Tappi e freni sono saltati di nuovo pochi giorni fa. A Capodanno si usa così: ci si gettano alle spalle brutture e dolori e si torna a sperare in qualcosa di buono. Il rito di passaggio dal vecchio al nuovo anno consente però ulteriori spunti di riflessione.
Osservando i comportamenti, nostri come di amici e conoscenti, ci accorgiamo dei tanti modi in cui ci si rapporta alla festa, al cenone e ai bilanci. E spesso ne escono ritratti interessanti:
- Il fuggitivo: di solito è un single, stufo della routine, delle tradizioni e del gruppo di sempre. Cerca mete lontane oppure va a trovare amici all’estero, con l’obiettivo di fare nuove esperienze e conoscere persone. È proiettato al futuro, l’anno che sta per finire lo ha archiviato senza rimpianti. Il suo è un Capodanno ambizioso.
- Il colto: è una versione casalinga ed edulcorata del fuggitivo. Non potendone più pure lui di giochi e di cene, si rifugia in qualche teatro per far correre veloce la nottata e risvegliarsi l’anno dopo indenne e più acculturato. Capodanno disincantato.
- Il compagnone-nostalgico: in linea di massima si tratta di una coppia, che presta casa e impegno ai fornelli per accogliere gli amici all’insegna della convivialità. Messo in conto lo stress della fase di coordinamento, si riesce a riunire un po’ di gente che non si vede più tanto spesso e ne esce fuori una serata piacevole. Ci si aspetta un futuro non peggiore del passato: Capodanno forse noioso, ma rassicurante.
- Il festaiolo: o è un tipo molto giovane oppure molto deluso: non importa dove e con chi, l’importante è sballare e non pensare. Bere, ballare e, se ce la si fa, rimorchiare. È un Capodanno impegnativo, che richiede preparazione e un certo fisico: dopo i 30 anni i postumi del Veglione sono più difficili da smaltire. Almeno una volta nella vita dev’essere provato.
- L’opportunista: ne esistono due versioni ma l’obiettivo è comune: massimo risultato col minimo sforzo. C’è quello che dichiara apertamente che scioglierà il nodo in extremis, unendosi a un gruppo piuttosto che a un altro a seconda dell’offerta più allettante; poi c’è quello che, meno sfrontato, tiene tutti sulle spine fino all’ultimo, mettendo il piede in più staffe, comunque decidendo, alla fine, la situazione più conveniente, scontentando in ogni caso qualcuno. Capodanno passivo.
- Il cittadino: ama la sua città e, complici i concerti gratuiti in piazza, riscopre di appartenere a una comunità. Capodanno collettivo: occhio alla ressa, individuate vie di fuga.
- Il depresso: mangia da solo, guarda un po’ di tv e si mette a letto, maledicendo il frastuono di chi festeggia e confidando in un risveglio migliore. Capodanno solitario: può capitare, si consiglia non spesso.
L’elenco ovviamente non si esaurisce qui, ciascuno è libero di integrarlo come crede ed è facile e sano che un anno ci si identifichi in un tipo e l’anno dopo in un altro. In ogni caso, a qualsiasi categoria apparteniate… BUON INIZIO A TUTTI!
