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Il Genere è il Blue Jeans della Letteratura: va su tutto

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Un blue-jeans è un blue-jeans, è riconoscibile: la stoffa è quella, il denim, le cuciture devono essere doppie, le tasche sono 5 ed hanno borchiette di rame. Il genere non deve annoiare, non deve essere fatto di racconti lenti, fumosi.

Qualche anno fa ho tenuto alcune lezioni nel quadro di un Master organizzato dalla professoressa Elisabetta Mondello alla Sapienza, lezioni che vertevano sull’industria cultural-editoriale e sul genere letterario. Avevo schede, testi preparati, tutto uti solitum ma mi chiedevo come iniziare in un modo diverso da altre simili occasioni, così tanto per cambiare. Ed ho avuto una intuizione. Ho notato un particolare, così man mano che gli studenti e le studentesse entravano in aula, fin dal primo, ho contato quanti indossavano un blue-jeans. Se ben ricordo, 37 su 48. Ed io ho esordito esattamente con questo dato.

Perché un racconto di genere è come un paio di blue-jeans.

Non importa se sia fantascienza o giallo/noir, horror o romance, new-weird o fantasy.

Tutti portiamo un blue-jeans, o lo abbiamo portato, o lo teniamo nell’armadio; spesso ce ne sono più d’uno, alcuni molto vecchi e tenuti per affetto. E tutti abbiamo letto racconti di genere, almeno uno per genere almeno una volta; in realtà questi racconti ci hanno formato non meno e forse di più di molta altra parte della cultura che ci hanno insegnato a scuola o che ci circonda. Probabilmente indossiamo o abbiamo indossato blue-jeans più di quanto non abbiamo indossato capi di seta.

E non è questione se la seta sia più pregiata del blue-jeans: è altro, sono due materiali e due forme a loro modo (a sua modo la seta è una “forma”) di uso diverso, di senso diverso.

Con il jeans, anzi il denim, nel senso della stoffa, si fanno gonne e giacche e perfino scarpe e zaini, borse, portafogli, cappelli. È molto “portabile” e versatile.

E con gli stilemi della letteratura di genere si fanno film, fumetti, opere teatrali, e se si bara un pochino ci si fanno veri e propri romanzi mainstream. Come già detto proprio qui anche Houellebecq regolarmente usa da dieci anni stilemi fantascientifici nella sua produzione e NON viene considerato uno scrittore di fantascienza.

Il blue-jeans è comodo. Si presta a molti usi, come già detto va su tutto o quasi tutto: negli Stati Uniti i Francescani hanno sperimentato un saio fatto di denim, perché è un tessuto popolare, come la tela poverissima del saio originale di San Francesco. Il blue-jeans si presta ad essere lavato spesso e in acqua fredda o molto calda indifferentemente, senza nemmeno stirarlo dopo, resiste benissimo allo sporco, dura a lungo.

Fuor di metafora, il genere letterario è gradevole da leggere, leggero, permette anche orizzonti drammatici, diverte nel senso di de-verte

Cito un intervento di Giulio Leoni, noto autore di gialli/noir:

“Una delle maggiori riserve che periodicamente ricompaiono nei confronti della narrativa di genere è che si tratti di scrittura di “evasione”, nel senso di una letteratura che solletica prospettando mondi radicalmente alternativi, finisce con esercitare sulla mente del lettore una sorta di soporifero adattamento all’esistente. Nulla di meno vero. La narrativa di genere “diverte” sì, ma nel senso etimologico di “de-vertere” ossia volgersi altrove, percorrere altre strade. Dunque sviluppa nel lettore quelle categorie mentali attinenti la ricerca di alternative che meglio spingono ad assumere una posizione propositiva nei confronti dell’esistente. Che è esattamente il contrario di quell’istigazione alla passività imputata alla letteratura di genere.”

Ma soprattutto il blue-jeans ha una sua insita naturale eleganza. Ed il genere risale su per li rami alla narrativa epica, è l’epos moderno o dei moderni. Si fa leggere.

Savasandir, questa eleganza è connaturata ad un buon romanzo di genere, il che vuol dire che nel rispetto delle regole dello specifico genere deve essere anche scritto bene. Al tempo stesso, questo “ben scritto” non ha niente a che vedere con l’ossessione per lo stile e la forma d’arte pura che spesso affligge gli autori mainstream. Ha senso far cucire un blue-jeans con altri materiali e con un disegno diverso, ad opera di un grande sarto o stilista? No, perfino gli stilisti più originali se danno vita ad una linea di blue-jeans alla fine rispettano materiale disegno “basic”. Il genere non richiede voli pindarici per lo stile. Va bene per chi ha una storia da raccontare, non per chi vuole passare ore o giorni a limare una frase: congiuntivi corretti e via andare.

Il livello di scrittura deve essere buono ma conta di più la storia che stai raccontando e lo stile non è necessario sia eccelso e con tutte le lauree regalate negli ultimi 30 anni in Italia ma anche nel resto del mondo (si chiama: cultura di massa) , il livello medio in realtà è medio-alto, almeno rispetto agli standard culturali di 40 anni fa. Certo, fra autopubblicazione e pubblicazione a pagamento, i testi illeggibili sono tanti di più di quelli del passato, ma pazienza ci si difende facilmente. Nel Fandom è nota la regola di Sturgenon: “Almeno il 90% della FS è cacca, ma è vero che il 90% di tutto è cacca”.(http://it.wikipedia.org/wiki/Legge_di_Sturgeon)

Un blue-jeans è un blue-jeans, è riconoscibile: la stoffa è quella, il denim, le cuciture devono essere doppie, le tasche sono 5 ed hanno borchiette di rame. Il genere non deve annoiare, non deve essere fatto di racconti lenti, fumosi; l’assassino alla fine va catturato, o come minimo il lettore deve sapere per certo chi è, per questo il “Pasticciaccio brutto di via Merulana” di Gadda non è un giallo, mentre “1984” di Orwell è fantascienza: il primo non rispetta la regola fondamentale del giallo, appunto la soluzione finale, il secondo rispetta tutte le regole della fantascienza. E se su un’astronave c’è un vampiro è un alieno, un mutante o un robot, altro non è dato e mai un non-morto.

Si può usare il disegno, il “taglio” dei blue-jeans per cucire un pantalone fatto di seta gialla? Non vedo perché farlo, ma sì, potere si può. Che tipo di pantalone è? Una delirante dimostrazione di come stilisti come Dolce e Gabbana sappiano fare i milioni ispirandosi ai pantaloni dei camalli genovesi dell’ottocento, tutto qui: in sé non ha senso, ma se ce l’ha non è un senso confrontabile con l’originale, cui non aggiunge e non toglie nulla. Si può portare una camicia di seta blue su un blue-jeans? Certo, ci sta benissimo, si porta su tutto, no? Il jeans, non la seta. È quello che ha fatto Rex Stout mettendo insieme Archie Goodwin e Nero Wolfe.

Insomma, chi dice che i generi non esistono più secondo me sbaglia, come sbaglia chi dice che i blue-jeans sono fuori moda.

Poi, anche considerando quel che dicono alcuni accademici, sempre sbaglia chi dice che il genere ormai sia sdoganato. Continuando con la metafora del blue-jeans ci sono posti o occasioni in cui non ve li fanno mettere! Ad esempio in visita al Papa. Non scherzo: non si può, e le donne, nemmeno fossero musulmane, devono portare un velo nero, tranne le regine cattoliche che lo possono portare bianco; si sa il diavolo e l’accademico si nascondono nei dettagli. Ma poi sono molti i casi, le cerimonie, gli incontri in cui viene espressamente richiesto di non indossare blue-jeans, dipende dal dominus dell’incontro. E il genere non è ben accetto in molti eventi-ambienti culturali ed accademici. Ricordo un professore di analisi cinematografica che mi ha detto che un suo collega ha detto snobisticamente in pubblico che in fondo Kubrick è un regista da Luna Park! Non faccio nomi ma li so. E in realtà, a suo modo, il collega aveva ragione: una delle caratteristiche non secondarie di Kubrick, fateci caso, è proprio di aver fatto film tutti riconducibili ad un genere letterario, porno compreso (“Eyes wide shut” è nato da una discussione fra lui ed un amico proprio sui primi VHS porno).

Ma facciano pure! I blue-jeans continueranno ad essere portati e a girare per il mondo, probabilmente per secoli, e non scherzo: ci sono oggetti che hanno la stessa forma da millenni, il cucchiaio ad esempio, i cappelli a falda larga, il martello, i pantaloni almeno da duemila anni, insieme ai calzini di lana (hanno trovato calzini di lana di legionari in tombe al vallo di Adriano) e scommetto che i blue-jeans a tempo debito saliranno sulle astronavi. Insieme ad un buon giallo o un buon romanzo di FS, il viaggio fino a Marte è lungo.

Ogni genere ha le sue regole specifiche. Si possono forzare? Mh. Meglio rispettarle. Si può sperimentare, spingersi al limite? Certo, portare dei blue-jeans a vita bassissima con sotto un tanga è cosa che fanno le ragazze ventenni che ritengono di avere qualcosa da mostrare, così come è possibile fare sperimentalismi nel romanzo di genere. Ma appunto: occorre avere qualcosa da mostrare 😉

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