseri umani comuni, cioè i poveri cristi. Che in genere vengono truffati. Oppure si truffano da soli, cioè decidono di mettere i soldi in affari che poi vanno a finire male. Perché anche i poveri cristi non sono buoni, sono in genere attratti dal potere della ricchezza come dal Lato Oscuro della Forza di Guerre Stellari, o dalle tenebre che gli uomini spesso preferiscono alla luce.
Sì, è vero, c’è in questi film anche il timido tentativo di contrapporre alla violenza economica qualche valore ideale, qualche coppia innamorata, qualche amico che non tradisce… Eppure credo che sia terrificante l’effetto che ha sullo spettatore il peso del denaro. Ci sarà qualcuno che riuscirà davvero a resistere alle immagini patinate del lusso e del sesso? Qualcuno che saprà rifiutare come sterco del demonio le macchine sportive e le piscine? Qualcuno che messo alle strette non ammetterà che sì, sarebbe bello vivere così, come quelli che hanno tutti quei soldi. E magari, penserà sotto sotto, avessi anch’io il coraggio di rubare e truffare per diventare come loro e fare quelle belle feste in quelle ville straordinarie.
Questo non sorprende per un popolo come quello americano, che ha sempre creduto nel self made man. Una società che ha sempre inseguito il guadagno facile, dalle terre del West strappate ai nativi americani alla corsa all’oro nel Klondike, parodiata da Charles Chaplin e Zio Paperone. Hollywood ha anche una lunga tradizione di giochi finanziari e truffe raccontati nel cinema (da La stangata a Wall street fino a Una poltrona per due). Però è buffo pensare che già Collodi con il Gatto e la Volpe aveva avvertito noi italiani che quando ti offrono un albero di monete d’oro in cambio di cinque zecchini, c’è qualcosa che non va. Dovremmo essere vaccinati contro le promesse di grandi guadagni economici con un minimo d’investimento, no?
Questo è l’aspetto che rende tristi e simili tutti questi film: raccontano come non ci sia una vera difesa contro l’esercito nemico. La guerra, la stiamo perdendo.
Solo il fotogramma finale del film di Virzì, con una spruzzata di romanticismo consolatorio che non ti aspetteresti, ci dice che la battaglia non è ancora finita e che c’è un filo di speranza per i poveri cristi.
