Il mare alza e abbassa la chiglia del gommone di un metro ogni tre secondi e i gabbiani intorno sono affamati. Uno di loro mette il becco in acqua, poco dopo riemerge con un pesciolino striminzito nel becco. Il padre mette sul fondo il fucile e si toglie la cintura dei piombi. Il figlio toglie l’elastico e assicura il fucile. Il gabbiano sembra non avere ingoiato nulla. E’ ora di pranzo e tutti e due sono nella barca.
E’ fuggita dietro il masso, le ho sparato… ma l’ho presa di striscio.
Una volta l’hai presa una così.
Che c’entra, dipende dal momento. E oggi non era un buon momento.
Non ti avevo mai visto mancare un pesce.
Ne ho mancati tanti prima di prendere quelli che mi hai visto prendere. La capisci questa cosa?
Non lo so.
Non lo sai?
No, non lo so. Ne prendi sempre uno.
Ne prendo sempre uno perché per almeno un paio di vite non ne ho preso nessuno. E tante volte ci sono andato vicino. Ora capisci?
Il figlio fa con la testa un segno di assenso e si toglie i calzari. Il cielo è grigio e le colline che finiscono in mare sembrano grigie. Le macchine sulla statale tengono i fari accesi. Un altro gabbiano si immerge. Più grasso di quello precedente. Rimane sotto un paio di minuti e riesce con una alice. La manda giù intera e si riposiziona su una colonna di cemento armato che spunta dall’acqua.
Quand’è un buon momento? chiede il figlio risollevando la testa.
Oggi non lo è.
Come faccio a riconoscerlo?
Non ci sono molte cose che ti posso dire… devi imparare a guardare certe cose.
Il ragazzo si volte, il suo torace è ossuto e ampio. Si è allenato tutto l’anno in piscina e vorrebbe iniziare a pescare da solo. Tutte le notti sogna di venire a pesca senza nessun altro, è una cosa importante.
Che cosa devo imparare a guardare?
Il padre si blocca. La domanda è troppo diretta.
Non è una cosa sola. Sono un insieme di cose. Inizia col guardare le correnti, dove vanno le onde.
Ma se tu sapevi che non era un buon giorno per pescare perche sei voluto venire?
Il padre apre una bottiglia d’acqua, ne beve un lungo sorso e prende aria con la bocca, da un’altra sorsata e chiude la bottiglia.
Perché non si può mai sapere.
Non si può mai sapere?
Già. Per certe cose, come per la pesca, vale sempre provarci.
Anche se è una giornata come questa?
Una volta ho pescato una Ricciola di venti chili in una giornata come questa.
Il padre mette la testa fuori dal tubolare del gommone e ricomincia vomitare. Un po’ di bava impastata gli cade sula muta mimetica. Con le mani ci getta sopra l’acqua di mare. L’aria risuona dei suoi conati. Ne fa tre, poi si sciacqua la bocca e torna a guardare il ragazzo.
Andiamocene di qui. Questo mare fa schifo.
Il ragazzo mette in moto, fa il giro della boa e punta verso il porto. Le onde sono alte e le prende di sbieco come gli ha insegnato il padre. I fucili sono assicurati e le pinne incastrate sotto le borse. Il padre sale sopra i due tubolari e recupera l’ancora.
Il ragazzo mette la prua contro vento e punta sul porto. Gli schizzi gli bagnano la faccia e vede a mala pena. Vorrebbe che suo padre fosse di più parole. Vorrebbe venire a pescare da solo. Un gabbiano vola sull’acqua e afferra al volo un pesce. Lo stringe nel becco e lo porta via, senza dividerlo con nessuno. Gli altri gabbiani poggiati sul bordo di una vecchio pontile lo guardano.
Con la pesca vale sempre provarci. Ripete il ragazzo.
Esatto.
Il ragazzo guarda le labbra del padre. Sono viola. Il gommone scavalca la punta del promontorio e il vento aumenta.
Credi che con questo mare qualcuno abbia preso qualcosa?
Nessuno prende qualcosa con un mare così, almeno che non sia la tua giornata. Oggi stai sicuro che non è la nostra.
La barca si solleva su un onda e sparisce dietro un costone di roccia franato nell’acqua.
