L’eco della bellezza risuona tra le volte del Palazzo Ducale di Urbino, sede fino al 3 maggio 2010 della mostra collettiva ‘Terzo Rinascimento’
L’esposizione curata da Angelo Cruciani e Grace Zanotto riunisce più di trenta artisti italiani di fama internazionale proponendo un risveglio culturale, una variazione prospettica che non può prescindere da una rivalutazione di tipo estetico. Non a caso l’associazione Famiglia Margini, attiva da anni nell’ambiente artistico milanese, ha scelto Urbino: come un fiume semantico che porta nuovi significati ma non perde il valore originario, la città ricca di perle rinascimentali diviene magnifica cornice d’arte contemporanea. Il passato dialoga con il presente nell’affannosa ricerca di una Bellezza utopica, trait d’union delle opere in mostra che si avvalgono di contaminazioni espressive: fotografia, pittura, scultura d’assemblaggio e videoarte.
Il richiamo all’antico è un’inevitabile esigenza che deve fare i conti con la coscienza pluralistica e divisa dell’uomo post-novecentesco. Bellezza oggi significa conflitto, equilibrio precario o addirittura rovina. Il visitatore viene accolto dallo splendido Icaro Caduto di Francesco di Luca cristallizzato nell’attimo dello scontro con l’humus; il corpo verticale sulla testa adagiata al suolo porta il peso del volo fatale, le ali stropicciate e i riflessi del ferro rivelano una purezza agonizzante. Innanzi La Donna che non c’è, puro assemblaggio di oggetti di costume e tecnologia ricorda il binomio Moda-Morte proposto in ambito letterario dal Leopardi delle Operette. Realizzata in ferro laccato di bianco, asettica e alienata pare voglia imitare, riprodurre, fermare o semplicemente assorbire la Psiche di Icaro.
Il rapporto con i temi della classicità ora emulati ora capovolti è una delle possibili chiavi di lettura dell’esposizione. La Danae di Marco Rea ricavata dalla precarietà di un manifesto pubblicitario perde la connotazione mitologica e entra in una dimensione cupa e mostruosa, quasi l’immagine fosse filtrata dall’effetto di uno specchio straniante. Metustete plasma satiri grotteschi che portano i segni della contemporaneità, unghie laccate e anelli al naso mentre la ammaliante donna contratta nel Flight n.4 di Salvatore Melillo possiede la carica erotica di una sacerdotessa di Dioniso.
Il mito è rivisitato, l’iconografia sacra dell’Annunciazione o del Bambin Gesù attualizzata e sconsacrata con ironia. La bellezza contemporanea è infatti caos, terra di contaminazioni, curioso connubio di tecniche artistiche: se la pittura, pur mantenendo viva l’emozione nei giochi di sfumature, strizza l’occhio al mondo del digitale, la fotografia osa eliminare l’aspetto seriale in nome di un’autenticità propria del dipinto.
Protagonista dello scatto di Fabrizio Bellomo è una macchina fotografica che perde la sua connotazione originaria, sottoposta all’illusionismo onirico di René Magritte diviene altro, tela su cui rappresentare un panorama troppo emozionante per essere solo immortalato.
L’intera esposizione risente di echi surrealisti: corpi rivelano quasi per errore nudità che hanno pazientemente celato, donne-bambole sono immobilizzate da ammalianti catene di perle, un improbabile tetto di alberi dona a prigioni il profumo della libertà
La dimensione freudiana entra nel quotidiano e deforma il reale, scomponendo e riassemblando senza regole precise. Al tentativo (riuscito) di nobilitare qualunque tipo di materiale come possibile cibo per l’immaginazione, si accompagna la volontà di eliminare i confini tra la realtà diurna e le visioni notturne intessute di inconfessabili fantasie. Terzo Rinascimento è un invito, ambiziosa proposta di una nuova educazione al Bello. Bello che è scomposizione, particolare iperrealistico e riproduzione commerciale del prodotto. Bello Contemporaneo che non può eludere da questioni di tipo politico-sociale, trovando nel conflitto e nel paradosso la massima espressione. Lungi dall’essere frutto di intenti meramente estetici la mostra non ignora problemi di interesse mondiale come l’integrazione culturale filtrata attraverso una giornata qualunque o il rapporto tra i frammenti dell’identità individuale e la geopolitica. La Bellezza si configura come linguaggio universale e condivisibile, fonte di salvezza e specchio delle battaglie e delle conquiste del ventunesimo secolo.
