Condividi su facebook
Condividi su twitter

Il pranzo di Giacomino

di

Data

Forse ogni essere umano, per un attimo, per qualsiasi ragione, bella o brutta, ha desiderato essere qualcun altro. Io ad esempio, per un attimo, avrei tanto desiderato essere un certo Giacomino.

Via delle Fornaci, San Pietro. Ore 11.00. Mi accorgo di avere il bagagliaio aperto, così accosto e scendo per chiuderlo bene. Alla mia destra, a un paio di metri, il portone di un palazzo, e sulla soglia una signora che mi fissa. E’ piccolina, molto anziana.
– Giacomino! – esclama, sorridendo e venendomi incontro.
Sto per dirle che non sono Giacomino, quando alza la mano e mi accarezza la guancia. Ha gli occhi piccoli e azzurri, ma assenti.
– Giacomino… – ripete – vieni su che è pronto il pranzo.
Non so che dire, ma ecco che dopo qualche secondo esce dal portone una donna robusta, che corre subito verso di noi.
– Signora! – dice preoccupata quando arriva, con un accento di qualche paese dell’est – quante volte io detto che non deve uscire di casa.
La signora la guarda.
– E’ arrivato mio figlio per pranzo.
La donna si rivolge a me.
– Scusi, io sono badante, e appena distraggo un attimo signora esce subito. Scusi ancora, arrivederci.
La badante prende sottobraccio la signora, poi tornano verso il palazzo. La signora tiene il volto girato. Mi guarda ancora. D’istinto alzo la mano e la saluto. Lei continua a guardarmi e a camminare, fino a sparire oltre il portone.

Altri racconti
in archivio

Sfoglia
MagO'