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Le scuole materne di Reggio Emilia a Bangkok

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—– Original Message —– From: Laura Orsolini To: Rivista "O" Sent: Thursday, April 22, 2010 6:28 PM Subject: Una brutta notte

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—– Original Message —–
From: Laura Orsolini
To: Rivista “O”
Sent: Thursday, April 22, 2010 6:28 PM
Subject: Una brutta notte

Era nell’aria ma non pensavamo sarebbe successo così, con un’esplosione in mezzo alla folla. I rotoli di filo spinato e i soldati armati nelle aree critiche li ho visti solo tramite video, due amici europei hanno attraversato uno dei posti di blocco delle magliette rosse con le due figlie piccole in macchina: i manifestanti li hanno fatti passare con cortesia ed hanno vezzeggiato le piccole.
Da giorni ripeto come un pappagallino efficiente che senza una seria mediazione la faccenda può solo peggiorare. Lo dicono tutti intorno a me e ora è successo. Siamo fuori dalla zona degli scontri ma sentiamo gli elicotteri in volo. Diverse stazione dello Skytrain sono chiuse e tutto, fuori dall’occhio del ciclone, sembra inquietantemente normale.
Una collega thai ci sta informando che nella zona colpita, Silom, la gente lancia di tutto dalle finestre, non si capisce contro chi. Gli scontri stanno continuando. Non sarà una buona notte né per i thailandesi né per noi.
Laura

Da: Laura Orsolini <laura.orsolini@gmail.com>
Data: 25 aprile 2010 09.34.44 GMT+02.00
A: Rivista “O”
Oggetto: Aspettiamo

Due giorni di calma tesa: nelle ultime 72 ore lo Skytrain ha chiuso alle 18 invece che dopo mezzanotte. Stamattina i giornali annunciano che il governo ha rifiutato ogni trattativa con le magliette rosse, in aria abbiamo sentito di nuovo gli elicotteri, ma non abbiamo notizie di nuovi scontri. Aspettiamo. Durante l’ultima settimana nella mia quotidianità si sono alternate la drammatica cronaca locale e l’inserimento di mio figlio all’asilo.
Il metodo di insegnamento delle scuole materne di Reggio Emilia è arrivato fin qui a Bangkok: lo applicano maestri thai, anglo-indiani, norvegesi e russi; alcuni di loro con una doppia nazionalità. Le loro storie personali, culture e professionalità, tutte diverse fra loro, sono confluite qui in città mischiandosi con quelle di bambini, tailandesi e stranieri, e delle loro famiglie.
Bangkok è anche tutto questo, pezzi di vite arrivati da altre parti del mondo che qui si combinano e si riorganizzano. Mi chiedo continuamente quanto un prolungarsi delle violenze potrebbe contagiare questa realtà.

Un caro saluto

Laura

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