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Gli occhi di Veronica

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“Mi sono resa conto di avere un problema solo una sera quando, dopo aver mangiato la pizza con mia madre e il mio ragazzo, mia madre ha spento una sigaretta...

“Mi sono resa conto di avere un problema solo una sera quando, dopo aver mangiato la pizza con mia madre e il mio ragazzo, mia madre ha spento una sigaretta nella pizza che era rimasta e poi l’ha buttata nel secchio. La notte mi sono alzata, presa da un attacco di fame, e ho mangiato la pizza che era nel secchio. La mattina mi sono svegliata presto e la prima cosa che ho fatto è stata chiamare il medico”. Veronica era bulimica, ma si è resa conto solo quella sera che il suo era un vero problema, una vera e propria malattia e che, come tale, andava affrontata. È una bella ragazza, mi accoglie con un largo sorriso su un volto lievemente truccato, ha due allegri codini e si muove tranquilla tra un bel gruppo di amici. “Il mio problema è iniziato intorno ai 16/17 anni, non so precisamente perché, sono stata male e basta. Successivamente, quando poi questa malattia era andata proprio avanti, mi sono rivolta ad un centro specializzato. Avevo forse vent’anni e avevo provato tutto, l’omeopatia, alcune fiale, poi delle compresse; sono andata dallo psichiatra, dal neurologo, dallo psicologo, tutti li ho girati, non mi mancava più nessuno, ho provato anche l’agopuntura”. Veronica ha 24 anni, parla con serenità e ogni tanto scherza su di sé. “I dottori hanno iniziato a dire che si trattava di bulimia e io non lo capivo, forse ero piccolina. I dottori usano sempre paroloni, allora pensavo che forse avevano esagerato, che non poteva essere sicuramente il mio problema. Il problema invece c’era, però io l’ho sottovalutato. Mia mamma non ci credeva, a mio padre invece la parola bulimia lo aveva spaventato e allora abbiamo fatto delle ricerche, abbiamo comprato dei libri, però poi mio padre è morto e quindi la malattia è peggiorata. Dopo due o tre mesi, avevo preso 13 chili, sono stata di nuovo dal dottore, fino poi all’episodio della pizza, là mi sono veramente accorta di non stare bene”. La bulimia è un disturbo psichiatrico che colpisce una giovane su 100. Negli ultimi anni si sta manifestando anche negli uomini e nelle donne di oltre 30 anni. Si manifesta con frequenti abbuffate, cioè perdita di controllo nei confronti dell’assunzione di cibo, seguite da atteggiamenti compensatori, come vomito autoindotto, digiuno prolungato, estenuante esercizio fisico, uso di purghe e medicinali. “Io mangiavo perché avevo fame, perché dovevo mangiare, in quel momento non capivo niente, non mi rendevo conto che stavo mangiando tanto, poi dopo mi sentivo male, male proprio”. La bulimia è legata a fattori familiari, sociali, psicologici e fattori di tipo biologico, quali la predisposizione alla depressione. I fattori familiari, sociali e biologici preparano il terreno per lo sviluppo della bulimia e, una volta preparato, le caratteristiche psicologiche dell’individuo sono il fattore determinante. “Dopo aver mangiato, mi sentivo in colpa e comunque non volevo prendere peso, ma i dottori mi hanno spiegato che, una volta ingerito, assimilavo lo stesso le calorie presenti nel cibo. Poi ho incominciato ad ingrassare, siccome io non sono mai stata così, avevo venti chili di più, mi vedevo male allo specchio, mi vedevo brutta, vecchia, non avevo più stimoli, non mi vestivo, non mi truccavo”. La bulimia comincia quasi sempre con una dieta o almeno con il desiderio di perdere peso, chi è bulimica pensa che, se solo riuscisse a diminuire di peso, sarebbe più felice e in grado di realizzare molto di più nella propria vita. “I dottori non mi hanno dato subito una dieta, non potevo seguire una dieta perché non ero nelle condizioni psicologiche, non potevo essere costretta a mangiare determinate cose. Inizialmente mi hanno insegnato a mangiare, colazione, pranzo, spuntino e cena poi, man mano, hanno iniziato a togliermi qualcosa, poi mi hanno dato proprio una dieta scritta da seguire, prima a scelta quello che volevo e poi dopo proprio una dieta ipocalorica. Ho perso 17/18 chili in due anni, però una cosa lentissima”. Molte persone bulimiche credono di essere depresse per la loro alimentazione e il loro aspetto e ritengono la depressione secondaria all’alimentazione e al peso, o determinata da questi. È difficile determinare quale disturbo arrivi prima, è convinzione, tuttavia, che spesso la depressione preceda la bulimia. “Avevo perso il mio carattere, non sorridevo più, non mi andava proprio, non avevo proprio stimoli, non uscivo perché mi vergognavo, mi sentivo a disagio. Prima stavo male, lo specchio per me era il mio peggior nemico, invece adesso riesco a guardarmi, non è che sono contenta, ma sto meglio. Quando mi guardo anche adesso non mi vedo bene, perfetta, perché non credo di esserlo, però mi sento meglio, sto meglio e la cosa bella è che adesso sono convinta che devo continuare a curarmi, invece prima no. Prima, per qualsiasi cosa, anche se litigavo con un’amica, dovevo mangiare; qualsiasi cosa mi succedeva, dovevo mangiare. Non l’ho ancora superata, io lo so, però il fatto che sto meglio mi fa sentire forte”. La bulimia assomiglia molto all’anoressia per vari aspetti che le accomunano, come la preoccupazione per la dieta, il cibo, il peso e la taglia, il disagio quando si è a tavola con altri e la ricerca di approvazione. Inoltre, molte bulimiche in precedenza sono state anoressiche. Bulimia e anoressia provocano danni al sistema gastrointestinale e, alla lunga, portano ad uno stato di malnutrizione che danneggia l’intero organismo. “Sicura di me non lo sono ancora, ho paura, ho proprio paura di ricadere in questa malattia o comunque nell’anoressia e dell’anoressia ho proprio paura. Infatti, se per esempio mi capita che mi dimentico di mangiare, me lo ricordo da sola che devo mangiare, perché sennò poi potrei stare più male di quanto sono stata, me lo ricordo da sola, mi faccio tipo un promemoria”. Veronica ha degli occhi lucenti e vivi e la sua immagine è quella di una persona sana e bella. Sfoglio ogni giorno delle riviste e, raramente, mi capita di vedere immagini di donne o di uomini che corrispondono a donne e uomini reali, simili a quelli che incontro ogni giorno. So che il ministero per le Politiche giovanili, la Camera Nazionale della Moda e AltaRoma hanno promosso, lo scorso dicembre, il Manifesto nazionale di autoregolamentazione contro l’anoressia che prende posizione contro le modelle ultra-magre e minorenni. Il manifesto si pone alcuni obiettivi fondamentali: rivalutare un modello di bellezza sano, solare e “mediterraneo”, tutelare la salute delle modelle e impegnarsi a non far sfilare chi non è in salute, riservare le passerelle alle ragazze maggiori di 16 anni, inserire nelle collezioni degli stilisti anche abiti di taglia 46-48, promuovere campagne informative. Molto più spesso di quanto pensiamo le persone di cui inseguiamo l’immagine sono, a loro volta, malate. Nella vita quotidiana ci sono persone che hanno dei difetti e, non per questo, ci sembrano meno belle. Seneca, al riguardo, diceva una cosa interessante “Una bella donna non è colei di cui si lodano le gambe o le braccia, ma quella il cui aspetto complessivo è di tale bellezza da togliere la possibilità di ammirare le singole parti”. Difetti inclusi.

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