L’inizio delle vacanze, spesso, è accompagnato da un dramma di dimensioni non trascurabili: quale libro porterò sotto l’ombrellone?L’ultimo bestseller che bisogna assolutamente leggere per stare al passo con i tempi, di quelli con le copertine belle rigide su cui il figlio duenne può versare sabbia e acqua di mare?Oppure i dieci classici della letteratura mondiale, quelli che non hai ancora letto e che aspettavi-solo-che-inziassero-le-ferie-per-poter-leggere-in-santa-pace, rigorosamente conservati in bustine di plastica trasparente e chiusi a chiave nella cassaforte della camera d’albergo?Qualsiasi tipo di lettore voi siate (ossessivo-compulsivo, onnivoro, Gollumforme, sbadato, saltellante), ecco i tre libri che assolutamente non dovrete portarvi in vacanza.
Scritti da tre volti noti della politica italiana, sono gli ultimi capolavori che troneggiano nelle vetrine delle librerie e nei talk show televisivi, dandosi grandi arie da Flaubert. Trascurando i testi spiccatamente politici (da Fini a Vendola, quelli che copincollano i loro discorsi pubblici e li fanno rilegare per il piacere dei fan sfegatati e delle rispettive mamme), ho scelto tre volumi che sicuramente non possono mancare nelle vostre librerie, ma solo per fare le veci di fermacarte o di eleganti oggetti d’arredo (hanno delle bellissime copertine colorate!). Ma scordatevi di portarveli in vacanza: oltre a fare una pessima figura con i vicini di ombrellone, di qualsiasi fede politica essi siano, sono inoltre letture di non facile digestione. Rischierebbero di piazzarvisi sullo stomaco, tra un gelato e l’anguria.
Italo Bocchino, Una storia di destra, Longanesi 2011
Un’autobiografia scritta in punta di Ipad, nei tempi morti della lunga campagna mediatica autunnale. Ve lo ricorderete, nell’impeccabile mise camicia-cravatta-sorriso-da-bravo-ragazzo che ha sfoggiato in tutti i talk show (e forse anche a “La prova del cuoco” e “Alle falde del Kilimagiaro”), all’epoca della rottura tra Fini e Berlusconi?Vi siete mai chiesti come facesse a sopportare tutto quello sballottamento da una rete televisiva all’altra?Ora lo sapete: si è messo a scrivere, per sfogarsi e far passare il tempo. Ha diligentemente raccolto aneddoti e ricordi di gioventù, con cui ha ricostruito la sua carriera politica e personale. No, scordatevelo, non c’è neanche un accenno al gossip dell’anno. Però è molto divertente immaginarsi le figuracce che faceva con La Russa e Gasparri, quando in giovane età condivideva con loro un divano letto a casa di quest’ultimo. Cioè, fa molto ridere anche solo immaginarlo, Gasparri da giovane. Poi c’è l’aneddoto da 10 e lode su Ruby, il trans che abitava nell’appartamento accanto a quello dove stavano Bocchino e Buttafuoco: ogni notte, i suoi improbabili clienti andavano a suonare alla porta sbagliata, complice l’infelice accoppiata di cognomi sul campanello. Se siete appassionati di politica vero, però, lasciate perdere, o rischierete di farvi fumare il cervello per capire il nesso tra liberalismo da destra europea e il postfascismo all’italiana.
La pagella in breve:
Voto: 7. Hanno alzato la media gli abbinamenti camicia-cravatta.
Danni collaterali: L’eccessiva umanizzazione di Gasparri e altri postfascisti affini può dare eritemi cutanei. Assumere a piccole dosi.
Utilizzo alternativo: Riciclatelo come regalo di compleanno a un amico destrorso o a un sinistroide in crisi d’identità.
Domenico Scilipoti, Scilipoti, re dei Peones, perché Berlusconi,?????
Questa è una recensione preventiva poiché, mentre la sottoscritta sta scrivendo, il capolavoro non solo non è ancora stato dato alle stampe, ma è protetto da un’aura di mistero. A detta dell’Onorevole, al contrario di quanto sarebbe razionale pensare, bisogna mantenere un rigoroso segreto: non si può fare il nome della casa editrice, non si possono divulgare copie stampa né bozze in pdf prima della grandiosa presentazione programmata per martedì 5 luglio, a cui sarà presente anche il Presidente del Consiglio (nel caso siate così masochisti da volerci andare, è obbligatoria la giacca per gli uomini, ndr). I nostri infiltrati, però, ci assicurano che il capolavoro svelerà la natura intrinseca e l’esperienza di vita del Responsabile per eccellenza. Quindi sì, potrebbe essere un Manuale di Caccia alla Poltrona. Oppure anche un interessante Trattato di Compravendita, o di Agopuntura Estrema. O anche un libro di cucina, specializzato in triti, bolliti, ripassati, e superpolpettoni del 26 dicembre, giusto per non buttare via gli avanzi. Se proprio volete acquistarlo lo stesso, sappiate che è impreziosito dalla prefazione del Presidente del Consiglio (quella, purtroppo, è già uscita), che lo ha definito “un sasso gettato nello stagno dell’ipocrisia politica”.
La pagella in breve:
Voto: Voto 3 meno, sulla fiducia.
Danni collaterali: Consigliata un’alta protezione, rischio scottatura a causa delle troppe radiazioni GI (Grandissime Idiozie).
Utilizzo alternativo: Assolutamente nessuno. Forse come “sasso da gettare nello stagno di un’ipocrisia politica”, al massimo.
Dario Franceschini, Daccapo, Bompiani 2011
Avete presente De Andrè, quando parla degli ultimi, dei diseredati, delle prostitute di Via del Campo? Ecco, nonostante l’esplicito rimando che l’autore fa in ogni sua intervista (accompagnato dalla modestissima frase: “la mia traduttrice francese non sapeva neanche che fossi un politico”), non c’entra nulla. Il terzo romanzo del politico ferrarese racconta la curiosa storia del notaio mantovano Ippolito Dalla Libera, che sta per morire, e decide di confidare al figlio Iacopo (anch’egli notaio, sposato con la frigida Albina) un segreto: lui ha avuto 53 figli da altrettante prostitute, e vorrebbe rivederli tutti prima di morire. Iacopo, da sempre ligio agli ordini del padre ma sinceramente incazzato, soprattutto per l’eredità, va a Ferrara a cercare tutte le prostitute e relativa prole, i cui nomi il padre ha annotato in un quaderno nero. Arriva dalla prima, e trova una vecchiaccia e una ragazza bellissima di nome Mila (prostituta pure lei), e non si capisce come ci finisce a letto. Ovviamente s’innamorano follemente, lui le racconta tutta la storia, lei lo porta a spasso per un quartiere di Ferrara che dalla descrizione sembra Istanbul nell’800, tra ladri, osti che servono salame da sugo, mercerie, vecchie che stendono panni e bambini che corrono con le baguette sotto al braccio da portare alle sorelline con vestiti a fiori. Infine lo porta da un vecchio che tiene un archivio segreto di tutte le vite degli abitanti del borgo, e si scopre che Ippolito, conosciuto al borgo come Ernesto, è osannato come un eroe che metteva incinta le prostitute e le manteneva fino a che i figli non fossero diventati maggiorenni. Cioè: è un eroe perché ha promesso loro di tornare, un giorno. Cioè: il dramma di tutti i figli delle prostitute è che sono orfani di padre ignoto, i 53 figli di Ernesto sono orfani di padre noto, anzi notaio. E perché l’ha fatto? Per dare loro la vita colorata, bellissima, piena di avventure che lui, poverino, essendo chiuso in uno studio e guadagnando un mucchio di soldi, non ha mai potuto fare.
La trama, intricata e folle, è probabilmente ispirata alla fortunata e incestuosa serie Beautiful (il che è sintomatico del fatto che a sinistra si è proprio alla frutta) ed è arricchita da un’infilata di citazioni, spesso gratuite, tratte da tutto lo scibile umano. Canzoni, quadri, fotografie, tanto c’è una pagina face book apposita, “Daccapo citazioni nascoste”, dove è partita la gara a chi le scopre tutte (no, tranquilli, se ne azzeccate un paio non vi manderanno a casa l’opera omnia di Franceschini, potete buttarvi). Da Mantegna a Edith Piaf, da “L’Attimo fuggente” a Guccini. Quest’ultimo, poi, inflazionatissimo: cito solo il momento in cui il protagonista sta aspettando il treno, passa un tizio e dice “alla stazione di Bologna, un pazzo si è lanciato contro il treno”. Una trovata simpatica le prime due volte, poi si capisce che ci ha preso gusto e ha iniziato a scrivere in funzione di quello. Insomma, qualcuno deve regalargli il manuale di scrittura creativa di Omero. Volume uno, per principianti.
La pagella in breve:
Voto: Voto 5 più più meno. Due più per la fantasia nei nomi e per alcune trovate di stile (come l’archivio), un meno per la trama. Le frasi a effetto sparse a caso fanno tutto il resto.
Danni collaterali: Crisi d’ansia per il sovraffollamento di citazioni. Può causare una temporanea repulsione per le canzoni di Guccini.
Utilizzo alternativo: Per quanto riguarda le citazioni, ottimo rompicapo in stile “Dov’è Wally?”. Visto il tema, tenere comunque lontano dalla portata dei bambini, che di minorenni di dubbia moralità ne abbiamo già abbastanza.

