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Michele La Ginestra: “Il teatro come alternativa alla strada”

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L’abbiamo conosciuto al Sistina con "Rugantino", per poi vederlo protagonista in alcune fiction di successo come "Nati ieri" o "Amiche mie", direttore artistico del Teatro Sette. Attore, regista e autore...

L’abbiamo conosciuto al Sistina con “Rugantino”, per poi vederlo protagonista in alcune fiction di successo come “Nati ieri” o “Amiche mie”, direttore artistico del Teatro Sette. Attore, regista e autore teatrale: è Michele La Ginestra.

Quando e come nasce la sua passione per la recitazione?
Parto con la risposta classica. A 15 anni uscendo fuori dal Sistina dopo aver visto Rugantino ho detto: Io da grande voglio fare Rugantino al Sistina.

Ci sei riuscito.
Posso dire di aver realizzato il mio sogno. Ma non è stato facile. Lo dico in qualsiasi intervista: ho iniziato con il teatro della parrocchia come tutti gli attori. Ho istituito con alcuni amici la “Compagnia Buffa”, una compagnia amatoriale di giovani, così nello stesso tempo studiavo per non farmi dire nulla dai miei e facevo gli spettacoli in chiesa che mi hanno permesso di calcare il palcoscenico come regista, come autore, e come attore. Lì ho imparato il mestiere dell’attore che è anche quello di costruire le scene, puntare le luci, avvicinarsi piano piano alla scrittura di un testo, conoscere i personaggi, fare una regia che all’inizio non sai neanche cosa voglia dire. Proprio dalla “praticaccia” vera e propria impari il mestiere.

Come nasce il Teatro7?
Avevo aperto il teatro nell’ambito di un’associazione di volontariato per la prevenzione della delinquenza minorile. Attraverso il mezzo teatrale volevamo coinvolgere i ragazzi per dargli un’alternativa alla strada. La cosa funzionava. I ragazzi, invece di stare buttati al bar, venivano qui e recitavano. Quando ho capito che poteva essere una cosa da far funzionare professionalmente ho cercato di ristrutturare il teatro. Alla fine abbiamo speso 7/8 volte di più rispetto a quello che avevamo messo da parte. Adesso è un teatro di 100 posti con la propria stagione e funziona molto bene.

Sei avvocato. Come mai ha preferito cimentarsi nella carriera artistica a discapito di un futuro più sicuro e se vuoi anche più noioso come responsabile in uno studio legale di una compagnia di assicurazioni?
Io ho sempre fatto l’avvocato con piacere. Appena laureato ho trovato subito lavoro, e intanto facevo l’attore, tenevo dei ritmi che se ci ripenso oggi mi chiedo come facessi. In effetti era la passione e la variazione delle cose che facevo a spingermi a continuare. La cosa bellissima era che non facevo solo una cosa e mettevo molta passione in tutto. Poi sono diventato avvocato e ho dovuto fare una scelta, ho cambiato ufficio diventando responsabile legale di una compagnia assicurativa. Era anche bello perché avevo fatto carriera ma andava bene anche lo spettacolo.

Preferisce il Michele la Ginestra attore o il Michele la Ginestra regista?
Mi piace fare l’attore e la soddisfazione massima è quella di recitare i miei testi per dare massima espressione a ciò che penso. Anche fare la regia mi piace molto ma mi sento un po’ come l’allenatore dopo che ha giocato a pallone: scalpito e soffro anche se alla fine sento una grande soddisfazione personale. Sono contento di poter regalare qualcosa del poco che so agli attori che dirigo e vederli arricchiti di nuove sfaccettature mi fa gioire quasi quanto recitare.

Ha iniziato il suo percorso artistico con il teatro per poi passare alla televisione e al grande schermo. In quale si trova più a suo agio e riceve maggiori soddisfazioni?
Di sicuro nel teatro perché conosco il mezzo in tutte le sue sfaccettature. Il teatro dà emozioni immediate, hai la reazione del pubblico che è diversa ogni sera, è un mezzo per conoscere se stessi  e rappresenta un confronto continuo per dire qualcosa al pubblico. La televisione manda al macero il lavoro che fai. Non resiste al tempo. Il cinema invece lo conosco poco, mi piacerebbe conoscerlo di più. Assomiglia al teatro per la grande preparazione che c’è dietro.

Pensi che ci sia differenza tra la recitazione di un attore di teatro rispetto a quella di uno che ha lavorato solo in televisione?
Si certamente, nel senso che un attore teatrale riesce ad essere convincente anche in televisione, mentre in televisione bisogna lavorare  a togliere sulla voce, i gesti, le intenzioni che devono essere meno plateali. In televisione la macchina da presa è su di te mentre a teatro tu sei a figura intera sul palco ed ogni gesto deve essere amplificato  per arrivare anche allo spettatore seduto in ultima fila. Comunque meglio lavorare a togliere che a mettere…

Che cosa pensa di questi “pseudo” attori che calcano le scene solo grazie alla notorietà derivata dai reality o dai programmi di intrattenimento?
Il teatro non camuffa nulla. Quando sali sul palco la gente non la freghi. Queste persone imbarbariscono un mestiere e pensano di ripulirsi l’immagine. Ma il teatro non è un mestiere che puoi improvvisare.

In questo periodo lei è in scena al Teatro Italia con lo spettacolo “Radice di 2” .
È uno spettacolo ripreso dal successo dell’anno scorso vincitore di due premi: “Diego Fabbri” e “Oltre Parola”. È un testo carino, dolce, delicato, divertente e fa riflettere. Scritto da Adriano Bennicell, con la regia di Enrico Lamanna. È un teatro fatto di parola raccontato con una scenografia scarna. La mia partner è Edy Angelillo, una vera professionista e insieme credo che formiamo una coppia straordinaria.

Questa sera sarà a teatro. Prima di salire in scena come si prepara, ha qualche rito scaramantico?
Non sono scaramantico, non c’è nulla che non farei prima di salire sul palco. L’unico gesto che viene ripetuto è una filastrocca scema che ormai è scritta anche nei camerini ma che non confesserò mai. Ogni volta viene fatta in maniera diversa o in una lingua diversa. È un gesto simpatico che viene ripetuto per la gioia di stare insieme e di condividere insieme l’emozione di salire in scena.

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