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Acetone

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Mi sveglio e lei non c’è più, se ne è andata via e io non me ne sono neanche accorto. Guardo il display del cellulare e mi rendo conto che sono appena le sei del mattino. Era bellissima, aveva l’exstension e faceva l’estetista.

Mi sveglio e lei non c’è più, se ne è andata via e io non me ne sono neanche accorto. Guardo il display del cellulare e mi rendo conto che sono appena le sei del mattino. Era bellissima, aveva l’exstension e faceva l’estetista. Distendo il braccio in quella che per la scorsa notte è stata la sua parte del letto e trovo delle microscopiche mutandine. Nella fretta di andar via le ha dimenticate, oppure ha voluto lasciarmi un ricordo di sé. Le prendo, le annuso e in un istante rivivo alcune scene della serata precedente. Le stringo ancora un attimo e poi le distendo tenendole con due mani, di fronte a me per l’elastico. Come è possibile che un pezzo di ragazza come quella possa entrare in un indumento così piccolo, era più alta di me e aveva un generosissimo fondo schiena. Mi alzo in piedi e per pura curiosità le indosso, rendendomi conto che per misteriose proprietà tessili, calzano a pennello. Un impulso automatico mi porta di fronte allo specchio, dove scorgo una scritta fatta banalmente con il rossetto, mi avvicino e leggo: “Ciao porcellino, certo che quando dormi, dormi veramente, prima di uscire guardati i piedi ciao, Carlotta”. Seguendo la sua indicazione abbasso lo sguardo e mi rendo conto che prima di andarsene la giocherellona, si era divertita con i miei piedi, ricoprendomi le unghie con un fiammante smalto rosso. Con cosa si toglierà lo smalto? Vado in bagno e tento con acqua e sapone, senza però ottenere il minimo risultato. Allora provo prima con l’alcool e poi con il Viakal, ma quel rosso è sempre lì, più rosso che mai.
– Maledetta Carlotta. Per vendetta inizio a cancellare con rabbia ad una ad una, le lettere che sullo specchio compongono il suo nome. Inizio dall’ultima – a come: a stronza e sfrego forte con l’asciugamano – t come: ti odio, sfrego ancora più forte sull’altra t ho una folgorazione, mi viene in mente che nella scatola delle cose che la mia ex ragazza aveva lasciato da me, dopo una breve e fallimentare convivenza, c’era anche un’enciclopedia di quelle a fascicoli settimanali, tra l’altro mai ultimata, dal titolo: “Tutti i trucchi per essere più bella”. Magari trovo un articolo sulla rimozione dello smalto. Lascio la pulizia dello specchio e mi precipito nello sgabuzzino e sull’ultimo ripiano dello scaffale, sotto la mia vecchia chitarra scorgo una grande scatola, sulla quale avevo scritto con un pennarello di colore verde “RIDARE A FABIANA”. Lo tiro giù, lo apro e comincio a rovistare. Tra foto di vacanze, peluche, lettere e bigliettini di auguri, vedo una busta trasparente contenente trucchi, rossetti e alcuni di quei fascicoli che stavo cercando. Prendo il fagotto, vado in soggiorno e seduto sul divano, ne rovescio il contenuto sul tavolino. Insieme alle riviste trovo due flaconi di smalto, che poggio sul vetro del tavolinetto assieme a una matita per occhi, del rimmel e alcuni dischetti di cotone. Apro a caso uno dei fascicoli e comincio a cercare una rubrica che tratti la posa e la rimozione dello smalto. Mentre sono intento a trovare una soluzione al mio problema, la suoneria del mio telefonino mi avverte che tra mezz’ora devo essere in caserma. Oggi non posso fare tardi, sono di prima partenza in autoscala e Mario, il mio caposquadra passerà a breve a prendermi con la sua automobile.
Suona il citofono:
– Marco sei pronto, dai scendi che andiamo a prenderci un caffè.
– Mario, tra dieci minuti scendo, devo finire di vestirmi.
– Allora apri che salgo, qui sotto fa un freddo del diavolo e piove a dirotto.
– OK, terzo piano interno dodici.
Guarda in che situazione dovevo trovarmi, adesso come faccio a togliere sta roba dai piedi. Calma, calma e sangue freddo. Innanzitutto infiliamo l’accappatoio e poi con le pantofole nascondiamo la questione. Il campanello.
– Arrivo
– Marco, ancora in accappatoio, dai spicciati che facciamo tardi in caserma.
Mario comincia ad aggirarsi per il salotto e sedendosi sul divano prende a sfogliare distrattamente un fascicolo di “Tutti i trucchi per essere più bella”, poi alza lo sguardo e mi dice:
– Ma che è tornata Fabiana?
– No, no per carità, me ne sono liberato una volta per tutte.
– Allora hai un’altra, eh mandrillone.
– No Mario, non ho nessun’altra, ma cosa te lo fa pensare?
Lui sfoglia nuovamente la rivista ma ora con più attenzione, poi prende dal tavolino il flacone dello smalto, ne legge l’etichetta e lo ripone vicino al rimmel, mi guarda e dice:
– Quindi in questa casa non c’è proprio nessuna donna?
– No Mario, ci sono solo io…
e indicando con il pollice il poster alle mie spalle, altro ricordo di Fabiana,
… Solo Raul e io.
Lui mi guarda e si fa serio e io inizio a vedere con i suoi occhi la mia casa:
Il poster di Raul Bova, quello dei Queen e di Renato Zero lasciati da Fabiana, la poltrona fucsia leopardata sulla quale in quel momento ero seduto per mettere i calzini, i trucchi e le riviste sul tavolino del salotto. Mario si alza e passa davanti allo specchio, vede la scritta fatta con il rossetto, si avvicina e legge a voce alta:
-“Ciao porcellino, certo che quando dormi, dormi veramente, prima di uscire guardati i piedi, ciao Carlo”.
Mario ripete con un filo di voce:
– Carlo?
e poi più forte:
– Carlo?
Sono seduto sulla poltrona con un piede sollevato e il calzino tra le mani, lui si accorge dello smalto, io mi alzo per spiegare la situazione, ma la cinta si è sciolta e l’accappatoio si apre a sipario su un fantastico perizoma di pizzo.

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