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L’arancia bianca

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L’onnipotente, ovvero quella persona conosciuta ai più come l’Altissimo, il Creatore, lo Domineddio (ai meno), il Padreterno, o semplicemente Nostro Signore, seduto con le gambe penzoloni su un ramo di un albero di arance, in un giardino di Roma,

L’onnipotente, ovvero quella persona conosciuta ai più come l’Altissimo, il Creatore, lo Domineddio (ai meno), il Padreterno, o semplicemente Nostro Signore, seduto con le gambe penzoloni su un ramo di un albero di arance, in un giardino di Roma, circondato da austere e ingrigite mura di grezza pietra, appesantito dagli anni, con indosso una tunica non stirata di recente, un cingolo dorato e sfilacciato, scalzo, coi piedi incrociati che dondolano dal ramo e con il sole, alto, che risplende sopra la Sua testa, su quel ramo incurvato e preoccupato nel sostenere il peso di Adonai, Ein Sof, Ehad, El, Elohim, Eloah, Iah, Kol e Shadday, sono intenti nella persona di Nostro Signore a sbucciare un’arancia, intaccandone la scorza con un unghia non troppo curata, tenendo le dita dei piedi rigidi, stando appollaiato su di un albero nel giardino degli aranci, nel rione Ripa della città di Roma, ovvero parco Savello, mantenuto dal comune stesso come l’unghia di Colui che È, e che in questo momento ha un sorriso lieve che spunta da una barba canuta, lunga a toccare il petto un tempo sede della collera divina, ora morbido e accogliente seno dell’amore divino, qualche goccia del succo dell’arancia ferita dall’unghia scia lungo i Suoi peli del polpaccio, ed Egli su un  ramo inclinato e incrinato solleva un po’ una natica per sfilare dal solco intergluteo la troppo audace veste, strappa un pezzo di scorza d’arancia e la lascia cadere in terra, mentre un soffio di vento smuove leggermente i Suoi lunghi capelli nivei, ma non troppo, lungo la cui attaccatura galleggiano delle goccioline che sembrano rugiada, ma non troppo, lì accanto, sul ramo, ci sono dei sandali dal plantare umido, sindone del faticoso cammino Divino, Egli con la testa leggermente inclinata guarda davanti a Sé, mentre piovono scorze d’arancia sul terreno del giardino degli aranci, nel rione Ripa della città di Roma, ovvero parco Savello, un gatto indolente si avvicina a quella pelle cellulitica d’agrume, le annusa, guarda in alto e se ne va, nel mentre, poco più in là passa una madre spingendo una carrozzina ripiena, facendo schizzare qua e là un po’ di ghiaia con le ruote, Lui si gratta la pianta d’un piede con l’unghia dell’altro mentre l’arancia nelle sue mani diventa sempre più bianca, la mamma parcheggia il figlio accanto una panchina dal marmo ingrigito come le mura che li circondano, mette tra le mani del pargolo un cagnolino di gomma e si siede, la carrozzina marca Inglesina, nuova, lucida e profumata, cozza con parco Savello, antico, trascurato e poco profumato, al contrario della madre elegante, fresca e molto profumata intenta a tirare fuori un cellulare, ultimo modello, dalla borsetta griffata, così il sole, alto sulle loro teste, si riflette su quello schermo che abbaglia Adonai, Ein Sof, Ehad, El, Elohim, Eloah, Iah, Kol e Shadday, che nella persona di Nostro Signore per poco non si fa sfuggire di mano l’arancia ormai quasi del tutto bianca, e mentre un uccellino appollaiato come lui, ma suo dirimpettaio, smette di cinguettare, Lui si asciuga un accenno di lacrima dal volto crucciato, l’uccellino si gonfia e lascia cadere quel che ha digerito della colazione sulla fronte del bambino che inizia a gridare e agitarsi sentendo la natura scivolargli dentro un orecchio, la madre si affretta, vibra la notifica, apre facebook sulle note di quel pianto, l’uccellino vola via, la carrozzina trema, e mentre un sorriso nasce sul volto della madre nel vedere quel «tag» inaspettato, quello sul volto di Colui che Era si spegne, e nel giardino degli aranci, nel rione Ripa della città di Roma, ovvero parco Savello, un’arancia ormai bianca viene buttata via da un ramo d’un albero di arance, e il Trino, infilatosi i sandali, indolente al suono del giovane pianto, va via, mentre un topo, dal manto ingrigito, trascina quella succulenta arancia bianca verso la sua tana.

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