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Veni, Vidi, Vici

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“Stanotte hanno divelto la serranda del lattaio” dissi. “Chi?” chiese mia moglie mentre disbrigava le faccende in cucina. “Sicuramente quella banda di teppistelli che da un mese si aggira nel quartiere”. “Ah, sì, li ho visti. Bisognerebbe segnalare la cosa alla Polizia” mi fece eco dalla cucina.

“Stanotte hanno divelto la serranda del lattaio” dissi.
“Chi?” chiese mia moglie mentre disbrigava le faccende in cucina.
“Sicuramente quella banda di teppistelli che da un mese si aggira nel quartiere”.
“Ah, sì, li ho visti. Bisognerebbe segnalare la cosa alla Polizia” mi fece eco dalla cucina.
“Ma cosa vuoi che gli facciano… a meno che non li colgano sul fatto, nel momento in cui commettono un reato, non possono far nulla” dissi. “Sono i nuovi barbari” continuai “ci vorrebbe un castigamatti, un novello Cesare che desse loro una sonora lezione… anzi, sai che faccio? Gli scrivo una lettera”. Dissi così perché sapevo che mia moglie apprezzava il mio umorismo ed il mio gusto per il paradossale.
Mentre lei ridacchiava, io mi sedetti al tavolino del salotto e cominciai a scrivere:

Caro Cesare,
i barbari sono di nuovo in rivolta. Gli amministratori locali sono inetti; ci serve l’aiuto di una persona decisa, di uno specialista.
Ave!

E conclusi con la firma ed il recapito. Sotto lo sguardo divertito di mia moglie misi il foglio in una busta su cui scrissi: “Per Cesare – Roma”.
“Tanto chi vuoi che a Roma non conosca l’indirizzo di Cesare”.
“Domani la imbuchiamo” dissi a mia moglie, “e vorrei anche vedere la faccia dell’impiegato delle poste che la riceverà”.

Nei giorni seguenti i piccoli atti di vandalismo continuarono: copertoni tagliati, macchine raschiate, muri imbrattati con scritte oscene; la banda di teppistelli sembrava essersi permanentemente insediata nel quartiere.
Quando aprii la porta rimasi di stucco: una sorta di legionario romano mi stava di fronte, armato di tutto punto. L’elmo chiomato e la corazza sbalzata ne facevano un ufficiale di altro rango. “Veni” mi disse.
Mi ricordai della lettera a Cesare e capii subito che l’impiegato delle poste che aveva letto la lettera voleva scherzare. Decisi di stare anch’io allo scherzo.
“Venga Generale, le mostro il problema” e così facendo uscii di casa, discesi le scale e mi affacciai nel vicolo dove una mezza dozzina di teppisti faceva capannello e schiamazzava. Quando videro Cesare scoppiarono in fragorose risate e cominciarono ad avvicinarsi con aria di scherno.
“Vidi” mi disse Cesare ed avanzò verso la piccola banda mentre io mi tenevo a distanza. Pochi velocissimi fendenti con il gladio furono sufficienti a lasciare sul terreno i loro corpi esanimi ed insanguinati. Mentre rimanevo incredulo ed attonito alla vista di ciò che era accaduto, Cesare ci passò accanto.
“Vici” mi disse, e si allontanò.
“E ora?” pensai “cosa dirò a mia moglie, che li ha uccisi Cesare?”.

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