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Ma gli autori di telefilm scrivono libri elettrici?

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Ci sono pochi dubbi che tutti quelli che sono andati al Lingotto di Torino per la Fiera del libro, hanno pensato di frequentare un vero e proprio tempio della cultura.

Ci sono pochi dubbi che tutti quelli che sono andati al Lingotto di Torino per la Fiera del libro, hanno pensato di frequentare un vero e proprio tempio della cultura. Libri su libri, incontri, convegni, intellettuali e scrittori che hanno espresso concetti elevati. Il titolo stesso della mostra faceva venire voglia di pensieri profondi: “I Sogni, le Sfide e le Origini”, per una Fiera edizione 2005, che celebrava addirittura la nomina di Torino a Capitale Mondiale del Libro. Infatti Torino, dal 5 al 9 maggio si è trasformata nella sede di qualunque dibattito culturale che si è ritenuto degno di questo nome, come ogni anno di questi tempi.

Ma a Milano contemporaneamente, dal 5 all’8 maggio, si stava svolgendo la terza edizione del “Telefilm Festival” (ideato da Leopoldo Damerini e Fabrizio Margaria, autori anche di un recente Dizionario dei Telefilm), dove venivano presentate alcune delle serie televisive più importanti di questi ultimi anni, come Desperate Housewives, Nip and Tuck, Friends, ecc. Con un dibattito tra Carlo Freccero e Aldo Grasso, che ha scritto anche un articolo sul “Corriere della sera” per dichiarare che i telefilm sono la buona letteratura dei ragazzi di oggi. Anzi, ha scritto: “i telefilm sono pieni non solo di citazioni attinte a piene mani dalla grande letteratura, dal grande cinema, dal grande teatro, ma trasudano strutture narrative, tecniche figurative, procedimenti «rubati» a modelli alti. Ripetizione, standardizzazione, ripresa, serialità: tutti fenomeni che non sono tipici della tv ma che attraversano da sempre la produzione letteraria mondiale e, se mai, rivelano ora nuove dinamiche della creatività, nuovi ritmi imposti dalla produzione industriale”.

Insomma, mentre troppi pensavano che il vero confronto tra Milano e Torino si stesse svolgendo domenica 8 maggio sul campo di calcio in Milan-Juventus, qualcuno forse si è accorto che tra le due capitali del Nord si stava giocando un’altra partita, quella tra la cultura che rappresenta se stessa sempre come Alta e quasi inavvicinabile nella rarefazione dei suoi valori e la cultura popolare che sa parlare a gruppi umani apparentemente distanti e distratti, come tutti quelli che in questi anni hanno seguito Desperate Housewives, ER, Twin Peaks, Star Trek, X-Files, Dawson’s Creek, Sex and the City, Six feet under, I Soprano, ecc.

E a scrivere queste storie, non ci sono degli ottimi scrittori? Basta seguire una puntata di queste serie per comprenderne la qualità del testo e la complessità degli intrecci.
Insomma, come gli androidi di Blade Runner, quelli che scrivono le grandi narrazioni televisive dei nostri tempi (per carità, non quelle italiane, in genere, tranne la riuscita Camera caffè) non hanno diritto di cittadinanza nei templi della cultura?
Nessuno si chiede se gli autori di telefilm scrivono libri elettrici?

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