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Vincenzo Mollica: “C’é un bel fermento di tanti ragazzi che fanno cinema”

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Siamo nella piazza di Acireale e Vincenzo Mollica ha appena mostrato il suo documentario su Mia Martini. Giornalista Rai da ventisette anni, esperto di cinema, musica e fumetti, Mollica ritarda...

Siamo nella piazza di Acireale e Vincenzo Mollica ha appena mostrato il suo documentario su Mia Martini. Giornalista Rai da ventisette anni, esperto di cinema, musica e fumetti, Mollica ritarda di pochi minuti la cena per fermarsi a parlare con noi del cinema e delle sue esperienze.

Ultimamente c’è stata una piccola polemica, iniziata da Tarantino, riguardo la crisi del cinema italiano. Lei cosa ne pensa?
Niente, mi sembra una polemica fuori luogo. Tarantino può pensare quello che vuole, non è che bisogna condividere tutto quello che dice. Il suo pensiero è il pensiero di un cineasta che probabilmente non conosce tutto il nuovo cinema italiano, perché probabilmente non avrebbe detto questo. Se anche lo pensasse è un pensiero che va rispettato, ci vuole una voce che esca fuori dal coro, magari può anche servire a far ricompattare dei cineasti italiani non sempre coesi. Non ingigantirei il pensiero di Tarantino, anche perché è così fluviale quando parla che chissà in quale fiume di parole avrà detto anche questo.

Lei non crede che il cinema italiano stia vivendo un momento di crisi?
Io credo anzi il contrario, che ci sia un aumento proprio nel senso della creatività. C’é un bel fermento di tanti ragazzi che fanno cinema. A me, ogni settimana, arrivano due o tre tra cortometraggi e mediometraggi, film fatti in dvd. C’è un bel fermento che si sta muovendo, il cinema non è più quello che si proietta solo nelle sale, il cinema è anche quello che fa, ad esempio, Manzoni autore di bellissimo film su Claudio Lolli. Ha il dvd e magari lo vende porta a porta, oppure lo fa vedere in televisione. È un modo di fare cinema, di respirare cinema.

Dunque c’è qualche fermento particolarmente interessante ora in Italia?
Devo dire che adesso mi piace questo movimento dei cento registi che si attiva per avere una nuova legge del cinema. Mi piace molto e mi piace tutto il fermento che sta vivendo il cinema italiano. Tarantino è libero di pensare quello che vuole e nessuno può proibirgli di dire quello che vuole, dopodiché ognuno esprimerà le sue valutazioni pro o contro.

Si può dire che sia la fruizione del cinema ad essere cambiata?
Le logiche di mercato del cinema sono sempre le stesse e saranno sempre le stesse ovunque. È chiaro che adesso devono fare i conti con qualcosa di diverso, che passa attraverso internet, che passa attraverso i telefonini, i dvd venduti porta a porta, che passa attraverso sistemi diversi. Quando ero ragazzo era impensabile immaginare che io potessi fare un cortometraggio, non c’erano telecamerine, c’erano delle superotto che erano delle cose sacrali. Adesso una telecamerina è a portata di tutti, con 300 euro si compra o un papà che te la regali lo trovi. Poi puoi montare addirittura quel cortometraggio sulla stessa telecamerina, fai cose impensabili. Quando Nanni Moretti faceva i suoi super otto sembrava stesse conquistando il mondo ed era un modo di conquistare il cinema.

La possibilità per tutti di realizzare film ne altera in qualche modo la qualità?
Io credo che la cosa più importante del cinema siano sempre le storie, avere una buona storia da raccontare è una cosa sacrosanta. Credo che uno dei maestri in questo senso sia Vincenzo Cerami, lui ha sempre messo al primo posto di tutto la storia, cercare una storia, cercare dei personaggi, che sono sempre l’anima di questa storia. Raccontare una storia è la cosa più bella che c’è, lui ha avuto il privilegio di raccontarlo sia attraverso la scrittura per il cinema, che attraverso la letteratura. Lo pongo come esempio alto di quello che sta accadendo nel nostro paese.

Qual è l’ultimo film che ha visto nel quale c’è questa cura per la storia?
C’è un film di questo regista pugliese che si chiama Vito Giuspotenza che ha fatto un film dedicato alla traslazione della salma di Nicola di Bari. È un film che mi ha molto commosso, mi ha molto emozionato. Un film che ha una circolazione ancora cittadina, nessuno sa di averlo visto, ma è di rara potenza, di rara bellezza. Tutto recitato in dialetto strettamente pugliese, un lavoro devo dire straordinario.

Lei ha avuto l’onore di essere amico di Federico Fellini, secondo lei quale caratteristica della sua personalità lo ha reso un così straordinario regista?
Parlare di Fellini è come parlare dell’oceano, parli di una cosa sterminata, straordinaria, immensa. Parli di un genio senza confini, che non era possibile circoscrivere. Un’anima pulita, libera, un cuore generoso, una fantasia che era sempre cento chilometri avanti rispetto a dove tu stavi. Nello stesso tempo era così semplice da saper parlare con tutti, lui aveva l’età della persona con cui parlava, se lui parlava con te aveva la tua età, se parlava con lui aveva la sua età, se parlava con mia figlia, che aveva sette anni, aveva l’età di Caterina. È la cosa più alta che secondo me si può dire di un grande artista quale era lui.

Cosa ha imparato da lui?
Mi ha insegnato tante cose. La cosa più bella che ricordo è un suo pensiero “È la curiosità che mi fa svegliare la mattina”. Questo per me è diventato una piccola bandiera, se tu non ti svegli con la curiosità vuol dire che c’è qualcosa che non funziona più, qualcosa che se ne è andato.

Può consigliarmi tre film da vedere assolutamente?
Guarda io ti posso dire quali sono: Tempi Moderni, Otto e mezzo e Biancaneve e i sette nani.

Alcune voci critiche accusano i suoi servizi e le sue interviste di essere particolarmente buoniste, lei cosa ne pensa?
Lei cosa ne pensa?

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