Confessione di un malandrino

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– Mi scusi, Padre, ma mi aspettavo di dovermi inginocchiare. – Abbiamo messo lo sgabello, figliolo, è un bel po’, non ti confessi da molto tempo…

–        Mi scusi, Padre, ma mi aspettavo di dovermi inginocchiare.

–        Abbiamo messo lo sgabello, figliolo, è un bel po’, non ti confessi da molto tempo…

–        Vero, sarà qualche decennio

–        L’hai fatta grossa allora…

–        Facebook, Padre.

–        Già, Facebook… non sei il primo oggi, coraggio!

–        Ho… ho costruito artificialmente il mio profilo pubblico.

–        Lo sai, vero, che il Santo Padre lo ha espressamente vietato?

–        Lo so… nonostante questo le mie info sono assurde, ho letto la metà dei libri che dico di avere letto e ho visto la metà della metà dei film, non partecipo mai agli eventi ai quali dico che parteciperò. Pensi che ho messo solo foto dove ho i capelli, e che mi staggo da quelle dove si vede la pelata…

–        Eppure lo stile cristiano si concretizza in una forma di comunicazione onesta ed aperta, responsabile e rispettosa dell’altro.

–        Certo lo so bene, una volta ero così, ma ora non mi sento più corretto nell’agire, condivido certi  link idioti… se solo sono di certe persone, donne ovvio, è tutto un mi piace, mi piace, mi piace, e invece non mi piace mai niente. Mi rendo conto che non comunico con integrità e onestà…. e quelle maledette fattorie, vorrei che fossero bruciate all’inferno, con tutte loro dentro… e le str…  le sciocchezze che dico in chat.

–        Ma come pensi di andare avanti così, figliolo? Il Santo Padre dice che le nuove forme di relazione interpersonale influiscono sulla percezione di sé, sull’autenticità del proprio essere.

–        Ecco, riguardo a questo non le ho detto la cosa più grossa…

–        Va’ avanti, allora, liberati, che aspetti?

–        Ho un doppio account, Padre, con uno pseudonimo.

–        Come molti purtroppo, e molti ne hanno anche più di due, figliolo. E ogni volta che lo sento provo una fitta al cuore. La tendenza a comunicare solo alcune parti del proprio mondo interiore fanno cadere in una costruzione dell’immagine di sé che può indulgere all’autocompiacimento.

–        Altro che autocompiacimento, Padre, lì mi scateno veramente con le… sciocchezze, faccio simpatici commenti all’account col mio nome vero, lo incenso, poi ci provo con tutte… mando certi messaggi che lei neanche si immagina, basta che vedo una coscia di fuori chiedo l’amicizia, mi iscrivo a certe pagine…

–        Cosa ti devo dire, figliolo, cosa ti devo dire che la tua anima non sappia già? Sta nascendo un nuovo modo di apprendere e di pensare, con inedite opportunità di stabilire relazioni. Ce ne siamo accorti persino noi. Ma non bisogna abusarne, non bisogna. Sei pentito, almeno?

–        Sì. Sì, Padre. Sono pentito nel profondo. Ho capito che le nuove tecnologie della comunicazione chiedono di essere poste al servizio del bene integrale della persona e dell’umanità intera. Se usate saggiamente, esse possono contribuire a soddisfare il desiderio di senso, di verità e di unità che, sono convinto, rimane l’aspirazione più profonda dell’essere umano. Sono pentito. Basta con le menzogne, voglio mostrarmi su Facebook così, nudo. Cioè… non nudo nudo, mostrarmi così come sono, insomma. E sia quello che sia.

–        Bravo, assistere a queste cambiamenti mi dona una grande gioia. Bravo. Io ti assolvo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo… e come penitenza invece di recitare le solite preghiere, compirai qualche opera buona. E ricorda: il contatto virtuale non può e non deve sostituire il rapporto umano diretto con le persone, a tutti i livelli della nostra vita.

–        Grazie, Padre, lo farò. Lei è un santo. È proprio un santo. Per le opere comincerò da stasera, ho già invitato a cena una ventina di ragazze povere e molto bisognose. Cercherò di instaurarlo intanto con loro il rapporto umano, umano e diretto, proprio come dice lei. Ho già qualche idea…

–        Benissimo, figliolo, ma ricordati un’ultima cosa: sii sobrio, sii sempre molto sobrio.

 

P.S.: le parti in grassetto sono riprese da: Messaggio del Santo Padre Benedetto XVI per La XLV Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali – Verità, annuncio e autenticità di vita nell’era digitale. Pubblicato dal Vaticano, 24 gennaio 2011, Festa di san Francesco di Sales (Patrono dei giornalisti).

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