Sulla soglia – Ethnologie de la porte

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Passare da un luogo ad un altro e sottolineare il cambiamento con un elemento architettonico visibile a tutti e universalmente riconoscibile.

Passare da un luogo ad un altro e sottolineare il cambiamento con un elemento architettonico visibile a tutti e universalmente riconoscibile. La porta non solo evidenzia lo spazio ma costringe a rivedere il concetto stesso del tempo: attraversare una porta significa identificare un dentro e un fuori, erigere tra il sé e l’altro una barriera, eternamente chiusa, eternamente aperta. Pascal Dibié, professore di etnologia all’università Paris Paris-Diderot 7, analizza nel suo ultimo lavoro “Ethnologie de la porte” (Métaille) i molteplici significati della soglia: entrare in un luogo, proteggersi dal mondo esterno, varcare confini ritenuti immutabili, oltrepassare ambienti, concetti e spazi. Le porte parlano attraverso i secoli, si caricano di simboli e di ritualità, diventano parte dell’immaginario collettivo: a volte esigono rispetto, incutono timore, ammoniscono l’incauto viaggiatore. Altre volte comunicano incoscienza, spensieratezza, e stabiliscono nuove categorie sociali. Dall’arte medievale alla religione cristiana, dalla vita quotidiana alle scoperte geografiche: oltrepassare la porta è un atto carico di significati, di decisioni, di aspettative. Diversi, a seconda delle epoche e delle culture, ma tutt’altro che semplici. La complessità della vita si nasconde negli oggetti e nei luoghi più comuni. Per comprenderla bisogna rimanere sulla soglia ed osservare attentamente.

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