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I panni sporchi

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Luca è mio fratello. Ha cinque anni. Tira sù col naso e trattiene la cacca. Un giorno mamma gli ha spiegato che certe cose, come la cacca e il mocciolo, devono uscire fuori e lui ha risposto: “Anche il cuore deve uscire mamma?” “Il cuore no, Luca, altrimenti come faresti a voler bene a mamma, papà e sorellina?”.

Luca è mio fratello. Ha cinque anni. Tira sù col naso e trattiene la cacca.
Un giorno mamma gli ha spiegato che certe cose, come la cacca e il mocciolo, devono uscire fuori e lui ha risposto: “Anche il cuore deve uscire mamma?”
“Il cuore no, Luca, altrimenti come faresti a voler bene a mamma, papà e sorellina?”.
Questa è stata la risposta di mamma.
A proposito, io sono Dorotea, la “grande”, come amano chiamarmi mamma e papà, anche se, a rigor del vero, faccio solo la quarta elementare.
Devo dire che in famiglia ci sto bene, se non fosse che negli ultimi tempi i miei sono parecchio nervosi per via di questa faccenda della cacca di mio fratello.
Infatti Luca trattiene la cacca sino a che, quando proprio non ce la fa più, ne molla un bel tocco nelle mutande.
Dopo averne sporcate almeno due, si decide a farla nel water e allora mamma butta via le mutande sporche di cacca, che – dice – è un lusso che si può concedere.
Certe volte mamma appoggia Luca sulla tazza di casa e gli dice di farla, ma a lui non viene perché, dopo averla trattenuta tutto il giorno, la cacca è diventata dura come un sasso e fa da tappo, come dice papà, che è medico.
C’è poi un fatto che fa innervosire mamma sopra ogni cosa: è la polvere di cacca che si sprigiona dalle mutande di Luca quando mamma gliele leva dopo che, smascherato dalla puzza, Luca è costretto ad ammettere di averla fatta sotto.Questa polvere di cacca si sparge su tutto il pavimento del bagno e Luca ogni volta la pesta con i piedi, così che mamma è costretta a lavare pure quelli, oltre al sedere e ovviamente all’intero pavimento.
Ultimamente la situazione sta peggiorando perché il papà ha perso tutta le pazienza e quando Luca sporca le mutande lo sgrida con voce da megafono, che anche io prendo paura.
Mamma, invece, è ossessionata dal perché Luca faccia così e un giorno ha chiesto a papà:”Ma non sarà mica incontinente?”.
Non ho ben capito cosa significhi questa parola, ma di certo papà si è arrabbiato e ha detto che non aveva voglia di spiegare a mamma le motivazioni scientifiche del perché era impossibile che Luca fosse incontinente, e che secondo lui la spiegazione stava semplicemente nel fatto che Luca era più piccolo della sua età e aveva bisogno di maturare.
Adesso Luca sta anche 10 giorni senza farla e arriva a piegarsi in due dal mal di pancia.
L’altro giorno è stato talmente tanto male che papà, dopo avere infilato i guanti da chirurgo, ha dovuto stapparlo con un dito.
Luca, dopo, aveva il viso rassegnato e cupo come quella volta che gli era caduto il suo pupazzo preferito in mare e i pesci l’avevano mangiato.
Con quella faccia da funerale Luca ha chiesto: “Sui tuoi guanti, papà, c’erano anche i pezzi del mio cuore?”.
A quel punto mamma si è convinta che fosse necessario parlarne al pediatra.
Così siamo andati tutti e quattro dal pediatra e lui ha spiegato alcune faccende a mamma e papà: tipo che avevano sbagliato l’approccio con Luca e non dovevano più sgridarlo e neanche chiedergli se doveva andare in bagno o se l’aveva fatta addosso e che ,insomma, dovevano lasciarlo stare.
E poi alla fine il pediatra ci ha detto che, se entro due mesi la situazione non fosse migliorata, saremmo dovuti tornare da lui per un ciclo di “sedute”.
Io non ho ben capito perché avremmo dovuto sederci tutti e quattro più il pediatra in circolo. Così, mentre stavamo tornando a casa in macchina, ho chiesto una spiegazione e papà mi ha risposto che il nostro pediatra è anche “pescichiatra infantile”. In realtà, però, non alleva piccoli pesci, ma è un medico che cura i sentimenti sbagliati che alcuni bambini provano mentre crescono. E se Luca non impara in due mesi a fare la cacca nel water, dobbiamo tornare dal pediatra e raccontargli “delle cose” in modo che lui capisca se Luca ha dei sentimenti “sbagliati”.
E poi mi è venuto un dubbio:”Forse Luca trattiene la cacca non perché è immaturo rispetto agli altri bambini della sua età, ma perché ha dentro di lui dei sentimenti “sbagliati”. E se fosse colpa mia? Se fossi io a farglieli venire?”.
“Bè,certo potrei essere più buona con lui: tipo fargli spingere per primo il bottone dell’ascensore, fargli tenere il telecomando, smettere di inscenare il mal di testa ogni volta che mamma gli fa le coccole, piantarla di fargli lo sgambetto per poi dire che non è vero.
Oppure potrei tenergli la manina, mentre diventa rosso come un pomodoro, quando sul water spinge per farla uscire e potrei trovare un sistema per fargli capire che quando spinge per fare la cacca il cuore non esce assieme a lei.
Devo ammetterlo, però: “la cosa non mi sembra per niente facile”.
Di sicuro, dopo la visita dal pediatra, la mia vita è cambiata… in peggio: mamma non butta più le mutande sporche di Luca e siccome le lava tutte dice che non ha più tempo di correggere i miei compiti e che ora sono grande e devo arrangiarmi da sola e con questa scusa che sono grande mi hanno pure cacciata dal lettone e ora tocca di dormire tutta sola nella mia stanza.
La vita di Luca, invece, è migliorata perché mamma e papà non lo sgridano più quando se la fa sotto e il papà trascorre ogni minuto del suo tempo libero a giocare con lui.
Ho capito,quindi, che per riavere un poco di attenzione da mamma e papà, dovevo trovare un modo per aiutare Luca a smettere di farla sotto.
E così, pensa e ripensa, l’ho trovato. Ed ecco cosa è successo.
Luca urlava dal bagno: “Maaaammaaaa, hoooo faaaattoooo”.
Aveva fatto la cacca. Un evento. In genere a questo punto mamma entra in bagno e, guardando nella tazza con occhi luccicanti come se avesse visto sul fondo, coperte dall’acqua, delle pepite d’oro , dice a Luca che ha fatto proprio un bel “caccone”: il più bel regalo per mamma e papà.
Questa volta, però, ho bloccato mamma di fronte alla porta del bagno e sventolando in aria il fonendoscopio che avevo appena rubato dalla borsa di papà, le ho detto:”Mamma, oggi lavo io Luca”. Lei mi ha guardata come se fossi “sonnambula”, ma alla fine, mi ha lasciata entrare in bagno.
Luca sgambettava sul water, il viso rosso per lo sforzo e gli occhi velati. Aveva i piedi nudi, rotondi e morbidi. Mi sono concentrata su quelli per non sentire la puzza.
“Che vuoi Dò?”, mi ha detto guardandomi nello stesso modo in cui fissava la TV quando passano le scene di paura.
“Ecco, Luca, ora ti appoggio sulle orecchie il fonendo di papà, così”
“Perchè Dò?”
“Stai attento, con la manina prendi questo cilindro e mettilo sul tuo cuore”
“Sai Dò, non sono sicuro di trovarlo, perché forse è uscito con la cacca…”
“No, non è uscito, ecco metti il cilindro proprio lì. Senti battere?”
“Sento un fruscio, come il vento:il cuore non c’è”
“Sì che c’è, riprova!”.
Luca allora si è aggiustato bene il fonendo nelle orecchie e con la manina ha spostato il cilindro della sonda sul suo petto e a un certo punto ha spalancato la bocca, poi l’ha piegata a “O” allungata, come quella dei fantasmi di Halloween e poi ha sorriso, mi ha sorriso.
“C’è. Lo sento. Batte. Posso ancora volervi bene”
“Anche io ti voglio bene, Luca”.
Ci siamo stretti e poi l’ho lasciato solo.
Dopo quel giorno, certe volte Luca la fa da solo nel water ed in famiglia è come se fosse festa nazionale, invece, altre volte, prima di mollarla, sporca ancora come minimo le solite due mutande.
Per fortuna, però, il pediatra non ci ha convocati per fare quelle “sedute” perché Luca, quando la fa, la fa sempre nel bagno di casa e questo, secondo lui, è segno che in famiglia si trova bene.

FINE SVOLGIMENTO.

Dorotea Innocenti

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