Onematch, accendi il fiammifero che è in te!

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C’era una volta un ragazzo brillante, un po’ pazzo, con la passione per il paracadute. Le sue attenzioni, il suo tempo libero, parte dei suoi soldi erano dedicati al volo e alla scoperta dell’aria.

C’era una volta un ragazzo brillante, un po’ pazzo, con la passione per il paracadute. Le sue attenzioni, il suo tempo libero, parte dei suoi soldi erano dedicati al volo e alla scoperta dell’aria. Il 15 ottobre del 2006, però, il volo riserva a questo ragazzo romano una brutta sorpresa: un banale errore, l’atterraggio in ritardo, e una caduta a Fermo, nelle Marche, per Gioacchino Sorrentino rischia di diventare la fine di ogni sogno e aspirazione. Il trauma fisico è grande, placche in ogni zona delle gambe, è difficile tornare a camminare.

Ma la “botta” peggiore è quella psicologica: la fine della passione di una vita, la morte vista in faccia, l’incertezza sul futuro. Ma proprio alle soglie della disperazione, improvvisamente Gioacchino reagisce,  a 29 anni entra di prepotenza nella sua seconda vita.  Brucia le tappe, torna a camminare e a fare sport, e decide di creare Onematch. Letteralmente, significa “un fiammifero”; in pratica, è un marchio, un modo di pensare, con cui si invita chi soffre, o si trova in difficoltà, ad accendere e coltivare la propria fiamma, le proprie opportunità. “Per tanto tempo – ricorda Gioacchino – ho diviso le mie giornate con la sedia a rotelle. Nel momento più difficile, mentre temevo di non liberarmene più, ho deciso di affrontarla, e di trovare un modo per uscirne. Oggi, l’obiettivo è di aiutare gli altri, e fare campagne di sensibilizzazione verso chi vive il mio stesso problema”.

 

Di giorno, Gioacchino ha un lavoro d’ufficio, che lo tiene impegnato fino alle 18.30. Dopo quell’ora, le energie che prima dedicava al paracadute sono spese nella promozione di Onematch (tra l’altro, attraverso il sito www.onematch.it). Ma qual è la strada per far capire il messaggio? E soprattutto, con quali iniziative si percorre? “L’obiettivo è creare un’associazione, senza scopo di lucro, che sia un riferimento per chi soffre, e teme di non farcela. Per ora, il progetto è in fase iniziale, stiamo organizzando eventi a Roma e in Italia e mettendo a punto materiale promozionale come t-shirt e altro”: il primo del 2009 è stato il 6 febbraio allo Zar Club, e si è trattato di una presentazione in grande stile. E il tutto, bisogna dirlo, è condotto senza obiettivi commerciali. “Assolutamente. Non invitiamo a comprare magliette, che spesso sono in regalo, ma ad indossare modi di pensare. A riprova di ciò, sto lavorando a una trasferta in Madagascar, dove vive un mio caro amico, per creare qualcosa di simile anche lì, un laboratorio di Onematchdirettamente operativo in una terra difficile”.

 

Le iniziative di Gioacchino, che tengono banco anche sul web (il gruppo su Facebookconta quasi mille iscritti), sembrano interessare anche il Governo. “Con Giorgia Meloni, ministro della Gioventù, abbiamo già accordi per un incontro. Al Ministro piacerebbe che raccontassi la mia storia ai ragazzi di Don Mazzi. Spero sia l’occasione per creare sinergie e collaborazione”. E’ l’augurio di tutti, caro Gioacchino. Ma in paracadute ci vai più? “Per ora, assolutamente no. Per il futuro, tutto è possibile… ma sarebbe dura dirlo a mia madre…”. Alla soglia dei 30 anni, Gioacchino ha acceso il suo fiammifero. E invita chi è in difficoltà, sfiduciato, a fare altrettanto e a trovare la forza dentro sé.

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