In un periodo che vede la proliferazione di nuovi festival dedicati al cinema, l’ultimo quello sfarzoso di Roma che partirà il 12 ottobre, esistono ancora piccole sacche di resistenza elitaria e snob come il Festival internazionale di Cinema che ha luogo sull’Isola di Procida, quest’anno dal 20 al 25 settembre. Con questo incipit non si vuole certo dubitare del fascino delle grandi rassegne, ma criticare la quantità sfrenata di premioni e premiucci che vengono assegnati ogni anno. Questa quantità, infatti, non si accompagna alla qualità e ormai il cinema, massificato, vive di mode passeggere: ne è la prova l’impressione di vedere film molto simili tra loro, di anno in anno sempre più omologati. Si potrebbe fare un paragone tra questa moltiplicazione dei festival, veri catalizzatori della nostra epoca, e la moltiplicazione che subirono le feste dedicate a Dioniso e, quindi, gli agoni drammatici nell’Atene di fine V secolo avanti Cristo, quello d’oro. All’epoca erano morti i più grandi tragediografi, Eschilo-Soflocle-Euripide, e la tragedia viveva la sua maggiore crisi culturale tanto che si verificò il remake delle opere dei tre. Anche ora si potrebbe dire che il cinema è in crisi o addirittura morto (tra l’altro questo della morte del cinema è stato uno dei leit motiv dei convegni a margine della rassegna di Procida), come affermano ormai molti critici. Dobbiamo quindi rassegnarci a considerare la cinefilia come una nuova forma di necrofilia, i film come tanti cadaveri di celluloide e partecipare ai festival mondani come se fossero dei funerali.
Un caso a parte è il Festival il “Vento del Cinema” organizzato da qualche anno da Enrico Ghezzi che ha un taglio genuinamente filosofico che pone delle domande sul cinema, soprattutto, del futuro. Cinque giorni di film internazionali d’avanguardia, di nicchia, “cose mai viste” insomma e dibattiti su essi (il festival di Fuori Orario: il cineclub notturno di Grezzi tenuto su Raitre). Tutto gratuito e libero, in un periodo dell’anno, fine settembre, in cui “l’isola di Arturo” si spopola di turisti e si riempie di fichi. All’ombra dell’enorme ex-istituto penitenziario, quest’anno la rassegna è stata dedicata al tema della catastrofe e l’ospite d’onore è stato un regista che ha fatto dei fallimenti catastrofici dei suoi malati protagonisti, il denominatore comune delle sue opere: il grande Herzog. La catastrofe, quindi, “dal Titanic alla teoria di René Thom e al post 11 settembre, segno della vita umana e del mondo stesso come costante sviluppo di un’eterna infinita e spaventosa catastrofe. Catastrofi fin dai Lumière come soggetto privilegiato o minaccia da documentare ed enfatizzare. Catastrofi documentate nelle riprese attuali e, ancora di più, il cinema stesso (per il semplice ossessivo atto di registrare?) come catastrofe”. Altri e importanti gli ospiti dei convegni: il filosofo-documentarista russo Boris Groys; il regista rumeno Ujica; lo scrittore Emanuele Trevi; Luciano Emmer a sorpresa; il duo Ciprì e Maresco; tanti altri.
L’incontro con Werner Herzog, dopo la visione del suo documentario apocalittico sui pozzi di petrolio incendiati da Saddam durante la prima guerra del golfo, era il più atteso e si è rivelato il più deludente. Da grande artista Herzog ha schivato tutte le domande del pubblico e ha ascoltato sbigottito le capriole retorico-astratte di Ghezzi, poi ha continuato dicendo di avere una cultura cinematografica limitata e di aver (quasi) conosciuto Rossellini a Venezia, durante un party pieno di spumante. Nonostante abbia quasi settant’anni, Herzog è un figo: lo testimonia la moglie, bellissima, che lo accompagna.
Il finale del festival, questo lunedì, è stato un coronamento degno del tema con una visione del film nazista sulla tragedia del Titanic, sulla nave Casamicciola (il nome di un’altra catastrofe) che navigava intorno all’isola. A causa del vento (il vento che dà il nome al festival), il telo su cui dovevano essere proiettate le immagini è volato via. In conclusione è stata una catastrofe: mancava solo che colavamo a picco.
Di seguito i film visionati durante i cinque giorni:
Sátántangó di Béla Tarr (Ungheria, 1997): immagini forti e sconvolgenti sulla distorsione di tutto di cui non si capisce. Bella fotografia. (voto: 8)
Criceti di Piero Bargellini (Italia, 1977): un documentario sulle madri criceti che si mangiano i figli appena nati. Bargellini è un simpatico vecchietto con i pantaloncini corti. (voto: 6)
La valanga [Usa, 1960]: filmato di una valanga che investiva, uccidendolo, l’operatore. Ghezzi se la ricordava da piccolo. (voto: 6)
Lady in the Water di M. Night Shyamalan [Usa, 2006]: regista indiano vendutosi a Hollywood che ha fatto questo pessimo film fantasy, dice, per i suoi figli recitandoci pure come una capra (voto: 2)
Matango il mostro di Ishiro Honda (Kaitei gunkan, Giappone, 1963): film trash giapponese su un naufragio e sull’invasione degli uomini-fungo. (voto: 7)
René Thom. La teoria delle catastrofi (Italia, 1992): intervista fatta per una enciclopedia multimediale allo scienziato-filosofo. Posizione antiscientifica: la catastrofe come segno di cambiamento. Molto interessante. (voto: 6)
Videogrammi di una rivoluzione di Harun Farocki e Andrei Ujica (Videogramme enier Revolution, Germania, 1992): la caduta di Ciacescu ripresa dalla tv pubblica rumena. La lunga notte della rivoluzione vista attraverso la riconquista dei media. (voto: 8)
Apocalisse nel deserto di Werner Herzog (Lektionen in Finsternis, Francia-Gran Bretagna-
Germania, 1992): immagini delle fiamme, dell’acqua, del petrolio e del fumo. Il documentario dello spegnimento dei falò della prima guerra del golfo. (voto: 9)
Strambi di Garin Nugroho (Indonesia, 2006): documentario-storia del post-tsunami. (voto: 7)
Carrousel de jeux di Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi (Italia, 1972-2006): catalogo di bambole antiche (voto: 5)
La Soufrière di Werner Herzog (Germania, 1977): documentario dell’eruzione non avvenuta del vulcano isolano Soufriere. L’attesa in un’isola completamente evacuata in cui sono rimasti solo due abitanti fatalisti. Intervista ai due folli e riprese lunghissime della montagna che inspiegabilmente non esplode. (voto: 8)
La religione come medium video-collage del filosofo Boris Groys (Germania, 2006): documentario denuncia sui nuovi fenomeni religiosi. (voto: 7)
Bruciature di sigaretta di John Carpenter (Cigarette Burns, Usa, 2005): film di fantascienza su un incubo circa un meta-film con un finale splatter. (voto: 8)
Il nostro pane quotidiano di Nikolaus Geyrhalter (Unser täglich brot, Austria, 2005): inquietante documentario sui nuovi sistemi invasivi di produzione delle industrie alimentari europee. (voto: 7)
Terremoto di Messina (Russia, 1909): marinai russi riprendono, per tre minuti, da una nave di passaggio nello stretto le gravi conseguenze del sisma. (voto: 7)
Fata Morgana di Werner Herzog (Germania, 1968-70): documentario africano ispirato ad una leggenda guatemalteca. Herzog minaccio con il fucile i locali che aveva pagato per il film e che volevano scappare con i soldi. (voto: 7)
Getta il tuo orologio in acqua di Eugeni Bonet (Tira tu reloj al agua, Spagna, 2003-2004): visione di Granada sperimentale. Visione tattile. (voto: 8)
Belle toujour di De Oliveira (Francia-Portogallo, 2006): il novantenne De Oliveira fa il seguito di “Bella di giorno” omaggiando Bunuel. Piccolì è diventato un alcolista e la Deneuve (che non è lei) non è più una feticista. Ritorna la scatola piena di mosche con la quale De Oliveira propone la distruzione finale del cinema. (voto: 7)
