Mostre. Digital life

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Un vecchio mattatoio nel cuore di Roma è stato trasformato in spazio pubblico per l’arte e la produzione culturale contemporanea: La Pelanda.

Un vecchio mattatoio nel cuore di Roma è stato trasformato in spazio pubblico per l’arte e la produzione culturale contemporanea: La Pelanda. Il progetto è del Comune di Roma, che ha deciso di ristrutturare uno spazio di cinquemila metri quadri, abbandonato da anni, in uno dei quartieri storici della capitale, Testaccio. L’ideale perseguito è stato quello di adattare l’ex mattatoio alla nuova funzione attraverso un progetto conservativo, con la riqualificazione dei padiglioni precedentemente usati per la pelanda dei suini. I lavori di restauro, cominciati tre anni fa, sono costati 13 milioni di euro. Inaugurata il 12 Febbraio, la struttura non solo ospita mostre, ma anche due teatri, una sala regia, una sala di registrazione e un laboratorio: il tutto all’insegna della sperimentazione e dell’arte.

 

Proprio in nome della sperimentazione di nuove forme d’arte nasce Digital life, la mostra di Richard Castelli, a cura della fondazione RomaEuropa, che inaugura il nuovo spazio appena aperto al pubblico. L’iniziativa è della Camera di Commercio di Roma, nell’ambito di un progetto dedicato allo sviluppo delle attività culturali, che vede l’innovazione tecnologica come fondamento dello sviluppo economico.

Percorrendo le varie tappe della mostra, infatti, sembra di avventurarsi nel futuro: precisamente il futuro dell’arte, che mette da parte gli acquarelli per immergersi nella tecnologia. Il percorso di Digital Life è caratterizzato da installazioni e proiezioni video con strumenti di ultima generazione. Il pubblico si troverà di fronte ad una nuova forma di coinvolgimento, che può definirsi multisensoriale. Non solo: si troverà di fronte all’interazione con l’opera d’arte, grazie ad un sistema di cineprese a infrarossi che permetterà ad un software di generarne i modelli di movimento, una sorta di avatar.

Stupirà entrare nella sala che ospita Matrix, l’opera di ridefinizione della percezione dello spazio di Erwin Redl, e convincersi di non essere vittime di un sistema virtuale.

 

Oltre a lui, sono 11 gli artisti in questione, la maggior parte di fama internazionale, che espongono le proprie opere per la prima volta in Italia, se non nel mondo.

Spicca la notorietà del musicista e compositore Ryuchi Sakamoto, accompagnato dal video artista Shiro Takatani, che dichiara di aver realizzato un sogno nell’aver potuto esporre per la prima volta la sua opera in un posto come la Pelanda. In uno spazio buio sono sospese nove vasche di vetro piene d’acqua e nebbia artificiale che mostrano lavori video artistici, riproducendo composizioni stereofoniche. Nulla è lasciato al caos, grazie ad un sistema di sincronizzazione che non ripete nessuna combinazione di immagini e suoni. Sakamoto sostiene che attraverso quest’opera si aprirà una porta d’accesso ai cambiamenti in noi stessi. Se questo è opinabile, certo è che, una volta steso sotto una vasca, sarà difficile per lo spettatore decidere di rialzarsi.

Come sarà difficile uscire dal tunnel tridimensionale di immagini di oltre 500 film che caratterizza l’opera del francese Jean Michel Bruyère: la dispersion du fils.

 

M.O.M. è invece l’opera dello svizzero Christian Partos, che attraverso la meticolosa inclinazione di cinquemila specchi che riflettono le tonalità create dall’illuminazione del muro di fronte, riesce a riprodurre un ritratto della madre.

Tra le opere esposte di Julien Maire spicca per profondità di significato Exploding Camera. Una macchina fotografica esplosa, in onore della morte del generale Ahmad Shah Massoud, leggendario comandante della resistenza afghana, che fu ucciso dall’attacco suicida di due terroristi arabi spacciatisi per giornalisti marocchini. “Per me è come se la macchina fotografica usata nell’attacco contro Massoud avesse continuato a funzionare continuando a girare un film di guerra che va avanti da sei anni”, dichiara l’artista.

Thomas McIntosh, Emmanuel Madan e Mikko Hinninen propongono Ondulation: una vasca rettangolare dove l’acqua si muove per effetto della rifrazione delle onde sonore prodotte dalla musica derivante da potenti casse, riproducendo una serie di immagini riflesse in continuo movimento. Un’ esperienza multisensoriale che costringerà il pubblico a chiedersi, come sostiene McIntosh stesso: “Stiamo vedendo il suono o stiamo ascoltando l’acqua?”

 

Per concludere, le modulazioni audio-video abbinate a musica techno dell’italiano Maurizio Martusciello, in arte Martux_M, e le proiezioni di Jeffrey Shaw e Ulf Langheinrich che sfruttano il moderno sistema di proiezione e sonorizzazione AVIE che consente di creare un ambiente di visualizzazione interattivo e immersivo a 360 gradi.

Passato e futuro che si intrecciano, Pelanda e Digital Life. L’asprezza di un mattatoio che accoglie il fervore di nuove forme d’arte. Un passo in avanti della capitale, che non tralascia la sua storia. L’esposizione inaugurata il 3 Marzo proseguirà fino al 2 Maggio. Poi il viaggio dell’ex Mattatoio continuerà attraverso nuove iniziative, come l’attesa terza edizione della fiera Roma – the road to contemporary art.

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