Frammenti emozionali del concerto di PJ Harvey all’Auditorium della Musica
Ti aspetto Polly Jean. Aspetto che tu venga e mi porti via. Adesso esisti soltanto tu e il tuo pianoforte. Basta questo, Polly Jean. In sottofondo c’è questa musica straziante, che fa da riempisala. Oh Polly Jean, dove sei? Quest’attesa mi consuma.
Ecco, le luci cominciano ad affievolirsi. Poi il buio completo. Eccoti finalmente! Piccola, immensa Polly Jean. Con il tuo abito lungo vieni da un altro luogo, un altro tempo. La tua voce delicata che dice “Thank you”. Sarò tuo Polly Jean, fai di me quello che vuoi. Ti darò il mio sangue, le mie braccia, le mie gambe!
La tua voce comincia ad accarezzarmi la pelle. Hai chiesto la chitarra, piccola mefistofelica creatura, e hai attaccato To bring you my love. Chiudo gli occhi. Vuoi proprio farmi morire. Vuoi che io strisci ai tuoi piedi, vero Polly Jean? Nick si sta ancora leccando le ferite. L’hai accarezzato con le tue labbra calde e poi sei volata via, come il vento gelido dell’inverno. Sei un demone. Sei un angelo, Polly Jean. La tua voce è insieme tagliente e dolce, dura e suadente, diabolica e celestiale. Penetra dentro il mio cuore e lo vivifica. La tua musica, Polly Jean, è un soffio di vita, un soffio di luce. Lo sai questo, vero? Non fermarti, Polly Jean. Continua a muovere le tue dita su quella tastiera, su quella chitarra. Oh Polly Jean, mi fai felice, troppo felice. Lo so che tutto questo non durerà, ma per ora mi basta. Sto camminando dentro un giardino incantato e la tua voce mi fa da guida. C’è il mondo nella tua voce, Polly Jean. C’e la vita. Il dolore e l’amore. La devastazione e la resurrezione.
Adesso riapro gli occhi, Polly Jean, e tu sarai sempre con me… Non te ne andare, Polly Jean. Non te ne andare senza di me! Non mi lasciare in questo buio, Polly Jean!
