Di mattina è un’albicocca, di pomeriggio una pera, di sera diventa una susina

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Nel 1987, lavoravo da poco, ebbi uno scontro con il direttore. Poi si venne a sapere che il disgraziato aveva combinato dei guai ed era al momento già “attenzionato” come si dice oggi, dalla Zona; sarebbe la direzione, noi la chiamavamo così.

Nel 1987, lavoravo da poco, ebbi uno scontro con il direttore. Poi si venne a sapere che il disgraziato aveva combinato dei guai ed era al momento già “attenzionato” come si dice oggi, dalla Zona; sarebbe la direzione, noi la chiamavamo così. Anzi ripensandoci dopo tanti anni credo che il motivo principale dello scontro fu il fatto che lui in quel periodo era un pochino nervoso!
Povero stronzo, si era fatto del male da solo senza motivo e senza rendersene conto; posso dire come al solito?
Erano altri tempi, i direttori contavano qualcosa e io ebbi un cambio di sede, che doveva essere temporaneo; nella filiale di piazza pio XI conobbi Francesca, una collega.
Che fosse una particolare lo vedevo bene; in territorio nemico noti automaticamente le cose; così tanto “particolare” però non potevo sospettarlo. Intanto non andava mai al bar, universo altro indispensabile al bancario tipo; poi mangiava solo frutta; a colazione tirava fuori il suo porta pranzo e mangiava macedonia come la bevesse; macedonia di pesca, melone, anche arance. Frutti gialli comunque. A pranzo non so. Faceva part time.
E poi si vedeva. Per me era chiarissimo e un giorno gliel’ho detto:
“Tu sembri un’albicocca”.
“Non sai quanto è vero”.
Dopo questa risposta per giorni non mi ha parlato, ma un pomeriggio avevo preso un permesso, e l’ho beccata alla fermata dell’autobus. Ero alla fermata; lei andava a piedi. Però, rischiando un rifiuto magari brusco ho cominciato a camminarle accanto, senza dire t’accompagno. Dopo due chiacchiere fatte passeggiando con mia grande sorpresa ha proposto un caffè in un bar vuoto vuoto e piccolo piccolo. Ma con i tavoli dentro. Ce ne sono sotto la collina del Vaticano, salendo verso il Gelsomino vicino l’ospedale San Carlo di Nancy. Insomma mi ha raccontato questa storia: di mattina è un’albicocca, di pomeriggio una pera, di sera diventa susina.
Albicocca per i colleghi, i capelli albicocca la maglia pure. Le intraguardano le natiche. La curva dell’albicocca.
Pomeriggio a casa presto (part time). Ritorna a piedi e la strada è un po’ in salita, si è appesantita di poca spesa e forse è stanca della mattinata. Fatto sta che quando arriva in cima a via dei Savorelli i fianchi sono più ampi, la curva del sedere più accentuata, si muove… come una pera. No la pera non si muove. Diciamo che, a chi passa in auto e la guarda da dietro, regala la visione di una pera… come si chiama? Abate? Bella, grande, assolutamente dura ma matura. Il colore è verde e bruno (l’impermeabile. S’è messo a piovere). Di certo non porta ombrello. Infatti non ha braccia. È una pera. E continua… tutto il pomeriggio. Sul divano, in autobus, sulla poltrona del parrucchiere sotto il casco, tutti i pomeriggi è una pera; quando va a trovare un’amica, a prendere i figli e li guarda sui gradoni della piscina. Tutti godono del bel culo di questa pera che fa tenerezza perché non ha le braccia. Come farà a prendere in braccio i suoi bambini? Fortuna anche i gemelli ormai sono grandi e Costanza, la maggiore, ormai è al ginnasio.
Le sere sono brevissime, bisogna alzarsi presto, uscire è evento raro, e a tutti va bene così. La sera comincia dopo cena, dunque alle nove. (Così) piano piano sul divano la sua vagina diventa una susina; come covata dal caldo, non del corpo che ci siede sopra e che viene rimandato dal divano, ma dal calore della casa, dei familiari, del mondo che riposa davanti alle tivvù. Il piacere che questa trasformazione le dà non è descrivibile né misurabile. Diciamo venti volte il piacere di un orgasmo maschile (di un uomo).
Ogni volta non se ne accorge nessuno, perché siamo pochissimo attenti al prossimo; i suoi respiri durano minuti interi. Riesce a non tremare ma s’illumina. La fronte si copre di perle piccolissime, grandi come i pori, invisibili quindi; è sudore ma profuma; poi la sua pelle cambia si fa scura, liscia e piacevolissima al tatto. Ora è cambiata anche la sua forma, è ovale, e blu. Come la susina che è diventata.

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