Alcuni sogni, secondo l’insegnamento di Freud, rappresentano l’esaudimento inconscio, profondo e rimosso di esigenze. E allora, certi libri, in cui la collettività ritrova le sue più intime e “frustranti” visione oniriche, hanno la stessa funzione? “Uno di questi giorni mollo tutto e vado a vivere su un’isola deserta, senza televisione, marito, moglie, figli o vicini “. Quante volte si è sentita o detta questa frase? Quante generazioni di ragazzini e di adulti hanno vagheggiato di avventure su isole deserte distanti migliaia di chilometri dal loro quotidiano? E dopo che perfino la TV propina, da qualche anno, programmi con gruppi di personaggi famosi “naufragati” su isole sperdute in mezzo all’oceano, Giampaolo Pansa, con Notte a Is Arenas (Edizioni Il Maestrale, 2010), ha ricostruito, dopo solo tre secoli, modernizzandolo, il prode-mito, di Daniel Defoe, Robinson Crusoe. Svestito dei suoi abiti da naufrago (suo malgrado), da economista-industriale, e da eroe dell’individualismo, tanto caro alla storiografia del XVIII secolo, dalla penna di Pansa, il personaggio defoenaiano, si riscopre rimodellato e foderato ancora una volta di quel sogno tanto anelato nel comune quotidiano di ogni epoca e di ogni età. C’è il naufrago-giornalista, Bruno Viotti, che decide, trascinato dagli eventi e perché in pericolo, dopo che ha seguito una indagine sul terrorismo e per non fare la stessa fine del suo collega, assassinato, di abbandonare Milano, il suo lavoro, i suoi amici e i suoi parenti, per trasferirsi in un luogo di silenzio assoluto. E allora c’è anche un’isola? Certo. C’è la Sardegna con la sua Costa Verde, zona aspra e incontaminata, dalla ricca vegetazione, dalle dune sabbiose di Is Arenas, e dal mare cristallino. Ma come per Robinson Crusoe, per il quale le bufere della natura riescono a travolgere l’esistenza e l’ordine prestabilito, laddove ogni azione umana è “progetto”, ingegnosamente e razionalmente voluto e vissuto con passione e maestria, anche per Bruno Viotti nessuna opera può essere intrapresa prima di averne calcolato i “costi” tanto che qualsiasi elemento di “interruzione” nelle sue oramai tranquille giornate diventa destabilizzante e deleterio. E allora sinonimo di “bufera”, per il giornalista, diventano la presenza sull’isola sia della giovane francese Angela Mercier che proprio con lui ha un conto in sospeso e sia alcuni personaggi “soci” della sua vita passata. Il sogno del naufrago Viotti presto svanisce. Le sue più profonde esigenze, di solitudine e di “discontinuità”, lasciano il posto a nuove ricerche. E mentre, Giampaolo Pansa legge e discute il da farsi con il suo Robinson Crusoe, alla stregua di Platone che leggeva e discuteva Omero, Bruno Viotti riempie le sue valige e riparte alla ricerca di altre isole e di altri “lidi” mete di un esilio “variegato” più di bisogno inconscio e profondo che di necessità reale.
