Che cos’è bilBolbul? Non un gioco di parole, ma un non-sense che potrebbe stare dentro un baloon di un fumetto, con al centro, però, le prime tre lettere della città che lo ospita: Bologna. BilBolbul è il festival internazionale di fumetto, quest’anno alla terza edizione, dal 5 al 9 marzo e Bologna in questi giorni è la capitale del comics, del cartoon, delle matite, le chine e i colori. Il festival, alla sua seconda ambiziosa edizione, è organizzato dall’associazione culturale Hamelin (http://www.hamelin.net/) con la quale ho collaborato in questi giorni in veste di volontario. Oltre a aver incorniciato opere, attaccato quadri, stuccato buchi, traspostato lastre di vetro e pannelli pesantissimi tra i musei e le stanze del comune, ho avuto la possibilità di vedere più di dieci mostre e partecipare a numerosi incontri, dibattiti e proiezioni.
Il disegno pensiero
L’ esibizione di punta di questa seconda edizione è stata quella dedicata a Gianni De Luca, un disegnatore popolare degli anni settanta un pò dimenticato forse per la sua imparzialità e per aver pubblicato le sue storie sul Giornalino, “un albo di fumetti che compravano i genitori cattolici ai figli che quindi non lo leggevano” (come mi ha suggerito un esperto di fumetti). Il lavoro più importante di De Luca è stato sensa dubbio il commissario Spada, una serie d di genere poliziesco, con la quale ha saputo raccontare (è forse stato l’unico) un periodo turbolento della storia d’Italia, gli ultimi anni settanta appunto, toccando temi scottanti come il terrorismo, la violenza e il conflitto padre-figlio. Tra le altre opere esposte di De Luca una trilogia shakespeariana e un kolossal fantascientifico-cattolico di 100 tavole, Paulus. De Luca è anche un innovatore del linguaggio fumettistico moderno, sopratutto nella realizzazione del moviemento nello spazio come si può leggere dalla presentazione: “De Luca, vero e proprio regista in grado di pensare e dare forma ai diversi contenuti che via via si trova a rappresentare, inventa soluzioni sempre più rivoluzionarie, ma mai gratuite e senza perdere in fluidità di lettura: la rappresentazione del movimento, le inedite soluzioni nell’impaginazione della tavola, l’annullamento della scansione delle vignette a favore di uniche “tavole-sequenza”, la compresenza di tecniche pittoriche e grafiche: tutte invenzioni che lo pongono a pieno diritto tra i grandi sperimentatori internazionali a lui coevi: da Crepax a Moebius, da Eisner a Toppi”.
Sinfonia
Tra gli ospiti internazionali ci sono due cinesi di Hong Kong: Hok Tak Yeung e Chihoi Lee. I loro stili sono molto diversi e sembrano in conflitto: da una parte la linea a matita di Chihoi che dà la sensazione di vivere in un incubo e dall’altra i colori onirici di Tak. A breve un racconto di Chinoi verrà pubblicato in Italia, Il treno, la storia di un viaggio surreale tutto ambientato tra i vagoni e le valigie dei passeggeri. Uno dei disegni più ricorrenti di Tak è invece la città senza nome con i palazzi e i grattacieli da cui escono i fiori. Dopo aver raccontato che queste illustrazioni hanno un forte carattere autobiografico, l’artista ha spiegato che in queste tende a sintetizzare due stili diversi: quello tradizionale della città verticale e quello moderno dei fiori. Una sorta di fumetto che irrompe nella tradizione. I due cinesi sono fondatori di un collettivo/rivista a Hong Kong che è diventato un fenomeno di culto e che si chiama “Springroll”, involtino primavera.
My boy
My boy è il libro di Olivier Schrauwen che racconta le avventure di un bambino in un mondo abitato da una quantità spaventosa di animali. Alcune delle tavole di quest’opera dell’artista fiammingo sono esposte con altre inedite. Il giovane Schrauwen è uno dei più interessanti autori che recupera il fumetto delle origini (sopratutto francese) per reinterpretarlo e caricarlo di nuovi significati. Apparentemente semplice, il suo tratto nasconde forti significati poetici e a volte delle riflessioni sulla modernità. La mostra è gettonata dai bambini, perchè i soggetti sono principalmente animali.
Il grande vuoto
Paul Hornschemeier, Kevin Huizenga, Anders Nilsen sono tre artisti americani provenienti da Chicago accomunati da uno stile classico con storie minimali e quotidiane che spesso scivolano nel fantastico. Quello che più mi ha colpito è stato Nilsen che ha portato alcune tavole di un suo lavoro in corso, Big questions, un’avventura filosofica i cui protagonisti sono degli uccelli appartenenti a uno stormo in cui avvengono lotte e nascono problemi etici e metafisici. In Dogs and water Nielsen affronta una avventura surreale ai limiti della follia, mentre ho scoperto che ha pubblicato anche un triste diario di testi, foto e illustrazioni che documentano la morte della fidanzata per cancro (Don’t go where I can’t follow). Huizenga invece è un grande produttore di albi come Or else in cui il quotidiano viene stravolto da drammi esistenziali e apparenti rivoluzioni del pensiero. Le tavole di Hornschemeier sono le più inquietanti perchè mescolano immagini reali decontestualizzate che agiscono direttamente sul subconscio dello spettatore. Di Hornschemeier é stato pubblicato in Italia Mamma, torna a casa per Tunuè, una struggente rielaborazione del lutto di un padre e un figlio.
Christophe Blain
Nato nel 1970 a Gennevilliers, è un esponente di spicco del nuovo fumetto francese. Fortemente influenzato nel suo approccio ai temi d’avventura dal servizio militare svolto in marina, Blain è diventato famoso con Isaac il pirata con il quale si immerge nella grande tradizione dell’avventura. Le sue opere sono esposte a palazzo Poggi, nel museo della marina, tra le carte nautiche e i modellini delle fregate e delle altre navi da guerra. Isaac è un pittore con talento e squattrinato. Un giorno incontra un distinto signore dal lungo naso, che dice di essere un mercante, che lo convince a imbarcarsi e conoscere il suo capitano. In realtà il capitano è un pirata, Jean, che vuole documentare le sue avventure e diventare immortale grazie all’arte del pittore.
Pipistrello oracolo
Classe 1982 e già Marijpol sembra una illustratrice affermata dallo stile originale. In realtà, mi dicono, è ereditiera di Feuchtenberg e Ghermandi, ma tutti riconoscono in lei elementi innovativi e un forte carattere. Il suo tratto è pesante e forte, le sue tavole fiabesche e inquietanti. In uno slogan: quando disney incontra matrix. Oltre alle opere realizzate esplicitamente per la mostra al Ram Hotel, Mrijpol ha portato anche un totem e due racconti che impressionano per la semplicità e per la forza visonaria. Una di queste verrà pubblicata sulla rivista Canicola (http://www.canicola.net/).
