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Con lo sguardo delle donne

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In occasione del Festival  Internazionale del Giornalismo, Perugia, ha ospitato la mostra "Con lo sguardo delle donne. Nella sala CERP di Rocca Paolina, attraverso la storia dei periodici femminili pubblicati tra il 1806 e il 1943,

In occasione del Festival  Internazionale del Giornalismo, Perugia, ha ospitato la mostra “Con lo sguardo delle donne. Nella sala CERP di Rocca Paolina, attraverso la storia dei periodici femminili pubblicati tra il 1806 e il 1943, e con le foto di Axelle de Russé (fotogiornalista che nel 2007 ha vinto il Canon Fermale photojournalist Award al festival del fotogiornalismo a Perpignan), e Hazel Thompson (fotogiornalista che nel 2006 ha vinto, al festival di Perpignan, il CARE International Award for Humanitarian Reportage) la donna, è stata messa di nuovo sotto i riflettori.

In una sala sono state esposte le foto di Axelle de Rousse che, ha seguito la vita di tre giovani donne: Dazhu, Nanhua e Xian Mengfei le quali, per denaro, hanno deciso di diventare concubine. Una figura abolita nel 1949 e di ritorno nella Cina economicamente avanzata del 2000. Questa parte della mostra, non a caso, prende il titolo di “Cina, il ritorno della concubina”.

 

In un’altra sala, è lo sguardo “femminile” di Hazel Thompson a mostrare le sue foto sulle condizioni disumane di centinaia di ragazzi del carcere minorile di Manila imprigionati illegalmente. Questa parte della mostra prende invece il nome di “Ragazzi dietro le sbarre”.

“Dalla piuma alla penna. Giornalismo femminile dal 1804 al 1903” è invece il titolo della parte più consistente della mostra. Con 50 pannelli, la mostra ripercorre la storia dei giornali e dei periodici dedicati alle donne, pubblicati tra il 1804 al 1943.

Nell’Europa dei Lumi, infatti, aumentano le lettrici rispetto al passato e ad accorgersi di questo fu proprio Cesare Beccaria pubblicando un articolo sulle pagine de “Il caffè” nel 1765. Nacquero così in alcune città, come Firenze e Milano, le prime testate destinate alle donne. Ovvio è che gli unici argomenti toccati da questi giornali erano appelli ed esortazioni alle donne madri per richiamarle al dovere di educare i loro figli ai valori repubblicani.

Nel 1804, arriva da Milano il “Corriere delle dame” che va oltre la moda e inizia ad occuparsi anche di tematiche politiche attraverso alcune rubriche come ad esempio quella intitolata “Termometro Politico”.

È ovvio che illustrazioni di abiti non mancavano ma il “Corriere delle dame” dedica parte delle sue pagine anche alle invenzioni, ai consigli sulla vita famigliare ma soprattutto non si sottrae mai a polemiche giornalistiche.

Nel 1848 arriva intanto, “La donna italiana”, un settimanale romano politico-letterario diretto da Cesare Bordiga. Il giornale rientra nel gruppo di fogli patriottici fondati da donne (esempi di questo attivismo giornalistico femminile sono Amelia Calani, Francesca Cantalamessa, Carlotta Gommi) che invitano a riflettere sul loro ruolo nel contesto politico.

Nello stesso anno nasce il giornale “Il circolo delle donne italiane”, una rivista napoletana che iniziò a pubblicare concretamente solo nel 1904 e si distingueva per le impaginazioni eleganti, le belle illustrazioni e offriva tutto ciò che una donna del mondo doveva sapere sulla cultura, dell’arte, della moda e del tempo libero.

Se nella prima metà dell’800 i giornali femminili si contavano a malapena sulle dita delle mani, arrivano a toccare i 50 verso la fine.

“Regina” era, invece, una rivista romana di orientamento cattolico nata nel 1924 sotto la direzione di Maria Grazia Zpogni prima, e di Vittor Cacciarru poi. Il primo numero uscì con in copertina la marchesa Bianca Strozzi-Collacchioni e i numeri seguenti venivano aperti ogni volta con un articolo su dame o nobildonne che il giornale proponeva come modelli da seguire.

“Regina” dedicava attenzione all’emancipazione professionale delle donne ed evidenziava nei numeri diversi le prime donne ad affermarsi in lavori e imprese inconsuete per loro: esempi sono la prima veterinaria Henze, la prima conducente di auto pubbliche Madame de Courcelles, la prima aereo navigatrice Miss Todd e la prima lettrice italiana Beatrice Sacchi. Non mancarono in questo giornale articoli dedicati alla guerra e ai bambini, articoli dedicati alla cura del corpo e articoli di Guglielmo Guarino sulla moda. Verso la fine della vita del giornale, usci perfino un articolo sul ballo Argentino.

 

La mostra evidenzia infine “La donna Italiana” testata nata nel 1924 che pubblicò per 20 anni. Era una rivista mensile di lettere, scienze, arti e movimento sociale femminile. I suoi argomenti, curati in rubriche particolari, si spostano dalle questioni femminili al regime fascista. Nel 1941, un articolo ripercorse le tappe principali del giornale e come immagine principale ci fu quella del duce con sotto una sua dedica.

“La donna italiana” partecipava attivamente al dibattito sulla questione delle professioni femminili. La posizione, allineata con quella del fascio, oscilla tra due necessità: ammettere e facilitare la donna al lavoro ma richiamarla al suo primo dovere. In occasione di questo usci un articolo intitolato proprio “Donna: madre o lavoratrice?”

Questi giornali, che oggi appartengono all’Emeroteca della biblioteca del Senato, sono quelli che hanno segnato maggiormente la vita delle donne, negli anni in cui niente era come adesso.

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